Aggiornamenti G20 – Amburgo

Dal sito: political-prisoners.net (Netzwerk)

Resistenza collettiva – resoconto manifestazione nazionale di solidarietà

6 dicembre 2020

Il 5 dicembre, in occasione dell’inizio del processo Rondenbarg una rumorosa e militante manifestazione di solidarietà con 3.500 persone partecipanti ha attraversato Amburgo. Vi abbiamo preso parte con un “blocco rivoluzionario”. Sono reperibili report, immagini e il nostro intervento alla manifestazione! Prospettiva del comunismo

La mobilitazione…

Una settimana dopo la giornata di mobilitazione decentralizzata e due giorni dopo l’inizio del processo Rondenbarg, una manifestazione rumorosa e militante ha attraversato il centro di Amburgo. Alla mobilitazione hanno preso parte fino a 3.500 compagni/e, organizzati in diversi blocchi: Un blocco di solidarietà a sostegno della/degli antifascista/i Lina, Dy e Jo, detenuti. Inoltre, blocchi di IL, compagni anarchici, un blocco di giovani e uno di YoungStruggle, nonché un blocco rivoluzionario, che abbiamo organizzato insieme a strutture amiche. In tal caso sono stati 1.500 i compagni provenienti da diverse città. Oltre alla mobilitazione di Amburgo, c’era gente venuta da Monaco di Baviera, Karlsruhe, Duisburg, Colonia, Lubecca, Kiel, Magdeburgo, Stoccarda, Villingen-Schwenningen, Tubinga e altrove.

Già all’inizio della manifestazione, sul posto si sono presentati i poliziotti in numero ingente. I partecipanti in arrivo da Lubecca sono stati bloccati per un po’ nella stazione centrale di Amburgo e costretti a fornire dati personali. Tentativi intesi a tracciare una linea più ravvicinata attorno alla manifestazione si è riusciti, tuttavia, a respingerli, bloccando la manifestazione. Così, la pressione esercitata collettivamente dai manifestanti è stata sufficiente a tenere distanti i poliziotti. A parte ciò, nel complesso si sono trattenuti il più possibile.

La manifestazione è stata inframezzata da vari interventi. Con gli imputati nel processo “panchina del parco” e “processo Rondenbarg” le persone interessate hanno detto la loro sulle prospettive. Altri interventi sono stati quelli di Rote Hilfe Hamburg (Soccorso Rosso Amburgo), IL, Young Struggle e il nostro. Nel nostro breve discorso ci siamo occupati principalmente del significato della repressione per i governanti durante la crisi del proprio sistema e per noi nel processo di costruzione rivoluzionaria. Al fatto che pratica e organizzazione in piazza possono essere le uniche risposte alla repressione, in grado di consentirci di controbattere. Al termine dell’intervento sono stati accesi bengala rossi nel blocco. Chi era in testa ha accompagnato la manifestazione con parole militanti e chiare alla polizia e brevi contributi, tra l’altro, sul ruolo imprescindibile del movimento delle donne e la lotta contro il patriarcato nel movimento rivoluzionario.

Il blocco rivoluzionario ha dato forma all’immagine della manifestazione attraverso file organizzate con cordoni piazzati ai lati. Si è fornita una forte espressione politica contro la giustizia di classe e a favore della pratica di strada autodeterminata non solo con bandiere rosse, cartelli e slogan rumorosi, ma all’altezza del mercato delle oche, un grande striscione con la scritta “FREE JO, DY & LINA” è stato accompagnato da bengala e fuochi d’artificio. Anche approcci organizzativi sono stati portati in strada in modo molto pratico tramite azioni preparate e presenza collettiva. Nel corso della manifestazione sono stati ripetutamente accesi i fuochi d’artificio e in Gaengeviertel, (quartiere di Amburgo) compagni/e su un tetto hanno salutato la manifestazione con un lungo spettacolo pirotecnico di solidarietà.

… e il loro contesto!

Il “Welt” di Springer ha annunciato in modo sensazionale rispetto al processo Rondenbarg e in una sola frase sulla manifestazione di solidarietà “Attacchi contro la proprietà e atti di sabotaggio”. Queste “informazioni” – senza nemmeno un indizio preciso – arrivano dall’ufficio stampa di LKA Hamburg (Ufficio criminale regionale di Amburgo, n.d.t.), non a caso affermate su “die Welt” che avrebbero potuto essere frutto altrettanto decisamente in un qualunque circolo. Non è nemmeno un caso che l’Ufficio per la protezione della Costituzione il 3 dicembre, primo giorno del processo, sul sito web della città di Amburgo ammonisca di non partecipare alla manifestazione contro la repressione. Letteralmente: “Chiunque prenda parte a questo raduno ha un terreno comune con i violenti estremisti di sinistra”.

L’istigazione è la reazione al fatto che intendiamo la loro repressione come un attacco alla sinistra nazionale e iniziamo a sviluppare risposte comuni. Non solo a parole, ma sotto forma di pratica reale.

Nel resoconto sull’inizio del procedimento Rondenbarg, anche il tabloid MOPO ha dovuto ammettere che la violenza dei poliziotti e il tentativo d’introdurre sanzioni collettive per la partecipazione alle manifestazioni costituiscono il vero nucleo del processo. Occorre assolutamente, come rivoluzionari e gente di sinistra, continuare a prendere posizione, per difendere la resistenza contro il G20 e sostenere gli imputati in questo processo in misura senza precedenti. Non abbiamo lasciato lo spettacolo del vertice ai governanti e di certo non sgombereremo il campo ora che stanno attaccando singoli.

L’offensiva della giustizia di classe del G20 significa una nuova qualità di repressione a livello dei mezzi utilizzati. Allo stesso tempo, mostra come lo Stato borghese si stia preparando apertamente per un ulteriore aggravamento della crisi capitalista: reprimendo sistematicamente i movimenti di sinistra, attaccando nuovamente gli approcci rivoluzionari all’organizzazione, come la criminalizzazione di Roter Aufbau Hamburg. Non sorprende che siano utilizzati laddove il sistema capitalista nel suo insieme è messo in discussione e vengono mostrate alternative, proprio in tempi di crisi.

Un sistema politico travagliato che ha da tempo ha cessato di godere della legittimità della popolazione, che ha assicurato una certa stabilità negli ultimi decenni, e un sistema giudiziario politico nell’interesse dei governanti: questo può rafforzare la solidarietà e l’attività comune in un’ampia gamma di movimenti progressisti, a patto di non esimerci dall’assumerne il controllo attivamente. La manifestazione ha dimostrato che almeno una grossa parte della sinistra radicale e rivoluzionaria la vede in questo modo. Per la sinistra rivoluzionaria diventa anche chiaro quanto siano importanti l’organizzazione e la protezione a lungo termine contro gli attacchi di Stato, se prendiamo sul serio la nostra politica.

Oltre alla giornata d’azione decentralizzata con azioni in 19 città, la manifestazione è stata un segno importante della capacità di agire. “Resistenza collettiva” come espressione di pratica comune e solidarietà che si organizza realmente. Non solo limitato a riferimenti reciproci e pratiche di solidarietà locale, anche se questo deve rimanere la base per tutto il lavoro sovra-regionale.

L’ulteriore processo contro i 5 compagni sarà lungo, duro e una grande dimostrazione di forza per gli imputati, le strutture politiche e di solidarietà coinvolte. Tanto più importante capire la manifestazione come un buon inizio per essa!

Per una maggiore resistenza collettiva!

Per la solidarietà nel processo di costruzione rivoluzionario!

Intervento alla manifestazione del 5 dicembre 2020

Ciao cari compagni!

Al fine di garantire l’incontro di coloro che sono i più responsabili della guerra, dello sfruttamento e della distruzione ambientale nell’interesse di una piccola minoranza nel mondo, lo Stato le ha provate tutte nel 2017: divieti di manifestazione e campi, violenza poliziesca quasi illimitata e leggi appositamente emanate dovevano prevenire qualsiasi protesta e resistenza.

Come tutti sappiamo, le cose sono andate diversamente. In migliaia si sono opposti all’esercito della guerra civile di Scholz e Dudde nonostante tutte le rappresaglie e talvolta hanno fatto sembrare gli amici di “ordine e disciplina” piuttosto vecchi.

La ragione per cui il processo è aperto ora, tre anni e mezzo dopo e con un risultato del tutto poco chiaro, non può essere spiegato solo dalla necessità di vendetta per la perdita di controllo subita.

L’inizio del processo coincide con il processo art. 129 contro Roter Aufbau, l’arresto di antifascisti a Stoccarda e Lipsia e numerosi altri attacchi repressivi. Il contesto sociale di questa ondata repressiva è la profonda crisi in cui scivola il capitalismo, alimentato dal coronavirus. Quasi ogni giorno ci sono segnalazioni di chiusure aziendali e licenziamenti. I danni causati dal modo di produzione prevalente al nostro ambiente sono evidenti. Ed è pure chiaro che il sistema politico non è davvero a prova di crisi. C’è da aspettarsi che questa situazione provochi proteste su larga scala, poiché potrebbe essere difficile per i governanti pacificare queste proteste con i metodi utilizzati finora.

La protesta e la resistenza in strada sono di fondamentale importanza per noi e per chi detiene il potere: perché nonostante la digitalizzazione e le reti sociali, la strada è ancora il luogo principale in cui il contropotere a questo sistema di crisi diventa concreto. L’autodeterminazione secondo le proprie regole e senza chiedere il permesso di scendere in strada, mette visibilmente in discussione la pretesa di potere dello Stato. Quanto sia centrale la lotta di strada per tutte le parti in una situazione di peggioramento della crisi è attualmente dimostrato non da ultimo dagli scontri in Francia.

Questo è il motivo per cui la presenza militante per strada è così elementare per ogni movimento rivoluzionario – e perché le manifestazioni autodeterminate come quella al Rondenbarg sono spesso perseguite così duramente.

In questo contesto, gli alti funzionari coscienti del ministero dell’Interno e della Giustizia stanno attualmente perseguendo diverse strategie per combattere meglio l’attesa massiccia resistenza per strada: in primo luogo, rafforzando le leggi della polizia, che consentono una sorveglianza ancora maggiore, dotano la polizia di poteri dei servizi segreti e ancor più potenziano l’esercito della guerra civile – in alcuni Stati federali, inclusi fucili d’assalto e bombe a mano per ogni poliziotto.

D’altra parte, tramite ciò che è il contenuto effettivo del processo Rondenbarg: il tentativo di punire tutte le parti di una manifestazione per presunti reati di singoli e quindi di portare a priori a una mancanza di solidarietà in ogni protesta.

Tuttavia, la questione di quale forma di manifestazione sia possibile ed esecutiva non è qualcosa che si decide nelle stanze della magistratura di classe, ma una questione di potere che è ancora portata in strada!

Per avere successo in tal caso, per imparare dagli errori ed espandere le nostre possibilità pezzo per pezzo, occorre un’organizzazione rivoluzionaria. L’organizzazione è una condizione necessaria per dare continuità alla lotta per strada, nelle fabbriche e in tutti altri ambiti. Questo è l’unico modo per creare e far crescere il contropotere rivoluzionario.

La nostra risposta al processo di massa intorno alla manifestazione Rondenbarg, ai 129 procedimenti e alla detenzione dei/delle compagni/e nostri, non sarà solo lo scendere in piazza secondo le idee della polizia! La nostra risposta non sarà semplicemente annullare un’organizzazione che sta mettendo ponendo al centro la rottura rivoluzionaria con il capitalismo! La nostra risposta non può che essere quella d’organizzarsi meglio e più seriamente, non ultimo per poter stare in strada nelle importanti lotte della crisi attuale e dare così il nostro contributo per gettare finalmente questo sistema nella spazzatura della storia!

Libertà per gli antifascisti di Stoccarda e Lipsia, libertà per i 3 della “panchina del parco” e per tutti gli altri prigionieri politici!

Affrontiamo la giustizia di classe insieme e con determinazione!

https://de.indymedia.org/node/122305

5 dicembre 2020

Processo RONDENBARG: resoconto della 1^ udienza (3 dicembre 2020)

Come annunciato, il 3 dicembre 2020 è iniziato il processo-pilota contro 5 giovani, in relazione al cosiddetto “complesso Rondenbarg”, a porte chiuse dinanzi al tribunale distrettuale di Amburgo. Gli imputati sono accusati di grave violazione della pace, attacchi alle forze dell’ordine, tentate lesioni personali pericolose e formazione di gruppi armati.

Il giudice presidente, Georg Halbach, ha aperto il procedimento nonostante l’assenza per malattia dell’avvocato difensore di uno degli imputati. Agli accusati è stato assegnato temporaneamente un avvocato difensore a loro sconosciuto. Per cui la 1^ udienza è stata però limitata alla lettura da parte dell’accusa di estratti del rinvio a giudizio e si è conclusa dopo un’ora circa.

Di fronte al tribunale si è tenuta una manifestazione a sostegno degli imputati, con un centinaio di partecipanti come ai matrimoni. Sono stati letti, fra l’altro, i saluti del consiglio federale di Rote Hilfe eV e di Fabio, un compagno già processato nel 2017/18 in relazione agli eventi di Rondenbarg e precedentemente detenuto per oltre 4 mesi.

La prossima data del processo è mercoledì 9 dicembre 2020, dalle 9:30 al tribunale regionale di Amburgo, Sievekingplatz 3.

https://rondenbarg-prozess.rote-hilfe.de/2020/12/05/bericht-vom-ersten-prozesstag-3-12-20/

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Dal sito:political-prisoners.net (Netzwerk)

26 novembre 2020

Saluto di Fabio in vista del cosiddetto processo “Rondenbarg”

Oltre 3 anni sono passati dal G20 di Amburgo. Per quanto tempo passi, in tutti noi il ricordo di quelle giornate di luglio rimane indelebile. Il caldo estivo, l’arrivo in città, l’idea di doverci in qualche modo essere. In quel posto e in quel momento.

Oltre 3 anni sono trascorsi passati dal G20 di Amburgo e – a quanto pare – il ricordo di quelle giornate non è cancellabile anche nelle menti di magistrati, politicanti, e vertici della polizia. Dopo tutto questo tempo inizia il cosiddetto “processo Rondenbarg”. I 5 compagni sono imputati delle medesime cose di cui fui accusato io, 3 anni e mezzo fa.

I 5 imputati ora portano sulle loro spalle il peso di una grande responsabilità. Dal loro processo dipenderà il destino di tante altre manifestazioni in Germania. Per questo è ancora più importante stringerci intorno a loro. Per questo credo che quanto realizzato dai compagni e dalle compagne di “gemeinschaftlicher widerstand” (Resistenza collettiva, n.d.t.) e in generale da tutti coloro che in qualche modo stanno cercando di non lasciare soli i ragazzi sotto processo sia meraviglioso. Solidarietà ai compagni imputati per il processo Rondenbarg!

Solidarietà a tutti coloro che stanno pagando il prezzo della battaglia contro l’oppressione!

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Dal sito “political-prisoners.net (Netzwerk)

Estratto da fonte: https://www.rote-hilfe.de/news/bundesvorstand/1091-hartes-endung-im-hamburger-prozess-gegen-die-3-von-der-parkbank

6 novembre 2020

Dura sentenza al processo di Amburgo contro i “3 della panchina del parco”

Giovedì 5 novembre 2020, si è concluso il processo ai “3 della panchina del parco”. Il tribunale distrettuale di Amburgo ha dichiarato i 3 attivisti di sinistra colpevoli per essersi incontrati al fine di appiccare un incendio doloso, infliggendo loro condanne a 22, 20 e 19 mesi di carcere. Nel corso del processo, il tribunale aveva già non riconosciuto insostenibile l’accusa di un grave accordo per incendio doloso.

I mandati d’arresto sono stati annullati, così che per il momento tutti gli imputati non sono sottoposti a custodia cautelare.

Questo è stato preceduto da un processo evidentemente politico durato 10 mesi, caratterizzato da circa 50 udienze e un anno e mezzo di custodia cautelare contro 2 dei 3 compagni accusati. Sono stati arrestati nel luglio 2019 in un parco di Amburgo e accusati d’aver pianificato un incendio doloso con 4 bottigliette di plastica colme di liquido infiammabile, accendini per barbecue e un elenco di indirizzi trovati addosso a loro. L’arresto e il procedimento giudiziario degli attivisti sono stati accompagnati fin dall’inizio da sostenitori solidali riunitisi per una manifestazione davanti al tribunale, durante la sentenza.

“Con il duro giudizio basato su fondamenti estremamente deboli, il tribunale distrettuale di Amburgo ha rivelato ancora una volta lo zelo incondizionato attuato dallo Stato nel perseguire movimenti di sinistra malvisti”, ha sottolineato Anja Sommerfeld del consiglio federale di Rote Hilfe e. V. (Soccorso Rosso tedesco, n.d.t.). “Fin dall’inizio, il procedimento contro i ‘3 della panchina del parco’ è stato un processo politico tratto da libro illustrato. Il fatto che gli attivisti accusati si siano rifiutati di collaborare con gli organi repressivi e abbiamo mantenuto fermamente le loro convinzioni ha ovviamente spinto la corte al calore bianco. Siamo solidali a fianco dei tre compagni condannati”.

