40 anni in carcere … per la Rivoluzione!

1982, apice dello scontro di classe degli anni 70. Le Organizzazioni rivoluzionarie affrontano, combattendo, la svolta “sudamericana” della repressione: retate in massa (più di 1200 arresti nell’anno), tortura sistematica e carceri speciali, esecuzioni mirate. La svolta avvenne soprattutto con l’operazione Dozier – comandante NATO per il sud Europa e massacratore in Vietnam – sequestrato dalle BR. Che verrà liberato solo grazie all’uso della tortura, al terrorismo di cui sono capaci Stato, CIA e NATO.

Durante tutto il 1982 lo scontro continuò, virulento, e purtroppo il movimento di classe non riuscì più a reggere l’urto, cominciò a disgregarsi. E, certo si rivelarono i limiti, gli errori del movimento di classe nel suo insieme, dalla grande sconfitta operaia del 1980 in poi. Ma quale processo rivoluzionario non passa per un lungo e tortuoso percorso? D’altronde un grande aiuto allo Stato venne dal pentitismo, dalla dissociazione, dalla resa di ampi settori del movimento (fenomeni alimentati dai traditori storici della sinistra riformista, integrata allo Stato imperialista).

Ma ci fu chi resistette e mantenne alta la bandiera rossa rivoluzionaria. Sia spezzoni di Organizzazioni sia militanti prigionieri/e. Quelli che oggi vogliamo ricordare sono proprio loro, quelli/e che catturati nel fuoco del 1982, hanno mantenuto un’ammirevole coerenza e continuità militante. Fra loro, almeno un nome: Cesare Di Lenardo, giovanissimo operaio friulano, partecipe dell’operazione Dozier, che affrontò eroicamente quei giorni di tortura, e fece scoppiare pubblicamente il caso. Lui e una ventina di compagne/i sono appunto in carcere da quei giorni, da 40 anni!

Le ragioni dell’anticapitalismo e dell’antimperialismo sono più vive che mai. Il sistema sta degenerando completamente , la crisi pandemica viene strumentalizzata per imporre una pesante ristrutturazione economico-sociale-militare, l’aggressività imperialista (dalla Libia alla Siria, dall’Africa all’Ucraina) e la devastazione ambientale sono sfrenate. La NATO che ha fornito esplosivi e direzione operativa agli stragisti in Italia, negli anni 70 (e dopo), è la stessa che oggi incorpora milizie naziste e jihadiste nelle numerose aree di conflitto. Di fronte a un tale sistema solo una prospettiva rivoluzionaria può offrire delle possibilità di rottura e trasformazione. Per questo i/le compagni/e in carcere resistono, per questo hanno un grande valore per noi, per il movimento di classe che cerca di svilupparsi.

Il Soccorso Rosso Internazionale si è formato proprio assumendo la difesa, la solidarietà con questo tipo di prigionieri/e e in una logica e presenza internazionalista. In particolare rispetto a Rojava/Turchia, Grecia, Spagna, Palestina (in un orizzonte euro mediterraneo), laddove cioè lo scontro e i movimenti di liberazione sono più forti.

Questa è la prospettiva che vogliamo alimentare, l’unità nelle diversità cui appelliamo: la solidarietà contro la repressione per rafforzare e sviluppare la lotta rivoluzionaria. Ovunque!

Febbraio 2022

Proletari Torinesi per il Soccorso Rosso Internazionale – proletaritoperilsri.blogspot.com – su Facebook: Proletari-torinesi-per-il-Soccorso-Rosso-Internazionale/Riscossa-Proletaria

Collettivo contro la repressione per un Soccorso Rosso Internazionale – ccrsri.org – su Facebook: Ccrsri Soccorso Rosso

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