Ancora sulla manifestazione di Roma… e non solo.

Come Collettivo Contro la Repressione per un Soccorso Rosso Internazionale,
il 25 marzo abbiamo partecipato alla manifestazione che si è tenuta a Roma
contro l’Unione Europea, la NATO e l’Euro.
Qui sotto, diffondiamo un nostro comunicato.

Il 25 marzo, a Roma, 28 capi di Stato e di governo si sono riuniti in occasione del 60° anniversario dei Trattati di Roma. È stata una giornata importante per gli Stati europei, a conclusione della quale hanno concordato sulla necessità di rilanciare il progetto dell’Unione Europea a partire dal fronte della difesa e della sicurezza. Si trattava, però, anche di un fondamentale banco di prova soprattutto per lo Stato italiano, per il quale era necessario dimostrare ai partner europei la propria capacità nel garantire l’ordine pubblico e, quindi, l’ordine politico, in previsione di quelle migliaia di manifestanti che sarebbero accorsi nella Capitale non per protestare contro questa o quella politica europea, ma per esprimere la propria opposizione e ostilità all’UE stessa, alla NATO e all’Euro.

Il terrorismo mediatico messo in moto dallo Stato allo scopo di criminalizzare la manifestazione e di intimidire la popolazione non solo romana, lo si deve inserire all’interno di una più complessiva strategia di repressione preventiva finalizzata a neutralizzare e a inibire le spinte più antagoniste che si sarebbero potute eventualmente esprimere in quella giornata. Fin dai giorni precedenti il 25 marzo, lo Stato ha colpito quasi 200 compagni e compagne provenienti dalla Francia, posti in stato di fermo preventivo e rimandati indietro, per poi continuare il 25 marzo stesso con i 160 fermi preventivi contro altrettanti compagni (questa volta provenienti da diverse parti d’Italia) e rinchiusi in un Centro di Identificazione ed Espulsione e lì trattenuti fino a sera. Un attacco repressivo che, oltre ai fermi preventivi, ha compreso decine di fogli di via e 2.000 identificazioni.

La notizia dei 160 fermi raggiunge immediatamente i manifestanti riuniti in piazza in attesa della partenza del corteo e fin da quel momento viene dimostrato di non sapere e di non volere rispondere nel modo necessario a quell’attacco: lo Stato aveva alzato il livello del conflitto spostandolo preventivamente sul piano repressivo e sul quel livello sarebbe stato necessario riposizionarsi e rispondere. Così, però, non è stato. Invece di organizzarsi per tentare di far convergere il corteo (o perlomeno una sua parte) in direzione della Questura o del CIE in cui i compagni e le compagne erano stati/e rinchiusi/e, si è preferito continuare a procedere lungo il percorso della manifestazione concordato con la Questura.

A questo, è necessario aggiungere che il corteo si è tenuto a grande distanza dalle zone del Campidoglio e del Quirinale (delimitate in zone blu e verde), percorrendo vie e quartieri popolari, come il Testaccio, molto lontani dal centro: anche in questo caso, si è trattato di una scelta funzionale allo Stato, in quanto ha contribuito a inibire eventuali pratiche di rottura rispetto alle compatibilità legali.

La manifestazione è stata per di più caratterizzata dall’assenza in piazza delle masse popolari, evidentemente influenzate anche dal clima di intimidazione diffuso e alimentato dai mass-media.

Nel corso del corteo, poi, si è assistito a comportamenti sbirreschi da parte di alcuni individui che, percorrendo i vari spezzoni, intimavano a quanti indossavano sciarpe e cappucci di scoprirsi il volto.

Lo Stato attacca e provoca giovandosi anche delle divisioni e delle debolezze del movimento. Lo si è potuto capire molto bene anche nel corso della giornata romana del 25 marzo.

Giunti alla conclusione della manifestazione, la testa del corteo si allontana immediatamente dalla piazza, mentre gli altri spezzoni decidono di fermarsi e portare degli interventi. Nel giro di pochi minuti la celere si dispone davanti ai manifestanti rimasti nella piazza, nel tentativo palese di far crescere la tensione e senza che la testa del corteo ritenesse opportuno e necessario tornare indietro a sostegno di quanti (la maggioranza dei manifestanti) erano stati bloccati.

La strategia dello Stato volta a inibire e a neutralizzare le spinte più antagoniste si inserisce all’interno di contraddizioni già insite nel movimento e che sono date, tra le altre cose, anche dalla presenza e dall’agibilità di forze interne o contigue ad esso che costantemente e strategicamente perseguono attività di mediazione e di pacificazione con lo Stato nei fatti, contribuendo a criminalizzare e ad isolare quanti vorrebbero assumere (o hanno assunto) scelte di rottura rispetto alle compatibilità imposte dalla borghesia. Queste pratiche, espresse in varie forme e a vari livelli, non offuscano e non confondono i contenuti politici dell’antagonismo al capitale e allo Stato, anzi: è anche grazie ad esse che questi contenuti possono essere rappresentati, valorizzati e, sicuramente, non ignorati.

Il vertice europeo del 25 marzo è stato sicuramente un momento importante per le borghesie europee e i loro Stati, una giornata nella quale l’opposizione alla UE, alla NATO e all’Euro non si è sentita.

 

CCRSRI
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