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Da: secoursrouge.org

4 novembre 2020

Il processo contro i 3 anarchici accusati per il caso Parkbank (i 3 della panchina del parco, n.d.t.) sta volgendo al termine, dopo quasi 50 giorni di udienze. Dopo che il procuratore generale nella sua requisitoria ha chiesto 3 anni e mezzo di carcere per uno degli imputati e tre anni per gli altri due compagni, la difesa pronuncerà la sua arringa martedì 3 novembre. Il verdetto è atteso per giovedì 5 novembre. E’ stato lanciato un appello alla solidarietà. Mercoledì 4 novembre, il giorno prima della fine del processo, si svolgerà ad Amburgo una manifestazione di solidarietà. Il giorno della sentenza è prevista una manifestazione davanti al tribunale, a partire dalle 9. Maggiori informazioni sono reperibili su: parkbanksolidarity.blackblogs.org

11 luglio 2020

Processi G20: il giudizio scandaloso significa attacco ai diritti fondamentali!

Il pomeriggio di venerdì 10 luglio, è stato pronunciato il verdetto al processo Elbchaussee, ad Amburgo, dopo oltre un anno e mezzo e i 5 accusati, oppositori del vertice, sono stati condannati.

A un attivista francese 24enne sono stati inflitti 3 anni di reclusione per presunta violazione dell’ordine pubblico e aver contribuito ad appiccare incendio doloso, pericolose lesioni fisiche e aggressione a poliziotti.

Un 26enne originario dell’Assia ha ricevuto una condanna a un anno e 5 mesi con la condizionale e un altro attivista è stato condannato a una pena detentiva di un anno e 3 mesi con la condizionale.

Pare che 2 dei 5 processati debbano fornire ore di attività sociale, essendo condannati per aver infranto l’ordine sociale.

Questo è stato il verdetto, anche se a 4 dei 5 cinque attivisti non è stato imputato alcun reato di propria mano, ma la semplice partecipazione al corteo che ha attraversato Elbchaussee in Amburgo durante il vertice G20 nel luglio 2020, da cui sono stati compiuti attacchi contro vetrine e automobili . Inoltre, le accuse contro il quinto imputato si limitano a due lanci di bottiglie, che non hanno colpito persone né oggetti. Il costrutto del PM secondo cui il solo correre all’interno di un gruppo militante costituirebbe un “aiuto psicologico” e quindi tutti i presenti possono essere ritenuti responsabili e puniti per ogni singola azione fatta da altri, ha reso però possibile condannare a livelli così elevati.

Già nel corso del processo era diventato chiaro che il tribunale era occupato esclusivamente a condannare: evidenti abborracciature nelle indagini, falsificazione sistematica di prove da Soko “Blocco Nero” e manipolazioni di dichiarazioni dei/delle testimoni hanno generato rabbia nei confronti del tribunale, ma in nessun modo ha portato ad esso chiusura immediata del processo. Gli stessi accusati sono stati arrestati durante brutali incursioni da commando della polizia marziale nell’estate 2018, condotti ad Amburgo e lì sottoposti a carcerazione preventiva, in cui 3 accusati sono stati detenuti per molti mesi; il quinto, malato, è stato rilasciato dopo 16 mesi.

“Con questo processo politico, che in modo manualistico mostra i principi di giustizia politica e la volontà incondizionata di perseguire, lo Stato intende stabilire ancora un esempio di oppositori al G20, delegittimare i movimenti di sinistra e intimidire tutti gli/le attivisti/e”, ha precisato Anja Sommerfeld del consiglio esecutivo federale di Rote HIlfe e.V. “Strappando la vita a partecipanti a una marcia di protesta, sottoponendole a custodia cautelare e condannandole a pene detentive così elevate evidentemente manipolate, si vuole impedire ad altri di sinistra di partecipare ad mobilitazioni politiche”. Sommerfeld ha aggiunto : “Questo giudizio apre le porte alla criminalizzazione di ulteriori manifestazioni. Secondo la corte, l’esercizio del diritto fondamentale alla libertà di assemblea si trasforma in appartenenza a una banda criminale – le manifestazioni quindi non sono più un bene prezioso protetto costituzionalmente, ma sono invece dichiarate una minaccia e un potenziale reato. Un simile attacco ai diritti fondamentali non può essere tollerato ed è della massima importanza che questo giudizio sia ribaltato in seconda istanza”.

https://www.rote-hilfe.de/77-news/1072-g20-verarbeitung-skandalurteil-bedeutet-angriff-auf-grundrechte

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Dal sito “political-prisoners.net (Netzwerk)

3 luglio 2020

Processi di massa in relazione al G20: 86 accuse – aggiornamento sul processo “Rondenbarg”

La repressione contro oppositori del G20 non ha mai fine: è in corso un importante processo politico ad almeno 86 attivisti/e di sinistra, accusati dalla procura di Amburgo. Il contesto è la frantumazione di un corteo di dimostranti il 6 luglio 2017 diretto verso “Rondenbarg” ad Amburgo, da parte dell’Unità di conservazione e arresto delle prove della polizia federale (BFE), nota per le sue violenze.

Nel settembre dello scorso anno, è uscito il primo atto d’accusa nei confronti di 19 manifestanti che al momento del vertice di Amburgo avevano meno di 21 anni.

Nel frattempo, il numero degli accusati è salito in totale a 86 persone, sparse in tutta la Germania. Divisi in 8 gruppi procedurali, sono accusati di diversi reati, come grave sommossa, attacco alle forze dell’ordine, tentativo di gravi lesioni fisiche e formazione di gruppi armati – alcune di queste leggi penali sono state inasprite solo poco prima del vertice. Si parla di diversi anni di carcere.

Dato l’’ampio atto d’accusa e l’elevato numero di testimoni, principalmente poliziotti, in esso citati, si presume che il processo duri almeno un anno, di almeno uno, se non molti anni. Durante questo periodo, gli accusati dovranno presentarsi in tribunale una o due volte alla settimana ad Amburgo. Per molti di loro, ciò avrà conseguenze sociali di vasta portata come la perdita del posto di lavoro e dell’istruzione, nonché la separazione dall’ambiente attuale, da amici/e e familiari, per la lunga distanza dal luogo di residenza. Non è ancora noto quando inizieranno i processi e quali procedure di gruppo saranno avviate. Le accuse si assomigliano. Basandosi sul costrutto dell’ “atto collettivo”, si mira a una condanna senza un singolo concreto casellario giudiziario. Questo approccio sarà presto imposto usato nel processo Elbchaussee, la cui sentenza è datata 10 luglio 2020. Simili modelli d’argomentazione sono stati recentemente utilizzati in procedimenti giudiziari riguardanti occupazioni abusive.

Nell’ambito della campagna “Resistenza collettiva”, si chiama ad azioni decentralizzate in varie città il sabato precedente la prima udienza processuale – attualmente giorno X. Ad esempio, si sono già annunciati una manifestazione a Berlino e un raduno a Braunschweig. Ogni altra azione decentralizzata a livello nazionale è riportata anche qui: gemeinschaftlich.noblogs.org/Aktionen. Sono in circolazione anche manifesti, volantini e adesivi. Il Soccorso Rosso sta intensificando fra l’altro la campagna fondi G20, vedi in proposito la newsletter e il retro del numero 02/2020 o: https://www.rote-hilfe.de/aktiv-werden/spenden. Prosegue pure il collegamento in rete di accusati e strutture solidali. Ci si sta anche attivando per seguire politicamente i processi aperti al pubblico. Solo con solidarietà pratica possiamo trasformare il procedimento in un disastro per la polizia e i PM, con il coerente rifiuto a testimoniare.

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Contesto:

“Rondenbarg” è divenuto noto con il processo contro l’allora 18enne Fabio V., sottoposto dunque a carcerazione preventiva per quasi 5 mesi. Allora, l’attenzione era focalizzata sull’applicazione della “sentenza Hooligan” della Corte Federale di Giustizia (BGH), emessa nel 2017, secondo cui gli accusati possono essere condannati per tutti gli episodi, basandosi esclusivamente sulla loro presenza – e ciò, anche se BGH ha esplicitamente escluso l’applicazione alle assemblee politiche. La discussione in tribunale è stata anche caratterizzata da articoli e frasi originali nazisti come “tendenze dannose” e “carenze educative”, del 1953, art. 17 della legge del tribunale dei minori. È molto probabile che anche il processo a Fabio ricomincerà con i prossimi processi di massa. Una sintesi del suo processo interrotto a febbraio 2018 è disponibile qui :https://unitedwestand.blackblogs.org/zusammenlassung-prozess- Gegen-fabio / # more-2912

Tramite il processo Rondenbarg, gli organi repressivi non solo costruiscono un enorme scenario di paura per intimidire gli accusati, ma anche per dissuadere altri attivisti/e dal partecipare a proteste in futuro. Ciò stabilirebbe anche un “principio di colpa collettiva”, così che se fossero pronunciate condanne, si può fare riferimento a questo precedente in caso di prossime manifestazioni. Ciò ridurrebbe fortemente il diritto fondamentale alla libertà di assemblea. L’inchiesta pubblica di polizia lanciata di recente nel programma ZDF “Caso numero XY … irrisolto” a giugno 2020, in cui vengono costruite connessioni confuse fra auto in fiamme nel 2016, da parte del direttore della polizia Enno Treumann, delegato a “compiti operativi” e la manifestazione al Rondenbarg, mostra ancora una volta la volontà di perseguire e la lotta interpretativa condotta dalle autorità dello Stato per giustificare il loro uso della violenza e creare un’atmosfera nei confronti dei/delle dimostranti che si sono contrapposti a un vertice inteso a proteggere interessi capitalistici criminali.

I prossimi procedimenti politicamente motivati rientrano nell’operazione repressiva in corso sin dal vertice contro gli oppositori al G20. Quindi, dapprima il 29 aprile è stata compiuta ancora una perquisizione domiciliare ad Amburgo con il pretesto del G20. In aprile 2020 si è pure aperto il processo d’appello di Toto, arrestato dopo la violenta distruzione operata dalla polizia della manifestazione “Welcome to Hell”. Il verdetto è stato: un anno e 2 mesi, con libertà vigilata per 4 anni, e una multa di € 1.000 nonché il pagamento del 50% delle spese processuali: resoconto sul processo e dichiarazione: https://kiel.rote-hilfe.de/2020/04/17/prozessbericht-und-statement-zu-totos-verurteilung-und-solidaritaetskundgebung-am-16-04-2020/.

Dato il coronavirus, il numero dei/delle presenti ai processi attuali è molto limitato e associato alla consegna di dati personali – come attualmente accade con la procedura Elbchaussee.

Continuiamo a resistere collettivamente. Non lasciamo l’esito delle proteste contro il G20 alla classe dominante che vuole difendere il proprio sistema di sfruttamento.

Scrivete alla campagna atgemeinschaft @@ rupup.org (la chiave è disponibile sul sito web: https://gemeinschaftlich.noblogs.org/kontakt/) o del Soccorso Rosso, se programmiate azioni, vogliate creare una rete, abbiate idee o informazioni!

Insieme siamo forti!

Campagna “Resistenza collettiva” luglio 2020

https://unitedwestand.blackblogs.org/g20-massenverarbeitung-86-anklagen-aktuelles-zu-den-rondenbarg-verfahren/#more-3072

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Dal sito “political-prisoners.net (Netzwerk)

Versione tradotta della dichiarazione del compagno Loïc il 17 giugno 2020 nel cosiddetto processo Elbchaussee

18 giugno 2020

Egregi giurati,

Ci stiamo finalmente avvicinando alla conclusione di questo processo iniziato nel dicembre 2018. Non sapevo che un processo potesse durare così a lungo..

Sono stato arrestato pochi giorni dopo il mio 22esimo compleanno nell’agosto 2018, con gli sbirri a irrompere gridando alla porta di casa dei miei genitori, e la mia sorellina costretta a inginocchiarsi con le mani sopra la testa. Sentendo andare in pezzi la porta, mi è tornato il ricordo della violenza poliziesca in caso di arresti, il modo in cui gli sbirri iniziano e picchiano la gente. Mi sono spaventato e dal tetto ho raggiunto il giardino del vicino e quindi l’altra parte dell’abitato. Ma la polizia aveva isolato tutto il quartiere e una persona con calzini per strada diventa subito un sospetto. Uno sbirro in borghese ha cominciato a rincorrermi e mi ha gridato: “Vieni qui, piccola canaglia”. Avvertendo una certa ostilità nella sua voce, ho preferito non accogliere il suo invito, che se gli avessi detto io “figlio di puttana” avrei procurato indignazione.

Quindi mi ritrovo nel giardino e poi nel garage di un vicino, intrappolato. Spalle al muro, costretto ad aspettare l’arrivo del poliziotto, mi salta addosso e mi torce il polso destro, mentre lo lascio fare. Attiro la sua attenzione sulla sua inutile violenza e mi risponde: “Ritieniti fortunato che non ti ho sparato”. Da questo punto di vista, tuttavia, mi ritengo fortunato d’essere ancora vivo. È vero che numerosi arresti di polizia hanno una sgradevole tendenza a trasformarsi in una condanna capitale. Ma questo triste esito è più per gli abitanti di quartieri operai colpiti da attribuzioni razziste. In Francia non passa mese senza morti durante arresti.

Alla fine si apre la porta del garage, compaiono poliziotti, gendarmi, agenti BAC (brigata anticrimine, n.d.t.) e agenti in borghese civili mascherati, armi automatiche in pugno. Forse 30 membri delle “forze dell’ordine”.

Il vicino, proprietario del garage, esce di casa e mi dice spontaneamente, capendo la situazione: “Stai bene, Loïc? Vuoi un bicchiere d’acqua?”. Quest’osservazione è stata un raggio di speranza nella gravità e durezza dell’arresto, ho fatto del mio meglio per trattenere una risata e rifiutato il bicchiere d’acqua, avendo le mani legate. Tornato a casa dei miei genitori per mettermi le scarpe, non posso allacciarmi i lacci delle scarpe e chiedo ai gendarmi che mi tolgano le catene: “No, puoi farlo in quel modo”, risponde uno. Mi sono sempre piaciute le sfide e quindi ci provo, ma essendo le mani legate dietro la schiena e pure con molta buona volontà semplicemente non è fattibile. I gendarmi ridono e mi prendono in giro. La mia sorellina mi è proprio accanto con la serietà di sentimenti contrastanti che non gli ho mai visto in viso, il suo sguardo è potente. Lancia spontaneamente ai gendarmi un forte: “toglietegli le catene affinché possa mettersi le scarpe”. La sua voce ha un potere divino, la beffa si trasforma in imbarazzo. Ho visto i gendarmi guardare in terra e uno di loro si è affrettato a far togliere le catene. Se la mia sorellina avesse detto “ma toglietegli le catene e liberatelo!”, forse i gendarmi se ne sarebbero andati e avrei potuto dare un rapido abbraccio alla mia sorellina. Perché sono poi arrivati 1 anno e 4 mesi di carcere, 1 anno e 4 mesi in cui le guardie impediscono gli abbracci anche nel parlatorio.

Quando sono giunto alla prigione in Francia, una guardia di 2 metri di statura mi ha detto: “Se mi bruci la macchina, ti spezzo in due”. Tra lo sbirro pronto a spararmi e la guardia che vuole spezzarmi in due, penso sia preferibile finire in due pezzi. Ma ciò che preoccupa oltre alla minaccia di morte è che questa guardia pensa che io abbia bruciato una macchina; in quel momento mi rendo conto che il prossimo processo è un enorme inganno. Incolpando qualcuno per tutta la violenza che possa verificarsi durante una manifestazione, si crea confusione nel modo semplice di pensare delle guardie e dei poliziotti. Tramite un’accusa sproporzionata si provoca un trattamento sproporzionato.

Questa guardia si lascia andare con dubbia fretta: “Non serve a niente, ora vedi dove sei, dove sono i tuoi amici? Ora sei qui …”. Gli ribadisco che anche lui è qui, ma aggiunge: “… sei solo, hai fallito nella tua vita. Non hai cambiato nulla e non servi a niente, ecc.”. Non ho nemmeno l’opportunità di dire qualcosa o scambiare parole, m’interrompe. Tuttavia, non sente davvero quello che dice, ho la sensazione che abbia il compito di demoralizzarmi. Sono quindi perquisito nudo all’arrivo in prigione e ancora lasciando la prigione per andare in tribunale, affinché là si decida sulla legalità del mandato d’arresto. Vengo trasferito da ERIS, da mostri incappucciati e muniti di mitra, sono 8 in 2 fuoristrada schermati, con finestrini oscurati. Giunto alla Corte d’appello di Nancy, un membro ERIS – dopo avermi incatenato mani e piedi – cerca di averla vinta in sala d’attesa prima dell’udienza, nell’ampio campo delle idee: “Lo sai che costi un sacco?, dice. Gli rispondo: “Sapete che 40 milioni di euro sono ‘pompati’ a Meuse ogni anno per avere il consenso per il progetto di una discarica di scorie nucleari a Bure? E lui: “Cosa vuoi che faccia?” Io: “Oh niente, volevo solo chiarire quanto costa” .

Fine del dialogo.

Durante l’udienza, mi avvicino alla giudice con due agenti ERIS mascherati, uno alla mia destra, uno alla mia sinistra. La situazione è completamente surreale, sono incatenato. La mia famiglia e i miei amici sono lì a sostenermi. Il mio fratello maggiore, il parroco, mi getta un pezzetto di carta con poche parole incoraggianti, lo afferro nonostante le catene, ma vengo gettato a terra da un agente ERIS. I giudici si ritirano immediatamente e mio fratello viene espulso dall’aula. Anche se sono ancora a terra, provo a tenere saldamente la carta nel cavo della mano. L’agente mi fa pressione sul collo e io urlo dal dolore e lo mollo. L’udienza continua. L’atto d’accusa è tradotto in modo che si possa sentire che io personalmente ho bruciato 19 auto e ferito una persona in un edificio.

In questa prigione francese, mi sono trovato bloccato nel braccio di arrivo per 1 mese, in attesa del trasferimento in Germania. Mi ha traumatizzato il fatto che una guardia passi ogni due ore, anche nel cuore della notte per assicurarsi che io sia ancora vivo, sposti di lato il chiavistello della porta con gran baccano, prima di accendere la luce. Non sono mai riuscito a dormire più di due ore alla volta. Ho avuto l’opportunità d’incontrare un collezionista di rottami con radici romene. Il suo crimine era non aver indicato quanti soldi aveva guadagnato collezionando oggetti trovati sul marciapiede. È stato condannato a 4 mesi di carcere per una perdita fiscale statale di 400 euro. Esistono evasione fiscale, paradisi fiscali, riciclaggio di denaro, Panama Papers (documenti trapelati attestanti aiuto a clienti per creare società in paradisi fiscali per riciclare, n.d.t.), Luxleaks, (regimi fiscali favorevoli concessi a oltre 340 aziende, fra cui 31 italiane, n.d.t.), miliardi e miliardi di euro scompaiono nelle mani dei ricchi. Ma non ho visto ricchi o banchieri in prigione, non tutti hanno i mezzi per fuggire in una custodia di contrabbasso. I 500 più ricchi in Francia hanno triplicato la loro ricchezza dalla crisi finanziaria del 2008, guadagnando 650 miliardi di euro.

Uguaglianza significa possibilità di poter sfruttare le stesse capacità materiali o una donna delle pulizie non può abitare una villa a Elbchaussee. E l’attuale progressiva gentrificazione ad Amburgo non potrebbe rimettere in ordine le cose. Disuguaglianze si presentano. Il giovane italiano Fabio, ex-prigioniero nell’ambito del G20 di Amburgo, ha dichiarato in tribunale (nel 2017) che gli 85 più ricchi al mondo detengono la stessa ricchezza del 50% della popolazione più povera. Da allora la situazione è peggiorata, in un appello dei gilet gialli nel gennaio 2019 era precisato che in futuro sarebbero 26 miliardari a possedere la metà della ricchezza dell’umanità. Ciò che si può imparare dall’istituzione giudiziaria è che è immorale non pagare le tasse quando sei povero, ma accettabile se la classe benestante se lo permette. Questo si chiama giustizia di classe. E nei suoi istituti non ho imparato nulla che possa abbellire l’anima umana, tutto la rovina.

Ecco una citazione da Foucault:

L’illegalismo dei beni è separato da quello dei diritti. Una divisione che ristabilisce una contrapposizione di classi, perché, da un lato, l’illegalità più accessibile alle classi lavoratrici, è quella dei beni – trasferimento violento di proprietà; e, dall’’altro, la borghesia rivendica per sé, l’illegalità dei diritti: la possibilità di modificare le proprie normative e leggi; assicurarsi un enorme settore del ciclo economico attraverso un meccanismo operante nel quadro della legge, restando comunque nel quadro previsto o tollerando i fatti. E questa enorme ridistribuzione dell’illegalità è persino evidente in un campo speciale del ciclo giudiziario: per l’illegalità delle merci – per il furto – i tribunali ordinari e la punizione; per l’illegittimità dei diritti – frode, evasione fiscale, operazioni commerciali irregolari – la giurisdizione speciale con transazioni, composizione amichevole, riduzione delle multe, ecc. La grande borghesia rivendica il dominio creativo dell’illegalità dei diritti per sé.

(Michel Foucault – Surveillance et Punitions, page 172).

Mentre ero trasferito ad Amburgo con una macchina della polizia tedesca, l’autista ha acceso la musica e alzato il volume quando veniva mandata l’ “Internazionale”, gli agenti “Soko-SchwarzBlock” hanno voluto sicuramente vedere la mia reazione. Non ho potuto fare a meno di dire loro che preferivo la “Makhnovtchina”. Ho trovato interessante parlare con una poliziotta di permacultura, (agricoltura sostenibile e gestione etica della terra. n.d.t.), anche se fra due riferimenti alle verdure ha cercato di farmi domande, se fossi andato al G20, cosa avrei potuto fare lì. Penso di essere infine riuscito a interessarla alle verdure. Giunto ad Amburgo, sono stato portato con un altro camion al centro di detenzione dell’UHA, insieme ad altri poliziotti. Quella sera ci siamo fermati più volte e diverse altri arrestati per vari motivi sono stati messi nella mia piccola cella. Mancano cinture di sicurezza, quindi di tanto in tanto sbatti contro la parete. Eravamo un po’ stipati in 4 e 2 uomini erano completamente ubriachi. Uno di loro ha bussato più volte alla parete chiedendo di poter andare in bagno, ma invano, anche quando ci si è fermati per collocare un altro nella seconda cella. Alla fine l’ubriaco non è riuscito a trattenersi e ha pisciato sul pavimento. Quindi mi sono tenuto in equilibrio sulla panca con i piedi verso l’alto, un altro ha provato la stessa tattica. Quello che ha pisciato e l’altro pure ubriaco non sembravano rendersi conto della situazione e hanno lasciato le scarpe sul pavimento. Il rivolo di pipì ha seguito i movimenti del camion e alla fine si è esteso su tutta la superficie, fluendo alcune volte proprio sotto la porta dietro cui erano le mie cose dalla prigione in Francia. Parte di una scatola ha assorbito un po’ di urina, ma una guardia l’ha trasportata senza accorgersene. In un certo senso, si può dire che la giustizia qui ha prevalso, perché non è buona cosa impedire a qualcuno di fare pipì.

Dopo alcuni giorni di sorveglianza in una cella con la luce sempre accesa, mi sono reso conto del rituale della guardia che guardava dentro ogni due ore. Il vantaggio è che qui non c’erano chiavistelli da spostare, dato che la porta è munita di finestrella. In una piccola cella dove non succedeva nulla, ho visto il volto di una guardia ogni 2 ore per alcuni secondi. Se mi immedesimassi un attimo nella guardia che deve guardare ogni prigioniero, penso che di fronte a tanta sofferenza scoppierei in lacrime. Penso che la maggior parte delle guardie impari a non provare emozioni. Sono quasi come automi o robot. E ritengo anche che la maggioranza non sogni di fare questo lavoro, ma che la scelta della professione di guardia si basi spesso su mancanza di altre ovvie alternative. Parlo di evidenti alternative, esistendo molte prospettive di lavoro in collettivi di agricoltori o coltivatori di ortaggi. Piantare sementi o suscitare disperazione fra coloro che sono incarcerati. Finché questo pianeta non sarà completamente andato in rovina, penso che noi abbiamo una scelta. Nei primi 4 mesi sono rimasto nel piccolo edificio A situato parallelamente all’edificio giudiziario in cui siamo attualmente. Nella mia testimonianza sull’abbandono della prigione, parlo anche di questo edificio, nel testo: “Abbattere i muri carcerari che separano l’area dall’esterno”, e includerò alcuni passaggi:

Questo edificio è destinato per chi arriva. Là, si deve rimanere in cella 23 ore su 24, 7 giorni su 7. È un ambiente buio dove i prigionieri collassano, urlano o colpiscono i muri. Sono stato lì 4 mesi. Nel primo mese, ho avuto solo il vestito che indossavo quando vi sono stato condotto. Impossibile recuperare contemporaneamente le cose che mi ero portato.

In questo edificio si può fare collettivamente la doccia due volte alla settimana, alle 6.45. Quindi mi sono lavato le mutande, poi ho continuato senza, perché prima si doveva asciugarle sotto il ventilatore della mia cella. In questo edificio, le guardie gridano a uno lo spintonano, se viene attraversata la linea invisibile tra la sua cella e il corridoio dove è servito il cibo. L’unico momento con un sospiro di sollievo in una cella larga meno di 2 m. e lunga 4 m.: l’ora d’aria ogni giorno.

In questo edificio sono detenuti principalmente stranieri il cui reato è, a un controllo, la mancanza di documenti, piccoli spacciatori o accusati di furto. Ho visto lo sguardo delle guardie pieno di odio lanciato su quei prigionieri da lungo tempo colpiti da attribuzioni razziste. La maggioranza degli stranieri, incontrati uscendo da questo edificio, definisce le guardie dei nazisti. Mi sento a disagio sentirlo oggi, sapendo che è stato proprio in questa prigione che i nazisti hanno ucciso diverse centinaia di persone meno di un secolo fa. Dopo un mese d’attesa, ho potuto finalmente avere i miei vestiti di ricambio. Avendo oltre una dozzina di mutande e sapendo che gli altri prigionieri ne avevano solo una, ho iniziato a distribuirle durante l’ora d’aria. La mia famiglia mi ha mandato una cinquantina di mutande. Mi ha caldeggiato a poter aiutare gli altri prigionieri con questa distribuzione. Questa frase era scritta con una penna sul muro di una cella “Se aiuti gli altri, aiuti te stesso”. È stato in questo edificio A, che mi hanno sottoposto al regime d’isolamento per la prima volta, avendomi una guardia sorpreso a dare il pane ai piccioni sul mio davanzale. Non ho capito nulla di ciò che mi ha detto mentre entravo in cella e solo al momento di lasciare la cella d’isolamento dopo 1 ora, ho ricevuto un pezzetto di carta a mo’ di spiegazione, su cui lei ha scritto in francese: “Non dare da mangiare agli uccelli”.

Dopo 4 mesi nell’edificio A, ho potuto andare in un altro edificio dove la cella rimaneva aperta per più ore al giorno. Un prigioniero ha acquistato il gioco da tavolo “Risiko”, ma non potendosi giocare con più di 6 giocatori e noi al piano eravamo in 12, ho iniziato a costruire schede aggiuntive con le scatole Kellogs che gli altri prigionieri potevano acquistare dal rivenditore e a fare figure con farina, sale e acqua. Per poterle dipingere a colori, ho comprato una scatola di matite colorate, che ho ridotte in polvere, avendo cura di rimuovere i pezzi di legno prima di aggiungere acqua per ottenere una pittura liquida. Si possono immaginare molti giochi da tavolo con farina, acqua e un pizzico di sale. Un altro prigioniero ha persino cominciato a progettare la configurazione delle superfici di territorio che mi ero immaginato per la costruzione del piano di gioco in 3D. Penso d’aver giocato almeno 50 partite a “Risiko” in prigione. Una partita poteva durare diverse settimane, dato che eravamo fino a 10 giocatori. Per darvi un’idea, sono 42 le aree nel gioco base, i maggiori piani di gioco da me realizzati comprendevano 189 aree. Sono stato spesso il primo a essere eliminato dal gioco, avendo sempre cercato di combattere i più forti e motivato gli altri a ovviare, attaccando. Ho notato che in prigione qualcuno spesso pensa di essere il capo e tutti lo temono e nessuno osa combatterlo nel gioco per non creare tensioni; quindi è sempre lui a vincere. Ho anche scritto quasi 50 regole alternative per il “Risiko” per indirizzarlo verso la collaborazione piuttosto che verso la competizione. Purtroppo, uscendo di prigione, sono riuscito solo a recuperare il piano di gioco, le schede e le figure sono rimaste nella mia cella e non sono state comprese nelle mie cose.

Ciò che non dimenticherò mai è l’apertura della porta ogni mattina alle 6:45 dalla guardia che mi diceva “Buongiorno”. All’inizio ho risposto e trovavo interessante che si preoccupassero ogni mattina di darmi il buongiorno, questo fornisce un pizzico di considerazione, di umanità. Ma ecco, una mattina ero di cattivo umore e non avevo voglia di rispondere e la guardia ha iniziato a insistere: “BUONGIORNO! BUONGIORNO!”. Mi sono messo a dormire e se n’è andata. Ma non ho detto nulla, non ho restituito il suo saluto. La mattina dopo, quando un’altra guardia mi ha detto “buongiorno”, ho fatto una prova, alzando appena il piede e lei pure se n’è andata. Così ho saputo con orrore che “Morgen” non era un saluto mattutino, ma una domanda: “Sei ancora vivo?” E non importa quale gesto o risposta significasse per la guardia “Va tutto bene, non mi sono ancora ucciso”. Questa parola ancora oggi mi raggela il sangue nelle vene.

Esistono altri testi di mio pugno dove descrivo i miei momenti salienti in prigione in modo più dettagliato. Ad esempio, come mi sono ritrovato in isolamento due volte, in base a false accuse secondo cui avrei gridato dalla mia finestra durante due manifestazioni di solidarietà. Quando ciò è accaduto per la seconda volta, gli altri prigionieri hanno firmato una petizione scritta a mano e confermato che non avevo gridato dalla finestra. Quando ne ho sentito parlare, ho avvertito il gelo nella schiena. Ho vissuto momenti molto intensi in prigione. Spesso ci abbandoniamo all’ironia della nostra esistenza e al nostro scambio con gli altri. In prigione si è sviluppato uno scambio tra persone, che ho potuto incontrare a un livello che non dimenticherò mai. Un altro testo “Intensificazione di arbitrarietà, procedura disciplinare e liberazione di un uccello” spiega anche come uno durante il processo ha trovato un uccellino morto in una sala d’attesa. Me lo sono portato in tribunale, perché nessuno mi avrebbe creduto se ne avessi parlato senza addurre prove. Si tratta di un sotterraneo accanto a ogni aula udienze. Vi dominava un odore di carcassa in decomposizione. Ho anche detto di come una guardia mi ha permesso di prendere un piccione molto magro nel corridoio riservato ai prigionieri in tribunale. Sono riuscito a farlo volare fuori dalla finestra della sala udienze.

Sogno ancora oggi due o tre volte la settimana che sarò arrestato dalla polizia in diverse situazioni o in luoghi diversi. Una volta al mese sogno che un poliziotto mi sparerà all’arresto. Mi risulta difficile prendere iniziative, perché in carcere non si permette di fare nulla di propria volontà, si deve essere sempre sottomessi alla volontà dall’esterno. Noto che è anche più facile per me essere coinvolto da altri e complicato affermarmi o semplicemente essere me stesso. Non so nemmeno chi sono. Non ho più un’identità e chi incontra mi conosce per questo processo. “Ah, è quello del processo”. Questo processo è la mia nuova identità. E anche se mi viene posta una domanda su cosa faccia ad Amburgo, inevitabilmente posso menzionare il processo, perché altrimenti non sarei qui, ma con i miei parenti in Francia. Non vedo alcun senso in questa città e mi sembra piuttosto triste. Ho sempre odiato le città. Penso che si dovrebbe smantellarle e distribuire pacchi gratuitamente ed esentasse a coloro che li vogliono. Le città non sono luoghi sacri, non c’è autonomia di cibo o fonti energetiche. Prima o poi collasseranno. Mi mancano la mia famiglia e i miei amici. Dato che uno dei principi di detenzione è separarti dai tuoi cari e dal luogo di residenza, ho l’impressione, nonostante sia uscito di prigione in dicembre, di essere ancora detenuto. Sono stato a far visita alla mia famiglia in Francia solo una volta, avendo trovato un momento tra il lavoro e i giorni di udienza. E dal momento del coronavirus è stato impossibile attraversare il confine. Un’amica, Monique Tatala, era gravemente malata a febbraio e, quando alla fine ho potuto liberarmi un fine settimana per farle visita in ospedale, ho saputo che era morta pochi giorni prima di partire.

Sono nato a Nancy, città nella Francia nord-orientale, a 80 chilometri dal villaggio di Bure, dove a una profondità di 500 metri era in corso il progetto di discarica di scorie nucleari altamente radioattive. Prima d’iniziare a studiare legge per diventare avvocato ambientale, ho compiuto lunghi viaggi in bici da solo, durante i quali ho cominciato tutti i miei libri preferiti di Christopher McCandless, il giovane la cui vita ha ispirato il film “Into the Wild”. Ho scoperto Tolstoï, Jack London e Henri David Thoreau, il mio autore preferito. Questi ha vissuto solo nella foresta per 2 anni, rifiutandosi di pagare le tasse allo Stato americano che pratica la schiavitù ai Neri. Ha vissuto in modo indipendente costruendosi una piccola capanna nella foresta, anche se alcuni testimoni dicono che sua madre continuava a lavargli i vestiti e che le torte lasciate sul davanzale della finestra della capanna scomparivano. Si è opposto pure alla guerra condotta contro il Messico, alla fine una guerra di colonizzazione degli USA con la perdita di vaste aree del Messico. Senza questa guerra, ad esempio, il Texas non sarebbe parte degli USA. Il muro che separa il Messico dagli USA è da abbattere.

Ecco una citazione dal suo rapporto, scritta dopo la sua detenzione, per una notte, nel luglio 1846, 174 anni prima del G20 di Amburgo:

Nella mia breve esperienza di vita umana, ho scoperto che gli ostacoli sulla mia strada non erano le persone viventi, ma le istituzioni morte. Le persone sono innocenti come la mattina per coloro che si alzano presto, per il pellegrino fiducioso, così come per i viaggiatori del mattino, che è passato per la sua poesia, mentre istituzioni come la chiesa, lo Stato e la scuola, la proprietà sono, dovute al cieco rispetto che viene loro tributato, fantasmi oscuri e spettrali. Quando mi sono arreso al mio sogno poetico di paradiso terrestre, non mi aspettavo di essere disturbato da un “indiano” di Chippewa; ma ho pensato che sarebbe stato divorato da un’istituzione mostruosa. L’unico ladrone che abbia mai incontrato è stato lo Stato personalmente. Quando mi sono rifiutato di pagare la tassa richiesta per questa protezione, che non volevo, me l’ha rubata. Quando ho chiesto la libertà che ha proclamato, mi ha detenuto. Amo l’umanità, odio le istituzioni dei loro antenati. Né i ladri, né ladroni, ma gendarmi e giudici, non pescatori, ma preti, non ignoranti, ma pedanti & educatori, nemmeno nemici stranieri, ma eserciti in marcia, nemmeno i pirati, ma navi da guerra. Nessuna cattiva intenzione senza pagamento, ma buona volontà organizzata. Ad esempio, la guardia carceraria o il gendarme, visti solo come un uomo e un vicino – quest’ultimo con un’aspettativa di vita di circa 70 anni – può dimostrarsi un uomo retto e affidabile con un cervello capace di pensare, ma come uno strumento ufficiale e statale, non più comprensione o cuore della chiave della sua prigione o del suo manganello. La cosa più triste è che la gente assume volontariamente la natura & l’ufficio di un personaggio brutale. Vi sono certamente modi sufficienti con cui ci si può guadagnare da vivere senza averlo come vicini & compagni. Ci sono sicuramente abbastanza pietre sul cammino del viaggiatore senza che nessuno aggiunga il proprio corpo a tutto ciò. Per fare un singolo esempio: indubbiamente non vi sono mai reati peggiori dall’alba dei tempi da quando l’attuale guerra messicana è condotta (portata a termine alle condizioni in cui il Messico si e visto costretto ad abbandonare Texas, California, Utah, Nevada, Colorado, Wyoming, Nuovo Messico e Arizona (…).

Proprio come il comando spietato: muoviti o sarai scacciato, sii padrone delle tue azioni o diventerai uno degli strumenti degli schiavi più insignificanti, senza che te ne accorga.

Tutti gli individui sono più o meno intrappolati nella tomba dei loro costumi e per alcuni emergono dalla terra solo i pochi peli sulla cima dei loro teschi. Coloro fisicamente morti valgono di più, perché almeno la vita ha luogo alla loro decomposizione.

Coloro che devono difendere un territorio di cui si sono illegalmente appropriati con titoli di proprietà, tengono schiavi al loro servizio, coloro la cui ultima aspirazione sarebbe volentieri proteggerli per sempre, chiedono l’aiuto delle istituzioni, questa volontà stereotipata e spaventosa del passato. Ma coloro, essi stessi qualcosa da difendere, non ridotti in schiavitù, che hanno concluso un accordo con il loro tempo, rifiutano questo tipo di sottomissione.

La prima cosa che mi ha rattristato leggendo il suo diario è praticamente la mancanza di qualsiasi natura selvaggia oggigiorno. Sono giunto alla conclusione che condurre una vita di meditazione interiore come la sua sarebbe criminale, dato che la nostra civiltà industriale sta attualmente distruggendo 200 specie animali e vegetali ogni giorno. Sarebbe un meditare sul disastro. Al 7 luglio 2020 sono 219.000 le specie animali e vegetali spazzate via dalla nostra civiltà industriale e capitalista, dal G20 di Amburgo. A mio avviso, le manifestazioni non hanno fatto sparire alcuna specie, nemmeno una singola società di marche di lusso. Non ho voglia di elencare l’entità della catastrofe di una morte in corso, credo che tutti ne abbiano sentito parlare e possono informarsi tramite alcune ricerche. Nelle udienze di questo processo, ho sentito comprensione di come combattere i nazisti con la forza, ma in una democrazia come la conosciamo oggi, non è appropriato. Il problema è che non siamo in democrazia, ma in una democrazia rappresentativa.

Emmanuel-Joseph Sieyès, nel suo discorso del 7 settembre 1789, immediatamente dopo la Rivoluzione francese, ha dichiarato

La Francia non deve essere una democrazia, ma una democrazia rappresentativa. La scelta tra questi due tipi di legislazione non è da mettere in dubbio tra noi. Anzitutto, la maggioranza dei nostri concittadini non ha né conoscenza né tempo libero sufficienti per voler affrontare direttamente le leggi che regolano la Francia; devono quindi limitarsi a eleggere rappresentanti. […] I cittadini che nominano i rappresentanti rinunciano quindi e devono astenersi dal redigere la legge da soli; non hanno una volontà particolare da imporre. Se dettassero la volontà, la Francia non sarebbe più uno Stato rappresentativo, sarebbe uno Stato democratico. Ripeto, in un Paese che non è una democrazia (la Francia non saprebbe come dovrebbe essere), il popolo può solo parlare a agire tramite i suoi rappresentanti

Questa persona, attivamente impegnata nell’elaborazione del sistema politico dopo la Rivoluzione francese, ha l’onestà intellettuale di riconoscere che una democrazia rappresentativa non è democrazia. Per evitare di perdere i propri interessi e il rischio di scomparire a causa di un nuovo malcontento popolare, la classe dominante ci sta già lusingando dai tempi della scuola, ripetendo in televisione che siamo in una “democrazia avanzata”. Questa formulazione presuntuosa ci fa credere che siamo persino andati oltre la democrazia, quando in realtà non abbiamo mai raggiunto questo livello, ma siamo ancora in una democrazia rappresentativa.

Ho deciso di agire, piuttosto che consegnare il mio potere a un rappresentante. “Stanno mandando i loro agenti in un ambiente di corruzione; non stupitevi se escono corrotti”, ha scritto Élisée Reclus nel suo testo: “Non votare, agisci”. I parlamenti sono inondati da lobby, dagli interessi delle grandi aziende e del mondo finanziario.

Così ho iniziato aderendo al movimento “Anonymous”, limitandomi a scrivere testi e registrare video su un impegno contro i grandi progetti inutili e imposti. Si sono presi di mira i siti web di grandi industrie o lo Stato francese per quanto riguarda l’attuazione di vari progetti, come la diga di Sivens, la discarica di scorie nucleari a Bure o l’aeroporto di Notre Dame des Landes. Contemporaneamente ho partecipato alla manifestazione nell’ottobre 2014 a Sivens, dove Rémi Fraisse è stato ucciso da una granata della polizia, a un centinaio di metri da me. Questa è stata una delle mie prime manifestazioni e sono rimasto traumatizzato dalla violenza della polizia, le 400 granate esplosive hanno condotto alla cecità notturna, alla menzogna dello Stato, che ha nascosto le circostanze della sua morte, alla propaganda mediatica della criminalizzazione e all’indifferenza della magistratura, che ha espresso una posizione, malgrado le richieste della famiglia Rémi di una condanna simbolica. La mattina dopo ho chiamato subito la mia sorellina, piangendo e rendendomi conto che avrei potuto morire con tutte le granate che sono esplose intorno a me. Da allora ho anche avuto problemi di udito, peggiorati, e un acufene, acuto e persistente nell’orecchio. Ma la cosa peggiore per me è che oggi posso dire di fronte a voi che un giovane della mia età è morto quasi vicino a me, durante una manifestazione e posso dirlo a sangue freddo. Qualcosa si è spento in me durante la prigionia, ho perso alcune mie emozioni in prigione.

Affinché lo possiate capire un po’ meglio, vorrei precisarvi alcune questioni riguardanti questa giornata di mobilitazione svoltasi nel mezzo della natura in Tescou (sud-est della Francia), per cui la prefettura aveva promesso di non impiegare gendarmi per evitare tensioni e persino avrebbe voluto ritirare i veicoli edili se si fosse arrivati al peggio.

La diga di Sivens è stata sovvenzionata dal CACG, un’istituzione pubblica e privata cui è stato consentito di cambiare una dichiarazione di pubblica utilità, nonché l’accesso ai fondi dei contribuenti: quasi 4 milioni di euro di denaro pubblico per la costruzione di una diga per un’operazione di agricoltura intensiva. Ma l’apice era che la diga di Fourrogue, da poco costruita prima di questo progetto della diga di Sivens, dopo la sua costruzione era stata dichiarata illegale e inadatta dal tribunale amministrativo. Quindi, non ha potuto nemmeno svolgere il lavoro per cui è stata costruita, ovvero irrigare l’agricoltura. Ciò dimostra che l’interesse dietro questi progetti è principalmente l’appropriazione indebita di fondi pubblici. Gli sponsor di questo progetto vogliono costruire una cinquantina di dighe nella regione e ora stanno prendendo in considerazione la reintroduzione di un progetto di diga non lontano dalla zona in cui Rémi, un giovane 21enne, è stato ucciso dalla polizia. Un piccolo fiume deve poter estendersi liberamente nel mare. È più salutare adattarsi alla natura o adattare la natura al capitalismo?

Vorrei proprio che mi si dicesse dove sta il progresso in società come Bayer/Monsanto che brevettano esseri viventi e in tal modo operano mutazioni delle piante per rendere impossibile il riutilizzo di semi ogni anno, senza doverli comprare. Oggi è stato dimostrato che a vecchie varietà di semi è trasmesso un codice genetico di generazione in generazione, la pianta si adatta al suo ambiente, possiede intelligenza, migliora e si rafforza di anno in anno. Bayer & Monsanto sono responsabili della morte di parecchie decine di migliaia di persone per malattia o suicidio, in particolare vietando l’uso di determinati semi e imponendo semi geneticamente modificati. In India, ad esempio, i contadini s’indebitano dovendo comprarli ogni anno, ma per questo motivo non si vedono mai dirigenti dell’azienda detenuti un anno e 4 mesi in prigione. Per tornare al movimento “Anonymous”, ho appreso su internet dell’esistenza di un progetto di discarica di scorie nucleari a Bure, poco distante da me. Non ne avevo sentito parlare a scuola, al JT (telegiornale, n.d.t.) o sui giornali. Così ho fatto alcune ricerche e scoperto che la gente da oltre 20 anni stavano lottando ed era mobilitata contro questo progetto. Esisteva anche una petizione firmata da 50.000 persone richiedenti un referendum locale per sapere se la popolazione fosse d’accordo con questo progetto. Tale petizione è stata ignorata. Per le autorità locali sarebbe in realtà dannosa, si perderebbero 80 milioni di euro, annualmente destinati per discarica ogni anno per “accompagnare economicamente” il progetto. Il denaro per il nucleare fluisce costantemente fino nelle scuole e si organizzano gite scolastiche nei tunnel sotterranei, dove due lavoratori sono morti in un crollo del tunnel.

Quando alla Agence Nationale pour la Gestion des déchets Radioactifs (Agenzia nazionale per la gestione delle scorie radioattive, n.d.t.) si è ricordato che poi il tunnel sarebbe crollato, la risposta del responsabile è stata: “Questo è previsto, Cigéo (centro industriale di stoccaggio geologico, n.d.t.) crollerà, ma preferiamo parlare delle rocce che convergono”. Penso piuttosto che le lotte impediranno la follia di questo progetto. Allo stesso modo in cui lo scrittore italiano Erri De Luca lo ha affermato per il progetto della linea TGV Lione-Torino in Italia, credo che il progetto di discarica di scorie nucleari debba essere frenato, ostacolato e contrastato per una legittima difesa di salute, terra, aria e acqua.

Dopo Fukushima, la Germania ha teoricamente smesso con l’energia nucleare, ma le scorie nucleari rimangono un problema. In Francia, dove non sappiamo nemmeno dove metterle, rinnoveremo i parchi delle centrali elettriche e introdurremo una nuova generazione di reattori (EPR), principalmente per poterli vendere all’estero.

Facendo riferimento alla complessa gestione del dipartimento nucleare in Somalia, ciò ha comportato il lancio in mare di barili con scorie nucleari e numerosi incidenti in varie discariche (in New Mexico e Germania); è evidente che la gestione delle scorie nucleari non può essere lasciata a questi irresponsabili.

Non si risolvono i problemi con le mentalità che li hanno causati” (Albert Einstein)

È importante riconoscere onestamente che non sappiamo e non abbiamo mai saputo cosa fare delle scorie nucleari. D’ora in poi, è inevitabile un blocco immediato della produzione di queste scorie.

Questo problema della gestione dovrebbe essere tenuto in considerazione dalla società nel suo insieme e finanziato da studi indipendenti. Da dove si prendono i soldi? Ogni anno, 80 milioni di euro sono “pompati” ai dipartimenti di Meuse e Haute-Marne per avere il consenso da coloro che verranno irradiati domani. Nel linguaggio contemporaneo, questo non si chiama “corruzione”, ma “lavorare a un progetto con il consenso sociale”. Reindirizziamo questa somma in cerca di alternative. Per le scorie esistenti, potremmo piuttosto cercare soluzioni con l’aiuto della scienza, piuttosto che comprare consenso. Esistono dirigenti dell’industria nucleare, nuclearisti e altri che hanno realizzato milioni, se non miliardi, di profitti sulla nostra pelle, dovrebbero allo stesso modo restituire i soldi per una sopravvivenza dell’umanità.

Vorrei ricordare che forse la Germania sarà maggiormente colpita dal progetto di discarica, trovandosi Bure nel nord-est della Francia e nell’area dei venti prevalenti da est.

È stato questo impegno nel campo dell’informatica contro Bure e la diga di Sivens a provocarmi una prima condanna giudiziaria. dopo la visita di 7 agenti DGSI alla residenza dei miei genitori. Le successive 48 ore di custodia cautelare sono state orribili. Essendomi rifiutato di collaborare, gli agenti sono arrivati al punto di minacciare di disporre contro il mio migliore amico la misura di custodia cautelare, essendo stato visto in un video, correre. Sono riusciti a farmi crollare esercitando pressione su questo caro amico che non condivide la mia opinione politica. Cito con enfasi questa dilagante meschinità della élite della polizia francese. Ero giovane, non pensavo si potesse arrivare a tanto. Fare pressione su persone care, ho pensato, è possibile solo nei film o sotto una dittatura. Mi hanno dato la condizionale per 4 mesi e imposto un divieto per 5 anni di partecipare a concorsi amministrativi per determinati lavori pubblici. Essendo al mio primo semestre di giurisprudenza ho deciso di presentare un ricorso per chiedere la revoca del mio divieto professionale, per poter continuare i miei studi e cercare di diventare un avvocato nell’ambito dell’ambiente. Purtroppo, la corte d’appello ha confermato il divieto, per di più riattivato per un periodo di 5 anni da quel momento. Allora ho dovuto accantonare questo progetto professionale ad acta (per gli atti, n.d.t.) e mi sono poi dedicato alla coltivazione di ortaggi. Un ambito in cui lo Stato non mi ha ancora limitato.

In Francia, gli sbirri tedeschi sono visti come i re della “de-escalation” (riduzione della tensione, n.d.t.), mentre intanto vedevo ad Amburgo migliaia di manifestanti scalare un muro per sfuggire alla polizia, che colpiva in testa con i manganelli. Era il primo giorno delle manifestazioni ad Amburgo contro il G20 e gli idranti, quasi fin dall’inizio di supporto ai veicoli, erano posizionati e poliziotti impiegati in tutte le direzioni non davano nemmeno a qualcuno la possibilità di fuggire. Si sono contate dozzine di feriti gravemente alla testa. Perché i tribunali mantengono il silenzio sulla violenza poliziesca? Dove sono nei media le foto di poliziotti che colpiscono alla testa con manganelli e le colonne con le richieste di denuncia nel periodo post-G20?

Accuso i tribunali in generale di partecipazione a un gruppo chiuso di persone che, in base alla divisione del lavoro tra forze di polizia e tribunali, causano e incoraggiano questi reati con il loro atteggiamento sottogamba. I tribunali appartenenti a questo gruppo sono complici di tutte le violenze della polizia durante il G20, poiché nessuno ha preso le distanze da questa violenza. Dal G20 non sono stati condannati poliziotti, malgrado numerosi video e documenti dei cittadini. Ma questo è anche un problema strutturale per l’istituzione della polizia che non sta indagando al suo interno. In generale incolpo la magistratura.

Bertold Brecht ha detto: “Il fiume in tempesta viene chiamato violento. Perché non il letto del fiume che lo restringe? “

“Si deve riorientare il G20 o impedirlo con le proteste?”

A questo vertice partecipano i 5 maggiori trafficanti di armi del mondo, cioè USA, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna, tutti membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU. “Se si è per la pace, non si vendano armi”, queste le parole dette da un guineano senza documenti uscendo dall’edificio A. Mi ha parlato di Guinea e Africa in generale, di un continente molto ricco di risorse, ma povero per lo sfruttamento compiuto dal sistema capitalista. Se Thomas Sankara o Patrice Lumumba non fossero stati entrambi assassinati da armi costruite nell’emisfero settentrionale, oggi l’Africa avrebbe un volto diverso.

Al G20 da Amburgo, Francia e Germania hanno venduto armi alla Turchia, probabilmente usate nell’offensiva turca contro i curdi in Rojava, nel nord della Siria. Giornalisti turchi sono tuttora detenuti avendo rivelato che Erdogan aveva consegnato armi a Daesh. Se si dà una pietra a un manifestante, si può essere accusati di complicità per un atto di estrema violenza e rischia la prigione. Ma vendere armi è un atto legittimo. Il problema può sorgere forse per il fatto che è un dono e che ai vostri occhi è più corretto diventare commercianti di pietre. O forse non ha nulla a che fare con interessi finanziari e sarebbe una questione morale: è bello vendere armi, poiché servono alla guerra per creare la pace, una contraddizione già descritta da George Orwell nel suo romanzo “1984”. Anarchici sono stati recentemente torturati in Russia. Le torture sono praticate in Turchia o in Arabia Saudita. Avete semplicemente l’idea dell’estrema violenza che incarna il vostro vertice, questa assemblea dei 20 Stati più ricchi del pianeta?

Esiste un aspetto particolarmente grave in questa faccenda, 5 persone devono essere responsabili di tutti i danni causati da una manifestazione. Il 99% degli atti presunti non riguardano personalmente gli imputati. L’accusa implica danni per oltre un milione di euro. Il procuratore sta cercando di costruire e imporre una visione di vasta portata della complicità, al punto da andare oltre la presunta presenza degli accusati. Detto in concreto, immaginatevi che qualcuno faccia esplodere un’auto a 50 metri di fronte a voi durante una manifestazione: siete considerati responsabili del danno. E non basta! Ora immaginatevi di lasciare la manifestazione e 10 minuti dopo viene preparata una molotov: anche se non ci siete più, ne sarete responsabili pure voi

Molti problemi figurano in questo processo, in prigione, nella polizia, nel capitalismo, nello Stato e nel suo mondo. Questi vari temi sono, fra l’altro, parte della putrefazione generale: lotta per la leadership, globalizzazione, classificazione. La personalità dell’individuo, identità, creatività, unicità devono essere in un contenitore, in un gruppo.

Ecco un’altra citazione di Thoreau:

Il carattere unico di un uomo è evidente in ogni linea del suo viso e in ogni suo atto. Scambiare un uomo per un altro e giudicandoli sempre a livello globale è un segno di stupidità. La mente ristretta distingue solo razze, nazioni o famiglie numerose, mentre un uomo saggio distingue l’individuo.(diario di Thoreau – luglio 1848).

Non spiegherò ciò che non ho fatto, e se mi chiedete cosa penso, questo potrebbe rendere giustizia a questa ulteriore citazione:

Qualunque sia il mio giudizio su questo o quell’atto o su questo o quel singolo, non alzerò mai la mia voce insieme alle grida di odio che mettono in atto uomini armati, polizia, giurisdizione, sacerdoti e leggi per mantenere i loro privilegi. (Elisée Reclus).

Vi rimane ancora tempo prima della fine di questo processo per limitare l’accusa solo a ciò che ho potuto fare e, fintantoché così non è, mi rifiuto di commentare l’accusa relativa alla manifestazione in Elbchaussee. Si deve poter essere sicuri: se ero effettivamente presente, se sono stato confuso con un’altra persona o semplicemente non ero lì, con delle prove.

In Francia, sono stato accusato d’aver tagliato una recinzione attorno a un progetto di discarica di scorie nucleari e mi sono recato in tribunale a spiegare questo comportamento. La verbalizzazione di questo processo è in un opuscolo dal titolo: “Dovete sapere che non mi aspetto nulla dalla vostra istituzione“, tradotto anche in tedesco. Altri processi contro anarchici, come quello a Alexandre Marius Jacob, includono anche il riconoscimento giudiziario e la dichiarazione degli atti compiuti. È una strategia dell’interruzione. Comprendo la condotta di non voler spiegare e di tacere, e voglio esprimere solidarietà a coloro che hanno scelto di tacere nei processi. Comunque, detesto i resoconti bugiardi di PM o polizia. E si svolge nei loro tribunali dove si manifestano le loro versioni e sono assunte dai giudici e quindi dai media. Se oggi mi dichiaro, lo faccio per trasmettervi una realtà da me vissuta in strada ad Amburgo.

Nel pomeriggio del 7 luglio 2017, la polizia tedesca ha dato un’altra dimostrazione della sua strategia di “de-escalation”. In un balletto senza fine di sbirri che ripetutamente hanno accusato in giro che tutto è passato per Rote Flora ((centro sociale “autonomo”, n.d.t.). Ho visto la polizia picchiare persone sul marciapiede con manganelli, senza motivo, così come gente seduta in terrazza nei bar per un drink. Forse che nella mentalità della polizia una semplice presenza attorno a Rote Flora significava già una colpa sufficiente. Nel parchetto direttamente dietro, 4 sbirri correvano verso una persona, a un angolo vicino a un cespuglio, e questa è stata picchiata lontano da sguardi e telecamere. Ho visto un giornalista, pestato dalla polizia. E poi l’ennesima persona gravemente picchiata con manganelli, di fronte a Rote Flora, mi sono avvicinato spontaneamente con altri, urlando indignati. Uno sbirro mi ha fissato in volto. Quindi ho messo il mio zaino in terra davanti a me e ho lanciato 2 bottiglie di birra sulla polizia. Sono seguite azioni violente da parte della polizia come origine di questo gesto, non voglio scusarmi. Tanto più che non sono riuscito a scontrami con i poliziotti e le bottiglie sono poi cadute in terra (come è visibile nel video). Certamente, sembrerà ai vostri occhi che è illegale se il proiettile colpisca o meno un poliziotto, così come le loro leggi proibiscono di vibrare il manganello in testa o spruzzare gas lacrimogeno in viso. C’è già stato un processo a un poliziotto che al G20 ha vibrato una manganellata in aria vicino alla testa, senza colpirla? No. D’ora in poi si deve andare in manifestazione con l’elmetto?

Poco dopo, mi si vede in un video della polizia, inseguire una donna di una certa età che spinge la sua bici. Si era fermata in mezzo alla strada, mentre un idrante stava dirigendosi verso di lei. L’ho aiutata a guadagnare il marciapiede e, lì giunti, siamo stati investiti da un getto d’acqua proveniente dall’idrante, chiaramente puntato su entrambi. Loro dimostrano sempre un’immaginazione eccessiva e un’estrema sensibilità quando scrivono nel loro atto d’accusa che questo proiettile era diretto alla polizia, aggiungendo “tenuto conto che avrebbe potuto ferire gravemente i poliziotti”. Perché prima d’immaginarselo, si dovrebbe essere chiari che il proiettile colpisce effettivamente un poliziotto. Una volta che questa cosa è finita va riconosciuto che è difficile ferire gravemente un poliziotto se indossa indumenti protettivi, a differenza dei manifestanti che non li hanno. Nell’attesa, il potente getto d’acqua ci ha colpiti molto chiaramente e nessuno accusa la polizia, che gli ha sparato, d’aver messo in conto che l’anziana signora fosse gravemente ferita. Accertatomi che lei stesse bene, qualche istante dopo ho raccolto 2 pietre, lanciandole contro l’idrante. I poliziotti erano dietro l’idrante

Non mi troviate nella vostra definizione manifestante buono o cattivo, dovreste solo sapere che sono solidale con chiunque dopo manifestazioni finisca davanti ai giudici: che si tratti del G20 o dei gilet gialli, dei/delle manifestanti di Minneapolis o del quartiere operaio in Cile o di Hong Kong. Perché ancora una volta, qualunque sia il mio giudizio su questo o quell’atto o questo o quel singolo, non alzerò mai la mia voce insieme alle grida di odio che mettono in moto armati, polizia, giurisdizione, sacerdoti e leggi per mantenere i loro privilegi.

Sono stati fatti numerosi tentativi per bloccare il G20 con sit-in non violenti; ho anche partecipato a questa strategia e una persona accanto a me si è ritrovata con un occhio nero, mentre un altro poliziotto mi dava un calcio, ed eravamo seduti. Ho scoperto che l’uso di questa tattica è meno pericoloso in presenza di telecamere che riprendono la scena. La polizia sembra essere molto preoccupata per la sua immagine ed è riluttante a dimostrare la propria violenza sotto obiettivi, ma non esita a usare i suoi lati oscuri non appena appaia una piccola ombra.

La resistenza passiva non violenta è efficace nella misura in cui il vostro avversario segua le regole come voi. Ma quando una manifestazione pacifica non incontra altro che violenza, l’efficacia termina. Per me, non esercitare la violenza non è un principio morale, ma una strategia. Non c’è bontà morale nell’usare un’arma inefficace (Nelson Mandela)

C’è uno studio del febbraio 1989 sull’impatto provocato dalle uniformi indossate dalla polizia carceraria in Canada, secondo cui uno ha maggiori probabilità di essere violento quando indossa un’uniforme. Ecco perché non incolpo necessariamente il singolo, ma la situazione derivante dal lavoro di sbirro. È possibile che, come a Minneapolis, sempre più persone riterranno necessario eliminare la polizia.

Come ultimo punto: la stampa tedesca sottolinea spesso l’impatto economico delle manifestazioni come dato più importante. Credo d’aver saputo che per l’intero G20 di Amburgo il danno ammonterebbe a 10 milioni di euro. Vi dimostrerò che una persona sana che fa un danno a una manifestazione costa meno di una comune società McDo. Un articolo del 2019 nella rivista Liberation stima che il costo della cattiva dieta per la salute pubblica in Francia è di 55 miliardi di euro l’anno. Occorrerebbero ogni anno 5.500 manifestazioni, con danni da 10 milioni di euro, per compensare l’impatto economico della cattiva dieta. Sapendo che le mobilitazioni sono durate 4 giorni, non è possibile farne più di 92 all’anno. A meno che non si permetta di averne parecchie contemporaneamente. Quindi 59 manifestazioni come quella di Amburgo si dovrebbero realizzare contemporaneamente e ripetere ininterrottamente in un anno per ottenere lo stesso danno economico causato dalla cattiva dieta in Francia. Non ho trovato numeri relativi alla Germania, ma penso che dovrebbero essere praticamente gli stessi. In conclusione, si può dire che una cattiva dieta in Germania e Francia costa 100 miliardi di euro. Quindi dati 300 miliardi di euro dal G20 di Amburgo, non è più saggio condurre azioni legali contro i grandi attori dell’industria alimentare che avvelenano il nostro cibo e le nostre vite?

Ecco alcune parole di Ravachol:

Nel redigere gli articoli di legge, i legislatori hanno dimenticato che non si occupano della causa, ma solo degli effetti e quindi in nessun modo sradicano il crimine; in effetti, le ragioni perdurano e appaiono solo gli effetti. Sì, lo ripeto: è la società a creare i criminali e vi giuro, invece di picchiare, dovreste concentrare la vostra intelligenza e forza nel cambiamento della società. Improvvisamente sopprimete qualsiasi crimine; e il vostro lavoro, ora diretto contro le cause sarà molto più ampio e fecondo della vostra giustizia che si riduce a punire gli effetti.

Ho appreso che il tribunale ha cercato di sapere se la punizione fosse sufficiente per avere un effetto educativo sull’accusato. Sono stato sorpreso di scoprire qualcosa su questo tipo di effetto educativo. Pensate che la condanna alla prigione impedirà a uno di ricominciare? Esiste un regime di semilibertà, secondo cui il tasso di ricaduta in Norvegia è pari al 20%, l’area in cui sono stato detenuto 1 anno e 4 mesi vede un tasso di ricaduta del 70%. In quella prigione norvegese, le guardie talvolta cantano una canzone per i nuovi arrivati, si è ascoltati, si sperimenta amore e considerazione. Quando sono arrivato nella vostra prigione, sono stato in cella per un mese, per 23 su 24 ore, con le stesse mutande e guardato severamente dalle guardie che ti disprezzano. Ma a rischio di non essermi espresso molto chiaramente, perché si potrebbe pensare che sono soddisfatto di una prigione norvegese, come ha dichiarato Ravachol, “È la società a creare i criminali” e il criminologo Alexandre Lassange ha confermato “La società ha i criminali che si merita“. Penso, cambiando la società si possa sradicare qualsiasi crimine. E penso che in questo processo ci sia lo 0% di possibilità di ricaduta, poiché il motivo è scomparso, non ci sarà mai più un G20 ad Amburgo

La mia prossima dichiarazione includerà un testo che presuppone un G20 senza polizia, che considero un’alternativa al vostro vertice, nonché una critica alla civiltà industriale e alle energie rinnovabili del capitalismo verde. Presenterò in tribunale anche un fumetto con ometti di patate che ho disegnato in prigione, in cui spiegherò come tutti i Paesi del mondo potrebbero sbarazzarsi delle loro bombe atomiche.

https://eahh.noblogs.org/post/2020/06/17/erklaerung-von-loic-am-17-6-2020-im-so-named-elbchaussee-verfahren-uebersetze- version /

Da: rotehilfehamburg.systemausfall.org/node/320

26 maggio 2020

Processo Elbchaussee dal 4 giugno ancora pubblico!

Documentiamo un appello da parte del Gruppo servizio di solidarietà:
Venite con noi!
In via di conclusione per quanto riguarda il processo Elbchaussee con la riammissione del pubblico,
caffè, biscotti, solidarietà e magliette solidali.
Ora il tribunale regionale ha stabilito l’ulteriore svolgimento del processo Elbchaussee. Tutte le
udienze iniziano alle 9:15, ci si raduna alle 8:15 per caffè, biscotti, musica e intrattenimento davanti
al tribunale di Sievekingplatz. Venite con noi al processo Elbchaussee per non lasciare soli Loic e i 4
giovani attivisti NoG20 di Rhein/Main!
Vogliamo sostenerli insieme ed esprimere loro la nostra solidarietà durante la loro lunga sosta
involontaria in questa vendicativa metropoli in “salsa piccante”.                                                                             Le prossime scadenze sono:

25 maggio dalle 9:15 alle 12:30
26 maggio dalle 9:15 alle 16 e ora è ammesso il pubblico!
All’interno sono ammesse al massimo 15 persone, con dati personali sul coronavirus.
Il tutto si svolge nell’aula 300. L’ingresso è previsto verso le 8:30
4 giugno: arringa del PM;
17 giugno: arringa della difesa, prima parte;
23 giugno: arringa della difesa, seconda parte;

Forse Loic farà una propria dichiarazione nell’ambito di quest’arringa, altrimenti come ultima
parola.
3 luglio: ultima parola degli accusati
9 luglio: sentenza, a 3 anni dal G20.

Chiediamo:
Libertà per Loic!
Assoluzione di tutti gli accusati nel processo Elbchaussee!
Sospensione di tutti i processi G20!
Basta con la repressione!
Demolizione di tutte le prigioni!
Libertà per noi tutti!

United we Stand!
Offriamo: solidarietà e tartine

Il vostro Gruppo servizio di solidarietà (SoSeTe)

da: Netzwerk

7 marzo 2020

Amburgo: UNITI INSIEME CONTRO RAZZISMO, MONITORAGGIO E LIBERTÀ DI REPRESSIONE PER I 3 DELLA PANCHINA DEL PARCO!

Manifestazione 4 aprile 2020 ore 16 Jungfernstieg

Il 4 aprile 2020 si svolgerà ad Amburgo una grande manifestazione trasversale contro il razzismo, la sorveglianza e la repressione. Come contesto di solidarietà a “I 3 della panchina del parco” vogliamo appoggiare l’appello per una manifestazione.

La notte dell’8 luglio 2019, 3 nostri compagni e amici sono stati/e arrestati/e mentre sedevano su una panchina del parco. Quella stessa notte sono state compiute perquisizioni domiciliari in diversi quartieri di Amburgo. Il sospetto, secondo il procuratore generale, sarebbe l’appuntamento per dare fuoco a obiettivi del settore immobiliare e suoi/sue aiutanti. Da allora, 2 compagni sono sottoposti a custodia cautelare e il mandato d’arresto per la terza persona è stato sospeso con la condizionale. Il processo è iniziato ai primi dell’anno ed è previsto fino all’estate. Potete trovare ogni informazione sul processo sul blog parkbankprozess.blackblogs.org Riteniamo che la repressione sia una conseguenza logica quando ci si comincia a difendere da un sistema basato sul potere. La repressione è la leva di chi detiene il potere e ci circonda ogni giorno, non appena non appena ci inchiniamo alla costante pressione e costrizione a operare conformemente alla legge. La repressione può suscitare paura. Paura di reagire all’ingiustizia e all’impotenza. Non vogliamo semplicemente reprimere questo sentimento, ma trovare un modo comune per affrontarla. Perché ciò a cui ci opponiamo è anche l’isolamento, la frammentazione, la competizione e le relazioni gerarchiche imposteci con il patriarcato capitalista. Per la nostra prospettiva militante È quindi importante l’attacco alle istituzioni di potere quanto il modo in cui sono creati i rapporti nella nostra società. Un evidente programma delle autorità repressive è isolare chi resiste per spezzarlo e non far crescere un potenziale di maggiore resistenza. Può interessarci tutti. Uno degli obiettivi dello Stato è favorire la divisione e la solidarietà attraverso la repressione, ciò che va esattamente impedito. Se ci impegniamo nell’incertezza, e quindi anche con tutta la passione e la gioia che ci uniscono, possiamo vivere momenti di libertà – senza impotenza e controllo. Ciò che costituisce la nostra solidarietà e ciò che riusciamo a fare contro la repressione è attaccare questo Stato e l’oppressione in cui viviamo. Alla paura per la repressione e il carcere contrapponiamo la prospettiva di vivere liberamente in un altro mondo, basato sulla solidarietà. Per cercare di vivere una vita senza dominio, ma nell’autodeterminazione, occorre l’autorganizzazione invece del regime di confine e dell’oppressione. Solidarietà e aiuto reciproco, anziché competizione ed esclusione ci aiutano in ciò. L’obiettivo è un mondo in cui tutti sono liberi e in cui le categorie del dominio come origine, genere, colore della pelle o proprietà non hanno più un ruolo. Difenderemo e continueremo la nostra lotta e le idee, i sogni e le lotte dei/delle nostri/e compagni/e anarchici. Vi invitiamo a scendere in piazza con noi il 4 aprile ed esprimere la vostra solidarietà anche in altri luoghi e con altri mezzi. Possono detenere i/le nostri/e amici/e, ma non le nostre idee! Fuoco alle galere – Libertà i” 3 dalla panchina del parco” e tutti gli altri prigionieri! Contesto di solidarietà “I 3 dalla panchina del parco” parkbanksolidarity.blackblogs.org; manifestazione il 4 aprile 2020, ore 16:00 Jungfernstieg, Amburgo

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4 febbraio 2020
Aggiornamento e notizie dal procedimento contro i tre della panchina del parco –

Dall’8 gennaio 2020 è in corso il processo ai 3 compagni nell’aula di massima sicurezza 237. La sera precedente alla prima udienza si è svolta una manifestazione di solidarietà con circa 500 persone davanti al centro di detenzione.
La prima udienza ha visto una buona presenza. Amici e parenti non hanno perso l’occasione per esprimere ad alta voce la loro solidarietà e la loro gioia di rivedersi. La giornata è stata altrimenti caratterizzata da una lunga coda e un pedante controllo degli accessi nonché dal togliersi le scarpe, stile aeroporto.
I colpiti rimangono fermi e traggono forza dalla solidarietà e dalla simpatia.
Per inciso, esiste un blog in cui sono raccolti e riepilogati i verbali sul processo: parkbankprozess.blackblogs.org
Potremo effettuare una valutazione globale delle indagini da parte degli sbirri e del PM solo dopo il processo. A questo proposito ancora tre punti:

Osservazioni:
almeno una persona è stata monitorata da circa 8 mesi prima dell’arresto, anche con TKÜ e GPS. Il tutto andava sotto la popolare parola chiave “prevenzione dei pericoli”, cioè approvata dal presidente della polizia senza riserve da parte di un giudice.
Sia la ragione della sorveglianza che la maggior parte dei relativi verbali rimangono il segreto di PM e altre autorità.

Denaro:
il tribunale ha pure stabilito che i secondi avvocati non dovrebbero essere assegnati come legali obbligatori aggiuntivi. Ciò significa che dovremo affrontare costi molto più elevati, dato che i secondi avvocati devono essere finanziati interamente da sé. Quindi di nuovo: dipendiamo anche dalla vostra solidarietà finanziaria!

Stampa:
redattori di “Spiegel” hanno dato fastidio negli ultimi giorni a persone e negozi che associano ai “3 della panchina del parco”. I giornalisti hanno suonato il campanello e sono comparsi davanti ad appartamenti privati. Partiamo dal presupposto che sono gli stessi che infastidiscono tutti anche a Berlino e Lipsia (de.indymedia.org/node/62164).
Si può presumere che i rapporti di stampa dalla conoscenza dei file continueranno ad apparire. Si sa che questa è una situazione di merda per tutti. Tuttavia, continuiamo a chiedervi di astenervi da speculazioni. È chiara una cosa: non parlare con i giornalisti della sicurezza dello Stato; “Anna e Arthur stanno zitti!”.

Il 1° febbraio siamo ospiti con un’iniziativa informativa al “Congresso di sblocco” a Berlino. Altre iniziative sono previste.

Libertà e felicità!

– Update und News aus dem Verfahren gegen die drei von der Parkbank –

Sul processo ai “3 della panchina del parco”

21 gennaio 2020
I resoconti sul processo da ora in poi sono riportati sul blog. L’8 gennaio 2020 è iniziato il processo contro i “3 della panchina del parco”, arrestati nel luglio 2019 mentre erano seduti su una panchina del parco.
Ora sono accusati di incendio doloso o grave incendio doloso, nonché di violazione della legge sulle armi per quanto riguarda un solo accusato e di complicità per gli altri due. Due accusati sono sottoposti a custodia cautelare da luglio, il terzo è fuori con la condizionale. Finora complessivamente sono state programmate 28 udienze fino ad aprile.

Fin da ora potete trovare resoconti sulle principali udienze e le date attuali del processo sul blog https://parkbankprozess.blackblogs.org

Aggiornamenti del processo al compagno Loic

14 gennaio 2020

A inizio luglio 2017, durante il vertice G20 ad Amburgo, si sono verificati importanti scontri per due giorni tra manifestanti e polizia. La polizia tedesca ha quindi emesso vari avvisi di perquisizione, pubblicando oltre un centinaio di foto di manifestanti, chiamando la popolazione a informare e avviando oltre 3.500 procedure.
Durante una di queste indagini, perquisizioni sono state effettuate a maggio 2018 in Svizzera, Italia, Spagna e Francia. Queste irruzioni poliziesche hanno riguardato principalmente gli scontri avvenuti a Elbchaussee il 7 luglio 2017 ad Amburgo, che avevano causato grossi danni. In Francia, è stato Loïc l’obiettivo. La casa dei suoi genitori è stata perquisita, ma i poliziotti francesi e tedeschi che hanno eseguiti l’operazione non hanno trovato nulla. La commissione rogatoria tedesca tende ad ampliare: “Danni per incendio – partecipazione a gruppo armato – porto d’arma di categoria A per assimilazione: ordigno esplosivo – violenze senza ITT su agenti depositari della forza pubblica”, ma il militante è assente e spiega in un comunicato stampa che non è intenzionato ad arrendersi alle autorità. Nell’agosto 2018 viene arrestato a casa dei suoi genitori e imprigionato a Nancy, prima d’essere estradato pochi mesi dopo in Germania.
Il 18 dicembre 2018, si è aperto il processo a Loïc e ad altri 4 imputati per il cosiddetto caso Elbchaussee. Il pubblico è stato rapidamente escluso dalle udienze. Nel febbraio 2019, due coimputati precedentemente detenuti nella prigione di Amburgo, sono stati rilasciati (gli altri due, minorenni al momento dei fatti, non sono mai stati imprigionati). La richiesta di liberare Loïc presentata dai suoi avvocati a giugno è stata respinta e pure quella di parlare pubblicamente nel merito del caso. Tuttavia, dopo quasi 16 mesi di detenzione, gli è stata concessa la libertà condizionale, domenica 12 gennaio 2020. Deve perciò: avere un indirizzo di domicilio ad Amburgo, presentarsi alla polizia di Amburgo ogni lunedì e giovedì alla polizia di Amburgo, lavorare come giardiniere, occupandosi degli alberi, consegnare il passaporto e i suoi documenti al tribunale, presenziare alle prossime udienze processuali e non partecipare ad azioni illegali. Il processo dovrebbe continuare fino ad aprile.

da: demvolkedienen.org

AMBURGO: manifestazione davanti all’abitazione del “giudice G20”

Sabato 21 dicembre 2019, si è svolta una manifestazione a Buxtehude, in Bassa Sassonia, contro il “giudice G20” Johann Krieten, lì residente. Krieten è divenuto noto per i suoi giudizi arbitrari dopo le lotte sviluppatesi durante il vertice G20 di Amburgo nell’estate 2017.
All’inizio del 2018, ha condannato un manifestante 21enne a una pena di 2 anni e 7 mesi senza beneficio della condizionale per un presunto lancio di bottiglia contro un poliziotto e un’altra persona a 3 anni e mezzo. In entrambi i casi, nessun poliziotto è stato ferito. Il verdetto è stato persino oggetto di acceso dibattito sulla stampa borghese.

Parecchie dozzine di attivisti si sono radunate sabato a Buxtehude per protestare contro l’arbitrio e la repressione di questo Stato. La polizia ha però bloccato la manifestazione a circa 800 metri dalla casa dei Krieten.

L’azione è stata profondamente condannata dai media borghesi e l’associazione dei giudici l’ha definita “un perfido attacco […] e interferenza nelle decisioni giudiziarie”. Il senatore dell’ambito Giustizia ne ha parlato come superamento di una linea rossa e raggiungimento di un nuovo livello di escalation: Questa isteria mostra il timore della borghesia e dei suoi rappresentanti, come pure prova il rafforzarsi delle contraddizioni in Germania. Come si è pure visto con l’attacco al senatore degli Interni la settimana precedente.

da Netzwerk

18 dicembre 2019

NoG20 – Loïc non è più sottoposto a carcerazione preventiva!

Oggi, dopo il processo cosiddetto Elbchaussee, durato un anno, Loïc è stato rilasciato. Deve presentarsi alla polizia di Amburgo due volte la settimana. Il PM non ha presentato ricorso.

Libertà per Loïc!
Liberi tutti e tutte!

I 3 della “PANCHINA DEL PARCO” – INIZIO PROCESSO A GENNAIO

12 dicembre 2019
Ora, il processo inizia l’8 gennaio 2020 alle 13.

Desideriamo informarvi che il processo ai 3 compagni di Amburgo è alle porte. Dal loro arresto nella notte dell’8 luglio 2019, 2 di loro sono ancora sottoposti a custodia cautelare.

Il processo inizierà l’8 gennaio 2020 alle 13 davanti al tribunale regionale di Amburgo (l’aula finora non è nota). Venite all’apertura del processo ed esprimete la vostra solidarietà ai compagni! Venite a davanti al carcere di Holstenglacis per iniziare il nuovo anno insieme ai prigionieri! Inoltre, alla prima udienza dell’8 gennaio 2020 ci sarà una manifestazione dinanzi al tribunale distrettuale, a partire dalle 12!
Prestate attenzione e aspettate altre informazioni!
Libertà per i “3 della panchina del parco!”.

https://unitedwestand.blackblogs.org/knastkundgebung-am-14-12-19/

Manifestazione il 14 dicembre 2019 dietro il carcere

Manifestazione il 14 dicembre 2019, dalle 16 alle 18, dietro la prigione sul Jungiusbrücke (ponte Jungius, n.d.t.) e concerto del gruppo Sokugayu

Libertà per Loic, per i “3 della panchina del parco” e per i prigionieri art. 129b

Libertà per Loic!

Il nostro amico e compagno Loic originario della Francia è ormai detenuto da quasi 16 mesi. È imputato, oltre a 4 compagni di Francoforte, nel processo Elbchaussee, che si svolge a porte chiuse e continuerà fino al 24 aprile 2020. A Loic è ancora impedito di fare una dichiarazione pubblica al processo. Il 26 giugno, il tribunale ha stabilito che Loic deve rimanere in prigione. Doveva aspettarsi una pena detentiva di molti anni, sussistendo il pericolo di fuga. Non ha sollevato obiezioni, ciò che avrebbe potuto avere un effetto attenuante. Nonostante una stanza in condivisione ad Amburgo, la proposta di pagare una cauzione e obbligo di presentarsi alle autorità, esisterebbe una forte propensione a fuggire, perché farebbe parte di una rete internazionale di radicali di sinistra in Europa. Questo è nient’altro che “diritto penale nemico” e giustizia di classe. Ora occorre farne un esempio con un compagno straniero. Loic, tuttora detenuto, rappresenta coloro che hanno combattuto il G20.

Loic deve uscire! Libertà per Loic!

Libertà per i “3 della panchina del parco”!

Nella notte fra il 7 e l’8 luglio, 3 compagni sono stati controllati e arrestati di notte mentre sedevano su una panchina del parco. Secondo la stampa, sussiste il sospetto che stessero preparando e pianificando un incendio doloso in occasione del 2° anniversario del vertice G20, tenutosi nel 2017 ad Amburgo. Dopo l’arresto, sono seguite diverse perquisizioni domiciliari. Da allora sono stati arrestati 2 compagni. Nel frattempo, c’è l’accusa. Le 3 persone sono accusate di appuntamento per un grave incendio doloso. A causa del significato speciale del caso, il processo deve svolgersi presso il tribunale distrettuale di Amburgo. È prevista una prossima udienza ai primi del 2020.

Tutti i compagni della “panchina del parco” devono uscire di prigione! Immediatamente!

Libertà per i prigionieri art. 129b, Musa Asoglu ed Erdal Gökuglu!

Sono stati condannati a lunghe pene detentive! Musa 6 anni e 9 mesi. Da quasi 3 anni è in isolamento, per 23 ore rimane da solo nella sua cella. A fine giugno, Erdal è stato condannato a 5 anni. Per entrambi, le visite sono effettuate solo da dietro vetri divisori e con il monitoraggio di LKA (Ufficio federale di polizia criminale, n.d.t.). Malgrado le condizioni carcerarie draconiane, Musa ed Erdal resistono!

Anche Musa ed Erdal devono uscire di prigione!

La nostra solidarietà è per tutti i colpiti dalla repressione. Non importa se qualcuno è stato coinvolto in un’azione o meno, se ha agito o vi è stato semplicemente presente. Non ragioniamo in termini di colpa o innocenza come è prassi dello Stato di diritto capitalista borghese.

La nostra solidarietà è indivisibile!

Libertà per tutti i prigionieri politici!

La nostra solidarietà contro la loro repressione!

Lottare in modo solidale – United We Stand!

* *
Iniziativa il 17 dicembre 2019 alle 20 – Rote Flora, per discutere, tra gli altri, con i parenti di Loic, il suo avvocato Lukas Theune di Berlino

prima delle 19, VoKü (cucina popolare, n.d.t.) vegana

https://barrikade.info/article/2927

26 novembre 2019

Friburgo: libertà per i prigionieri in relazione al G20 di Amburgo!

Appello per il raduno alle 18 in Rathausplatz e la successiva passeggiata serale il 18 dicembre, in occasione del “processo Elbchaussee” in corso da un anno e dei nuovi attacchi repressivi

Già trascorsi 2 anni e mezzo, da quando molte migliaia di persone sono scese in piazza ad Amburgo contro il G20, progettando in varie forme alcuni dei giorni di protesta più emozionanti degli ultimi decenni in Germania. Si è lottato, ci si è accampati, si è festeggiato, manifestato, bloccato, attaccato, respinto. Sono stati conquistati spazi di libertà temporanea dal porto al quartiere Schanze, gettando nuove ombre sugli orrori della politica globale dominante. Ma proseguono le enormi ondate repressive: centinaia di processi, perquisizioni, inchieste pubbliche e diffamazione mediatica della protesta.

Lo Stato cerca vendetta e si è prefisso di esercitarla contro coloro che spesso cadono nelle sue grinfie. La lotta per una necessaria trasformazione del mondo in territorio privilegiato è diffamata come un’ondata distruttiva insensata. Decine di migliaia di forze dell’ordine sono state trasportate ad Amburgo per mettere a tacere chi resiste contro il violento dominio del G20. Il buco di 100 milioni di dollari lasciato dalla politica di sicurezza del vertice in rosso richiede comunque giustificazioni. Queste dovrebbero essere costruite, ad esempio, durante i processi Elbchaussee, Rondenbarg o Welcome-to-Hell.
Ad esempio, 4 giovani dell’Assia da un anno sono processati con il prigioniero francese, Loic, che sottoposto a custodia cautelare. Si dice siano stati lì quando il primo giorno di vertice, un quartiere borghese, vetrina dei sogni antisolidali della ricchezza dei Paesi del G20, ha vissuto in 20 minuti una forte devastazione. Il processo circostanziale altamente simbolico è stato esteso ad aprile 2020. Ancora non sono stati provati reati concreti. Il sospetto che persone erano presenti nel corteo che attraversava il quartiere residenziale, basta alla giustizia di vendetta per giustificare una pena detentiva a molti anni.

Una giustizia di vendetta, che prevede numerose altre cause legali dal prossimo anno – fra l’altro, per violazioni della pace – contro gente di sinistra, massacrata da centinaia di poliziotti in una zona industriale. Lo sforzo repressivo contro i/le contestatori/trici del vertice sembra come se voglia giudicarsi in base agli sforzi statali contro la guerriglia urbana.

Non possiamo tollerare questi ultimi sviluppi autoritari con l’ascesa degli estremisti di destra. Mentre gruppi di destra, armati e assassini nella migliore delle ipotesi portano a giudizi di “singoli autori” e dozzine di persone possono (ri) organizzarsi in prigione, in clandestinità e anche fra le autorità, gli/le attivisti/e di sinistra sono costantemente criminalizzati per banalità. Oltre alle nuove leggi per la polizia, spesso utilizzate esplicitamente contro gruppi emarginati e approcci sociali pluralistici, sorveglianza, censura, divieti, incursioni e pene sempre più severe sono già la regola nella nostra vita quotidiana.

Dall’inizio di luglio, due compagni di Amburgo sono sottoposti a custodia cautelare. Insieme ad un’altra persona, sono stati arrestati, mentre erano su una panchina del parco. Tutti e tre sono accusati dal procuratore generale d’aver preparato un “grave incendio doloso”. Ancora una volta, la gente è detenuta per i suoi ideali. Ma sono i nemici della libertà a essere combattuti.

Seguite criticamente i fatti. Supportate le campagne per i “3 della panchina del parco” e #freeloic. Venite al giorno (((i))) a Lipsia e il 18 dicembre al mercatino di Natale a Friburgo. Mostrate la vostra solidarietà ai prigionieri e continuate a organizzare la resistenza contro i domini di questo mondo. Insieme per una svolta anticapitalista – La repressione riguarda tutti noi!

Solidarietà e complicità con i prigionieri della rivolta G20!
Con ogni mezzo contro confini, prigione e oppressione!
Potere attraverso il muro finché si rompa!

Processo Elbchaussee: breve resoconto del 6 novembre 2019

Al processo Elbchaussee, il 6 novembre 2019 si è svolta inizialmente una discussione legale, più una conferenza di presidenti.

L’intera azione non è stata una manifestazione e nemmeno prevista come tale, più una vendetta contro la manifestazione WtH del giorno prima. Non si è trattato di un grande piano comune. Tutti sono responsabili di tutto mentre partecipano.
Ulteriori dettagli saranno forniti nel prossimo resoconto dettagliato sul processo .

Il programma di prova del tribunale è previsto completarsi a fine anno, resta da vedere quali richieste formulerà quindi la difesa.

In via precauzionale sono state concordate ulteriori date nel 2020, fino al 24 aprile 2020 (!) – appena 11 date in 4 mesi, solo non importa se Loic sia davvero libero. Dopo l’assunzione delle prove, il processo sarà di nuovo pubblico e la separazione del processo a Loic non è più prevista.

Il tribunale non ammetterà il pubblico durante la dichiarazione pubblica di Loic l’11 novembre, né lascerà che accada. Loic quindi non formulerà dichiarazioni. Lo farà solo quando il pubblico sarà nuovamente ammesso, quindi al più tardi in occasione delle sue parole conclusive.

https://unitedwestand.blackblogs.org

29 luglio 2019

Domenica 28 luglio, un gruppo anarchico ha attaccato un posto di polizia a Brema dando fuoco a due macchine della polizia, che sono state completamente distrutte, e alla porta principale dell’edificio. L’attacco è stato condotto in solidarietà con i 3 militanti di Amburgo arrestati l’8 luglio 2019. Due di loro sono ancora detenuti, il terzo è stato rilasciato su cauzione. Secondo la stampa, sono accusati di preparare incendi dolosi in occasione dell’anniversario delle rivolte contro il vertice G20 ad Amburgo nel 2017.

23 luglio 2019

I 2 compagni di Amburgo per ora rimangono in prigione

Due settimane fa, tre compagni sono stati controllati e arrestati di notte. Gli sbirri li accusano d’aver utilizzato liquido infiammabile e pianificato reati in occasione del 2° anniversario del vertice del G-20 svoltosi nel 2017b ad Amburgo. Due giorni dopo, è stata adottata la misura di custodia cautelare per due compagni.
Il terzo compagno è stato rilasciato dietro condizioni.
Oggi (23 luglio) è stato rinviato l’esame riguardo alla custodia cautelare a causa dell’ampiezza dei fascicoli. Per un compagno, al prossimo giovedì 25.07, per il secondo compagno la data non è stata ancora fissata.
Siamo arrabbiati, perché hanno portato via i nostri compagni, imprigionandoli. Non ci frega niente delle categorie della colpa o dell’innocenza e speriamo che non si sentano troppo soli dietro le mura della prigione. Mostratevi solidali verso i due compagni ed esprimete la vostra rabbia alle autorità!
Il carcere è un’istituzione destinata a “creare giustizia”. È fatto per sfavoriti, migranti e rifugiati senza documenti o documenti falsi. E, inoltre, le prigioni sono costruite per i/le ribelli che rifiutano questo mondo.

Libertà per i nostri compagni!
Libertà per tutti i prigionieri!
Per favore, invia posta ai compagni a:
“Quelli della panchina nel parco”
Centro libertario LIZ
Karolinenstraße 21, edificio sul retro
20357 Amburgo

https://de.indymedia.org/openposting

22 luglio 2019

G20 – solidarietà con tutti coloro colpiti dalla repressione politica per prospettive sociali radicali

L’8 luglio, tre persone sedute su una panchina del parco sono state arrestate ad Amburgo. Successivamente, sono state eseguite perquisizioni domiciliari in diversi luoghi. Due persone sono attualmente ancora sottoposte a custodia cautelare.
Secondo il quotidiano Hamburger Abendblat, la misura di polizia è stata il risultato di attività di sorveglianza in occasione dell’anniversario delle proteste contro il vertice G20. I colpiti non sono accusati di un reato specifico, ma potrebbero averlo avuto in mente a causa di bottiglie di plastica preparate con liquidi infiammabili.
Lunedì 22 luglio, alle 19:00, partirà una manifestazione dal Centro Sociale, diretta al centro di detenzione di Holstenglacis. Invitiamo tutti colori di quel movimento, partecipanti alle proteste contro il vertice G20, a prendere parte alla manifestazione, a mobilitarsi per se stessi e sviluppare ulteriore solidarietà.
Gli arresti sono la continuazione della massiccia repressione dopo il G20. Già il vertice di Amburgo è stato caratterizzato da violenza poliziesca, ma anche da protesta e resistenza nelle strade della città. In questo contesto, non ci distanziamo da nulla. Le dispute ad Amburgo sono state un’espressione di condizioni sociali e conflitti.
È importante sviluppare critica e superare le condizioni di violenza sottostante. Problema dei senzatetto, povertà, emarginazione o violenza della polizia sono temi di cui parliamo nei nostri centri o riunioni di quartiere e che ci mobilitano.
Dopo un vertice catastrofico per politici e polizia, ora si stanno vendicando. Soko Black Block è stato creato come strumento politico, con l’obiettivo d’avere il maggior numero possibile di istruttorie come ritorsione e deterrenza preventiva. Le continue ricerche fotografiche pubbliche sono pure espressione di ciò, così come le alte sanzioni comminate ai processi o le minacce contro centri di sinistra e progetti di politica urbana.
Il gran numero d’indagini deriva da costrutti investigativi spesso assurdi. Mentre finora la violenza della polizia è negata, persone che l’hanno subita sono state talvolta sottoposte a custodia cautelare per diversi mesi con accuse vaghe e menzogne evidenti. Diritti dei colpiti sono sistematicamente elusi e le indagini diventano strumento penale e parte di una messinscena autoritaria.
La protesta contro il vertice G20 ha avuto una dimensione globale. Migrazione, accaparramento di terre, sfruttamento, cambiamento climatico e guerre sono gli argomenti che ci hanno mobilitato e continuano a farlo. Al potere e alla violenza con cui vengono mantenute queste condizioni, contrappongono la propria resistenza i movimenti sociali.
La repressione dopo il vertice rientra in una strategia autoritaria per nascondere la dimensione politica dei fatti e renderli invisibili – qui essa segue lo spostamento attuale verso destra nella società. Per questo scopo le persone scompaiono nelle carceri, per questo scopo sono richieste prese di distanza e attivisti/e e proteste vengono demonizzati. Resistiamo a questi attacchi alla politica, facendo delle questioni sociali tematiche da mettere in discussione, dando visibilità alla gente, alle sue condizioni di vita e lotte. In carcere o fuori, che sia colpevole o meno.
Non abbiamo risposte comuni o utopie pronte. La protesta in strada è stata ed è un compattamento di differenze, segnato da esperienze molteplici con pratiche, obiettivi e autodeterminazioni politiche differenti. Talvolta anche da disputa e differenza. Ma una cosa è chiara: questo mondo affonda e il capitalismo pervasivo non è parte della soluzione, anzi deve essere superato. Senza critica radicale, nuove idee, approcci e attriti sociali, non ci sarà un mondo migliore, nessun altro insieme.
La nostra solidarietà non è rivolta a merci e patrimoni, ma alla gente. A coloro colpiti dalla repressione nel mondo, non intenzionati a rassegnarsi alla vita stabilita in loco, per avviarsi, superare confini o sviluppare la resistenza comune. Noi ne facciamo parte.
Tutti devono uscire!

Autonomi e attivisti/e politici urbani
Invito alla manifestazione del 22 luglio. Ore 19:00 Centro Sociale:

https://de.indymedia.org/node/34739
Nota del gruppo
Pubblicato su: https://de.indymedia.org/node/34792

10 luglio 2019

Dopo il vertice G20, la polizia di Amburgo ha aperto oltre 3.500 procedimenti penali contro militanti sospetti tedeschi, francesi e spagnoli. Da allora, 180 persone sono state processate per il loro coinvolgimento in danni verificatisi durante il G20. 146 persone sono state condannate, di cui 92 a pene detentive e 9 di loro sono detenute.

Tra i perseguiti, il cui processo è in corso ed è previsto continuare ancora diversi mesi, c’è il 23enne Loïc Schneider, militante antinucleare e impegnato contro il progetto di discarica di rifiuti radioattivi di Bure. Arrestato in Francia nell’agosto 2018, è stato poi trasferito in Germania in ottobre, successivamente sottoposto a custodia cautelare ad Amburgo. Il processo di Loïc si svolge a porte chiuse. È giudicato insieme ad altri 4 giovani tedeschi. Il processo è iniziato oltre 6 mesi fa. Proseguirà fino a dicembre, con due sedute la settimana. A fine di giugno, il tribunale ha deciso di respingere a Loïc una richiesta di rimessa in libertà: ha temuto che scappasse e ritenuto che non collaborava abbastanza.

Loïc e i suoi 4 coimputati sono stati processati per incidenti avvenuti durante una delle manifestazioni del 7 luglio. La procura vuole tenere i 4 imputati responsabili di ogni danno durante la manifestazione, anche se non l’hanno commesso personalmente. Questo danno, secondo stime ammonterebbe a un milione di euro. Il fascicolo d’accusa si basa principalmente su video, quasi tutti filmati con smartphone dai residenti e forniti poi alla polizia. La polizia tedesca ha inviato foto alle polizie europee e i poliziotti di Commercy (vicino a Bure) hanno dichiarato di riconoscerlo.

6 luglio 2019

Nessun affidamento sui dossier di polizia

Una valutazione preliminare del procedimento penale. Di Henning von Stoltzenberg

La pressione politica per perseguire e delegittimare le proteste contro il vertice G20 permane anche dopo due anni. Nel primo processo sui fatti a Elchachaussee, la procura di Amburgo con l’esclusione del pubblico fornisce un modello di processo politico.

A metà giugno, già per la seconda volta è fallita l’eccezione di legittima suspicione contro la camera competente della corte distrettuale di Amburgo. Nell’atto di accusa, la procura cerca di estendere una sentenza della Corte federale di giustizia (BGH) su violenze di tifosi di calcio ad azione politica. La semplice partecipazione a un gruppo violento dovrebbe essere condannata come misura psichica, indipendentemente dal proprio coinvolgimento in atti di violenza. Tuttavia, una traduzione in manifestazioni politiche è stata esplicitamente esclusa da BGH con sua sentenza del maggio 2017.

Non è la prima volta che la magistratura di Amburgo tenta di far rispettare questo parere giuridico contro i NoG20. Nel primo tentativo questo è fallito al cosiddetto processo Rondenbarg contro il giovane italiano Fabio V. Il processo è saltato oltre un anno fa. Ora non è chiaro se e quando sarà la procedura verrà nuovamente riaperto. È quindi da aspettarsi che in questo e altri casi, il verdetto dell’attuale processo Elbchaussee debba essere atteso.

Tuttavia, le accuse ai 5 imputati nel processo Elbchaussee difficilmente possono essere mantenute. Il lavoro investigativo della polizia è stato nel migliore dei casi sciatto. Dopo che vari testimoni invitati hanno contestato le dichiarazioni messe loro in bocca secondo le note di polizia o descritto come “sciocchezza”, il consiglio è giunto alla conclusione che “la parola scritta” nei registri di polizia non è “attendibile”. Il lavoro di più mesi del Soko “Black Block” (Commissione speciale “Blocco nero”della polizia di Amburgo, n.d.t.) sembra consistere nel pensare a dichiarazioni che si adattino alla loro visione dei fatti. I presunti risultati investigativi si sono rivelati in tribunale un’ipotesi di lavoro formulata dai funzionari Soko in base alla lettura del libro “Autonomi in movimento” o di costrutti dell’Ufficio per la tutela della costituzione. Il tribunale si è visto indotto a riaprire le indagini e invitare molti più testimoni del previsto. Il processo dovrebbe continuare almeno fino all’autunno 2019.

Anche in altri processi- G20, le dichiarazioni della polizia si sono rivelate inadeguate o sbagliate. In diverse occasioni, gli imputati sono stati assolti, perché la corte non ha voluto basarsi su dichiarazioni incomplete di investigatori/trici in incognito della polizia civile, presenti in tribunale mascherati, che si costantemente appellati alla loro autorizzazione limitata a testimoniare. Inoltre, materiale video nuovo o per la prima volta valutato criticamente ha fornito sgravio agli imputati. Le accuse si sono dimostrate in molti casi fittizie. Finora, ogni decimo processo G2 si è concluso con un’assoluzione. Questo corrisponde a quasi cinque volte più della media nazionale di tutti i procedimenti giudiziari. Probabilmente la quota sarebbe stata ancor maggiore se alcuni imputati non si fossero fatti trascinare, in considerazione delle prime sentenze troppo elevate e dissuasive e la pressione politica, verso discutibili ammissioni di colpa. Quest’anno sono previsti ancora oltre 20 processi a oppositori/trici del G20. Sono urgentemente necessari solidarietà concreta e contro-propaganda.

Henning von Stoltzenberg è membro del consiglio federale di Rote Hilfe e. V.

http://epaper.neues-deutschland.de/eweb/nd/2019/07/06/a/13/1436450/

Solidarietà con i prigionieri e l’attivista No G20 Loic Schneider!

20 maggio 2019

Quasi 2 anni fa, a luglio 2017 ad Amburgo si è svolto il vertice G20, un incontro tra i 19 Paesi più ricchi del mondo. Obiettivo del G20 è stato l’accordo su strategie per distribuire potere e ricchezza al fine di garantire e accrescere, tramite sfruttamento, espropri, guerra, distruzione ambientale, catastrofi alimentari e controllo dei movimenti migratori, la ricchezza dei Paesi più ricchi a scapito di buona parte della popolazione più povera del mondo. 8 miliardari detengono più ricchezza del 50% della popolazione mondiale.
Il vertice dei governanti ha incontrato la resistenza di migliaia di appartenenti al movimento di sinistra contro il dominio mondiale degli Stati-G20.
Complessivamente, circa 200.000 persone hanno partecipato alle varie proteste.
Intorno al vertice è stata realizzata la più grande operazione di polizia in Germania dalla seconda guerra mondiale, con l’impiego di 31.000 sbirri.
Ciò nonostante l’apparato repressivo bene armato ha spesso perso il controllo della situazione. Il monopolio della violenza dello Stato è stato fortemente messo in discussione e, a intervalli, annullato per varie ore. Barricate e azioni di appropriazione hanno definito il quadro. Unità di polizia sono state ripetutamente messe in fuga.
Subito dopo il vertice è iniziata la campagna di vendetta dello Stato. La massiccia repressione di Stato dopo le azioni durante il vertice G20 persiste ancor oggi.
Finora, ci sono state 5 cacce all’uomo pubbliche in tutta Europa con la diffusione di foto di 400 persone, di cui 110 presumibilmente identificate. La magistratura non è da meno, ben 149 casi giudiziari sono stati chiusi, tra cui 9 condanne senza la condizionale. Una conclusione della caccia da parte della giustizia di classe è tutt’altro che prevedibile.
Dal 18 dicembre 2018 è in corso il cosiddetto “processo Elbchaussee” contro 4 attivisti della Germania meridionale e Loic, originario della Francia. Due di loro sono stati sottoposti a custodia cautelare per quasi 8 mesi.
Nell’agosto 2018 Loic è stato arrestato in Francia su mandato d’arresto internazionale emesso dalla Germania ed estradato in Germania nell’ottobre 2018.
La mattina presto del primo giorno del vertice, un centinaio di attivisti ha dato sfogo alla rabbia contro le condizioni dominanti e chiarito la sua inconciliabilità con il sistema capitalistico mandando in frantumi finestre di consolati, banche, negozi e uffici e incendiando auto nel quartiere residenziale Elbchaussee.
I cinque imputati sono presentati come presunti autori, non accusati di atti concreti, ma devono essere stati presenti sul posto. In questo modo, procura, poliziotti e media costruiscono responsabilità per tutto!
Il processo è previsto terminare a settembre 2019. Le prime due udienze si sono svolte con un’aula affollata, gli imputati sono stati salutati e accolti da un lungo applauso, segni di vittoria e pugni alzati. Alla terza udienza, su richiesta del pubblico ministero, il pubblico è stato escluso per l’intera durata dell’istruttoria.
Il previsto “processo fantasma” con l’esclusione del pubblico è un attacco a tutti noi, quindi al monitoraggio del processo da parte dei solidali, a noi come movimento di solidarietà nel suo insieme.
Già all’inizio del processo in molte città, anche in Francia, si sono svolti azioni, raduni e manifestazioni.
I governanti temono la nostra multiforme solidarietà, che non può né prendere le distanze né farsi intimidire, e lo esprimono chiaramente. I compagni accusati vogliono e continuano ad aver bisogno della nostra piena solidarietà, specialmente Loic, tuttora detenuto. Scrivete un sacco di cartoline e lettere a: Loic Schneider, Holstenglacis 3, 20355 Amburgo!
Non facciamoci dividere in “buoni” e “cattivi”, la resistenza contro il vertice del G20 ad Amburgo è stata legittima. Lottare in modo solidale!
Opponiamoci alla repressione, difendiamo i prigionieri!
Contro l’oppressione imperialista e il razzismo, solidarietà internazionalista!
Loic deve uscire di prigione! Liberté pour Loic!

Saluto del Soccorso Rosso Internazionale (SRI)

SRI è un’organizzazione internazionale della lotta di classe di Belgio, Germania, Italia, Svizzera, Turchia e Kurdistan.

Amburgo-G20. Nuove operazioni repressive – settembre 2018 –

dal sito Dem Volke dienen

Terza inchiesta pubblica del SOKO Schwarzer Block

Gli sbirri di Amburgo hanno diffuso sul Web un’altra serie di foto non commentate, per l’esattezza 70, ed esortano  – senza collegare le foto a fatti o questioni concreti – per la terza volta alla denuncia e autodenuncia.

Contemporaneamente la cosiddetta Commissione speciale del Blocco Nero rende noto il  numero dei processi in atto. Tale commissione deve però ammettere che oltre i ¾ di tutti i processi si svolge contro ignoti.

Gli sbirri cercano di continuare a terrorizzare i NoG20, ma i militanti trovano più che necessario ripetere: “Non ci facciamo dividere! Siamo contro voi, il vostro Stato e tutto quanto voi rappresentate!”.

Come riferisce oggi Hamburger Abendblatt, presumibilmente a fine settembre SOKO Schwarzer Block sarà sciolta. Nel frattempo, parte dei suoi 100 collaboratori, esattamente 45, proseguirà tuttavia il lavoro sui processi riguardanti il G20. Perciò, con lo scioglimento, saranno assoggettati  direttamente a LKA 7, l’Ufficio per la protezione dello Stato.

G20-AMBURGO. 27 giugno, Francoforte. Nuova operazione repressiva e applicazione dell’art. del codice penale 129

Iniziative a Zurigo e Berna sulla repressione G20

Ancora aggiornamenti su repressione G20 – da SR-Svizzera –

Inchiesta G20-AMBURGO. Operazione repressiva in Italia, Spagna, Francia e Svizzera – maggio 2018 –

G20. Lo Stato scatena la caccia all’uomo – da political-prisoners.net –

Il processo contro Kostantin si è concluso – da political-prisoners.net –

Commissione d_inchiesta extra-parlamentare G20. Ininterrotta volontà di condanna persistente dai giudici di Amburgo – aprile 2018 –

Processo G20-Hopping giovedì 26 aprile

G20. Panoramica marzo – da political-prisoners.net –

Il 6, 7, 8, e 9 luglio 2017 sono state quattro giornate di lotta di grande importanza per tutti i movimenti antagonisti d’Europa.

In quelle date migliaia di compagni e di compagne, provenienti da diversi paesi, hanno occupato il suolo della città di Amburgo per esprimere in modo forte e chiaro una ferma opposizione al vertice del G20 che, proprio nei giorni 7 e 8, si sarebbe lì svolto.

Un’opposizione decisa, che è stata capace di rompere nei fatti proprio quegli argini politico-legali entro i quali gli Stati avrebbero voluto far confluire e stemperare le manifestazioni.

Contro questa opposizione lo Stato tedesco ha messo in campo una dura repressione, non solo a vertice concluso ma anche durante e molto prima dello stesso!

Ad oggi 7 compagn* sono ancora detenut*.

Decine sono stat* condannat*.

Tantissim* altr* sono stat* indagat*, perquisit*, intercettat*, pedinat*, minacciat*.

In risposta a questo attacco repressivo si è sviluppata fin da subito una mobilitazione di solidarietà a livello europeo e che ha visto coinvolti diversi paesi con presidi, cortei, azioni dirette, etc.

Come Soccorso Rosso Internazionale abbiamo prodotto e diffuso il manifesto che trovate più sotto.

La repressione per i fatti di Amburgo non si è fermata! La repressione continua! E’ anche e soprattutto per questo che lottare contro questi attacchi repressivi significa contribuire a un rilancio di quelle stesse giornate di luglio.

G20-AMBURGO

NoG20 – Assoluzione e ritiro dell_ordinanza per Konstantin – marzo 2018 –

Da: Political-Prisoners.net

27 febbraio 2018

Fabio riguardo alla protesta contro il G20, “Si è fatto ciò che si doveva fare”

Fabio V. può tornare a casa – il processo nei suoi confronti è saltato. Martedì 27 febbraio doveva svolgersi l’ultima udienza , prima che la magistrata andasse in maternità. Ma lei è ammalata, come il tribunale ha riferito lunedì 26 febbraio agli avvocati – e il termine è scaduto. Ora il processo è sospeso fino a quando un altro giudice alla fine lo riaprirà. Fabio è accusato di aver partecipato, durante il G20, al lancio di pietre contro la polizia. Le prove sono scarse – nel corso di 12 udienze non è stato possibile presentare alcun testimone contro di lui. Il PM non lo accusa di alcun atto individuale, ma solo di partecipazione e sostegno psicologico alla manifestazione. A fine novembre dopo quasi cinque mesi Fabio non è più sottoposto a custodia cautelare. Da allora Fabio non si è  espresso sulla stampa in lingua tedesca. Per tutta la durata del processo vive con la madre ad Amburgo. Ci incontriamo a Sternschanze nei pressi delle sale di esposizione.

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G20: LA REPRESSIONE CONTINUA… LA LOTTA ANCHE!

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7 COMPAGN* ANCORA IN CARCERE!
DECINE DI COMPAGN* CONDANNAT*!
MOLT*ALTR* INDAGAT*, PERQUISIT*, INTERCETTAT*, PEDINAT*, MINACCIAT*!

NESSUNO DI LORO E’ RIMASTO SOLO…
MOBILITAZIONI E AZIONI DI SOLIDARIETA’ CI SONO STATE IN MOLTI PAESI D’EUROPA
E NESSUNO RIMARRA’ SOLO…
A SOSTEGNO DE* COMPAGN* COLPIT* DALLA REPRESSIONE PER LE GRANDI GIORNATE DI LOTTA CONTRO IL G20
SETTIMANA DI MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE
DAL 28 GENNAIO AL 4 FEBBRAIO

LOTTARE CONTRO LA REPRESSIONE SIGNIFICA LOTTARE CONTRO IL TENTATIVO DELLO STATO TEDESCO DI ANNIENTARE IL MOVIMENTO ANTAGONISTA IN GERMANIA!
    FEUER UND FLAMME DER REPRESSION!
 FUOCO E FIAMME ALLA REPRESSIONE!

Solidarietà a Fabio. Libertà per tutti i prigionieri G20.

Diffondiamo un contributo dalla Germania sui fatti di Amburgo – G20 –

Ancora sull’operazione repressiva del 5 dicembre

da Secoursrouge

Le forze della polizia investigativa criminale (LKA) hanno perquisito in parecchi Stati federali 25 immobili. I raid sono avvenuti ad Amburgo, Berlino, negli Stati di Hessen, Nordrhein-Westfalen, Baden-Wuerttenberg, Sachsen Anhalt, Rheinland-Pfalz e Niederschsen, sotto l’egida di una commissione speciale di 170 membri istituita in luglio dopo gli scontri avvenuti nel corso del G20 nel quartiere di Bahrenfeld ad Amburgo. Gli investigatori hanno trascorso questi 6 mesi ad esaminare video e immagini.

Le azioni compiute dalla polizia martedì 5 dicembre hanno coinvolto 583 agenti e mirato a 22 sospetti differenti. La polizia ha dichiarato d’aver aperto 678 inchieste su persone implicate negli scontri di luglio, di cui 372 nomi conosciuti e 306 non ancora identificati. Circa 113 poliziotti sono accusati di cattiva condotta nello svolgimento del servizio e sono oggetto d’inchiesta.

G20, Amburgo. Contro l’ennesima operazione repressiva, i compagni e le compagne rispondono con la solidarietà militante – dicembre 2017 –

Lunedì 27 novembre, Fabio Vettorel è stato scarcerato a seguito del pagamento di una cauzione di 10.000 euro. Nonostante ciò, dato il processo ancora in corso, gli è proibito lasciare la città di Amburgo e gli è stato imposto l’obbligo di firma per tre volte alla settimana.

Il 5/11 davanti al  carcere di Billwerder, alle ore 14, ci sarà una manifestazione in solidarietà con i prigionieri per i fatti del G20.

Alessandro Rapisarda e’ stato condannato ad 1 anno e un mese con la condizionale, quindi e’ stato scarcerato.

Manifestazione ad Amburgo il 16 ottobre in solidarietà ai compagni e alle compagne colpiti dalla repressione

Nell’ambito delle inchieste per i fatti relativi al G20, la polizia sta svolgendo indagini contro 2.000 dimostranti, ma potrebbe anche arrivare a 3.000.

È stata istituita una squadra d’inchiesta speciale “Black Bloc” composta da 180 sbirri, i quali indagano tramite materiale video richiesto alle compagnie di trasporto pubblico e utilizzano un archivio per il riconoscimento dell’identità delle persone.

Il procuratore dello Stato ha sostenuto che 319 manifestanti compresi in tale indagine sono già stati identificati.

22 persone rimangono sottoposte a detenzione provvisoria.

Attacco contro ambasciata tedesca a Berna – settembre 2017 –

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AmsterdamNoG20

tratto da: insurrectionnewsworldwide.com

Il 30 settembre si è svolta ad Amsterdam una manifestazione di circa 100 persone in solidarietà verso i compagni arrestati per le proteste contro il G20 di Amburgo (primi di luglio) e tuttora detenuti, nel corso della quale sono stati portati interventi e iniziative musicali.
Dopo la manifestazione, per le strade della città si è tenuto un corteo non autorizzato di 50 persone.

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Riccardo Lupano e Emiliano Puleo, dopo essere stati condannati rispettivamente a un 1 anno e 9 mesi e a 1 anno e 6 mesi, sono stati scarcerati per via della condizionale. Arrestati nel corso delle grandi giornate di lotta amburghesi contro il G20 di inizio luglio scorso e detenuti per mesi in carcerazione preventiva, entrambi NON hanno sottoscritto alcuna dichiarazione di colpevolezza e/o di scuse.

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Il 30 settembre, a Torino, si è svolta una manifestazione di alcune migliaia di persone contro il vertice G7 dei ministri del Lavoro.

Insieme al Collettivo Proletari Torinesi per il SRI, abbiamo deciso di parteciparvi organizzando uno spezzone del Soccorso Rosso Internazionale esponendo uno striscione in solidarietà con i/le compagni/e arrestati/e per i fatti del G20 di Amburgo e che, qui sotto, pubblichiamo.

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Nella stessa giornata, a Genova, sì è tenuto un presidio itinerante in solidarietà con i/le prigionieri/e del G20, al quale hanno partecipato 50 tra compagni e compagne.

Anche in questa occasione, come SRI, abbiamo deciso di partecipare all’iniziativa, nel corso della quale abbiamo esposto uno striscione sempre in solidarietà con i/le compagni/e arrestati/e per i fatti di Amburgo e che qui sotto diffondiamo.

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Durante il presidio abbiamo anche letto un comunicato del Soccorso Rosso Svizzero, sempre sui fatti di Amburgo e scritto proprio in occasione del presidio.

Qui sotto il comunicato:

Solidarietà ai prigionieri del G20 – Solidarietà alla mobilitazione di Genova      

Salutiamo e sosteniamo l’appello dei compagni e delle compagne di Genova che si riuniranno il 30 settembre alle ore 16 in Piazza San Lorenzo per una manifestazione in solidarietà con i compagni arrestati per aver fatto parte della resistenza al vertice del G20 ad Amburgo.

Eravamo in tanti ad andare ai primi di luglio ad Amburgo per dare un forte segnale comune contro questo vertice delle potenze. Naturalmente da un lato perché ogni occasione serve quando gente come Trump, Merkel, Macron s’incontrano. Dall’altro ovviamente perché la provocazione era troppo grande; il fatto che tenessero il loro vertice in un quartiere che simbolicamente in qualche modo è collegato al movimento di sinistra ad Amburgo. Il G20 a St.Pauli, chi sa, forse programmano il loro prossimo vertice a Exarchia (Atene) o Kreuzberg (Berlino).

Noi appoggiamo le valutazioni del Collettivo contro la repressione per un Soccorso Rosso Internazionale, secondo cui dopo una mobilitazione come quella ad Amburgo il conflitto non sparisce, ma continua sotto altre forme e su diversi piani. Allora è importante, ora dopo che le “nuvole di fumo” su Amburgo si sono spostate, non cedere politicamente, difendere ancor più fortemente quelli ai quali deve essere reso il processo sostituendoci noi al processo che deve essere fatto affermando la nostra giustizia di classe. È incontestabile che i motivi dello Stato sono indotti da una vendetta politica e dall’obiettivo di intimidire oggi coloro che pensano di scendere in piazza domani.

Così come noi abbiamo accettato la sfida per non lasciare indisturbato il loro vertice nel  nostro quartiere, allo stesso modo ora come movimento dobbiamo assumere la sfida di difendere i prigionieri del vertice G20, che nella stessa misura sono ostaggi nelle mani della giustizia di classe ad Amburgo. Non solo, perché è evidente che noi difendiamo tutti quei militanti che portano la lotta politica in piazza. Ma anche perché lo Stato ci vuole indebolire con questi processi. Si deve essere vicini a tutti quelli che in qualunque forma sono in una opposizione antagonista verso lo Stato e lo combattono, affinché ciò non riesca. Difendere i prigionieri vuol dire difendere il nostro movimento. Invertiamo la tendenza – sul banco di accusa ci sono il capitalismo, il suo Stato e la sua giustizia!

                                                                                      Soccorso Rosso Svizzero

Il presidio di Genova, oltre che per ribadire il sostegno ai compagni e alle compagne (tra i quali, ad esempio, Riccardo) colpiti e colpite dallo Stato tedesco per aver manifestato la propria opposizione al G20 e a tutto quello che rappresenta, è stato un’occasione anche per esprimere solidarietà verso Santiago Maldonado il quale, come recita un comunicato dei compagni e delle compagne di Genova “dal 1° agosto è scomparso dopo un’operazione della Polizia e della Guardia Nazionale Argentina per reprimere un comitato di resistenza Mapuche in lotta contro la colonizzazione ad opera delle multinazionali (come Benetton) del territorio in Patagonia. Nei territori argentini e cileni, latifondisti, mercenari e sicari, con la complicità della Polizia uccidono e reprimono i popoli abitanti delle terre che continuano ad espropriare per i loro profitti. Gli Stati, l’autorità ed il Capitale ne sono i responsabili. In tanti anni di lotte molti ancora sono i desaparacidos, i prigionieri e gli scioperi della fame del popolo mapuche e dei suoi solidali”.

Di seguito pubblichiamo alcune foto del presidio:

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CCRSRI

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Da alcune settimane sono iniziate le udienze contro i 30 e più manifestanti internazionali arrestati nel corso delle manifestazioni anti-G20 di Amburgo (6, 7, e 8 luglio), i quali continuano ad essere sottoposti in carcerazione preventiva.
Tra questi 5 italiani. Tra di loro la prima ad essere stata scarcerata è Maria Rocco, mentre il 28 settembre è tornato in libertà Orazio Sciuto, dopo essere stato condannato a 1 anno e 3 mesi con condizionale, permettendone così la liberazione.

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A partire dal 5 ottobre, sempre al tribunale di Amburgo, riprenderanno le udienze contro Riccardo e altri/e compagni/e.

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Il 1° ottobre, sotto il carcere di Amburgo, si è svolto un presidio in solidarietà verso i compagni arrestati per i fatti del G20.

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Lunedì 28 agosto si è tenuto il 1° processo contro uno degli arrestati per i fatti del G20 di Amburgo. Si tratta di un olandese di 21 anni accusato di lesioni personali, attacco ai funzionari dello Stato e gravi violenze contro la pace, il quale è stato condannato a 2 anni e 7 mesi di reclusione senza condizionale. La condanna è stata formulata basandosi unicamente sulla testimonianza di un poliziotto.

Ad oggi sono 30 i manifestanti internazionali detenuti nella carceri di Amburgo e a breve verrà processato un altro degli arrestati, un manifestante polacco.

In solidarietà verso i manifestanti arrestati e detenuti per i fatti del G20, il 3 settembre si terrà un corteo-presidio sotto il carcere di Amburgo.

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Domenica 3 settembre 2017
H.14.00 concentramento alla fermata della metro di Billwerder/Moorfleet
Corteo e presidio sotto al carcere di Billwerder

Lettera di un detenuto francese per i fatti del G20, dal carcere di Billwerder ad Amburgo

Amburgo. Lettera di Alessandro dal carcere di Billwerder.

Comunicato del CCRSRI sui fatti di Amburgo

Lettera della compagna Maria dal carcere di Billwerder-Amburgo

Comunicato del Comitato contro la Repressione di Napoli sui fatti di Amburgo

Anarchici per la rivolta sociale sui fatti di Amburgo

Dei 56 arresti giudiziari eseguiti durante il G20, 35 persone sono ancora detenute, di cui 22 militanti internazionalisti. Fra loro: 6 italiani, 3 francesi, 2 olandesi, uno spagnolo, uno svizzero, un ungherese, un serbo, un senegalese, un romeno, un austriaco, un polacco e un ceco. Gli internazionalisti sono detenuti perché lo Stato tedesco  sostiene esista “rischio di fuga”.

Gli indirizzi degli italiani sono i seguenti:

ALESSANDRO RAPISARDA

Jva billwerder

Dweerlandweg n.100

22113 hamburg

Germany

FABIO VETTOREL

Holstenglacis

Amburgo

Germany

Breve resoconto della mobilitazione contro il G20 di Amburgo – tratto da aufbau.org –

Lettera del compagno Riccardo dal carcere di Amburgo

Il 7 e l’8 luglio si è svolto ad Amburgo (Germania) il G20. Come CCRSRI diffondiamo una raccolta di materiali in merito, tratti da Political-Prisoners.net e da Secoursrouge.org e da noi tradotti in italiano.
Inoltre, pubblichiamo anche una lettera del prigioniero anarchico Thomas Meyer Falck, detenuto ormai da molti anni in Germania, e scritta proprio in occasione del vertice.
Ad oggi i manifestanti ancora in carcere sono circa 55 (la maggior parte tedeschi, poi italiani, francesi, svizzeri, baschi e greci). Il 18 luglio sono cominciati i processi, nel corso dei quali viene confermata la permanenza in carcere dei compagni e delle compagne.

Amburgo, G20. A fianco dei compagni e delle compagne colpiti-e dalla repressione – luglio 2017 –

BLOCCARE-SABOTARE-SMANTELLARE-CONTRO IL VERTICE G20 AD AMBURGO – LUGLIO 2017 –

manifesto