Documento dei rivoluzionari prigionieri e militanti di Lotta Rivoluzionaria N. Maziotis e P. Roupa in sciopero della fame

Nikos Maziotis e Pola Roupa, rivoluzionari prigionieri e militanti dell’Organizzazione Lotta Rivoluzionaria, sabato 11 novembre sono entrati in sciopero della fame.

I compagni vogliono:

  • la revoca degli articoli di legge relativi al regime d’isolamento e alla detenzione nei locali della polizia;
  • l’uscita immediata di Nikos Maziotis dall’isolamento a cui è sottoposto dallo scorso luglio;
  • l’adeguamento delle condizioni dei locali adibiti alle visite e l’aumento della durata delle stesse (almeno tre ore) tra i figli e i loro genitori detenuti (nel caso di Pola e Nikos che ricevono la visita del loro figlio, Lambros);
  • la possibilità d’incontrarsi per Pola e Nikos.

In occasione del loro sciopero della fame, i compagni hanno prodotto un’importante analisi politica della situazione in Grecia, che qui sotto pubblichiamo e diffondiamo.

Il 1° dicembre, Nikos Maziotis e Pola Roupa sono entrati nella quarta settimana di sciopero della fame.

GRECIA

NUOVO SCIOPERO DELLA FAME DEI PRIGIONIERI MEMBRI DI LOTTA RIVOLUZIONARIA, POLA ROUPA E NIKOS MAZIOTIS

11 NOVEMBRE 2017

IL SISTEMA MARCIO E LA MANCATA RESISTENZA SONO LE RAGIONI DELLA SOCIETA’ IN DECOMPOSIZIONE

Quasi 10 anni dopo lo scoppio della crisi con il crollo del sistema finanziario, della bancarotta e 7 anni dopo l’inizio dell’era dei memorandum e del controllo del Paese da parte della Troika (FMI, CE, BCE) la base sociale di questo Paese ha subito il più forte attacco dalla Seconda Guerra mondiale.

I governi fantoccio greci hanno definitivamente delegato l’effettiva direzione economica e politica alle organizzazioni sovranazionali della UE e indirettamente ai mercati di capitale e stanno imponendo nuove misure di eutanasia sociale per grandi fasce di popolazione in questo Paese, che sono assolutamente insignificanti ai fini dei sovraprofitti dell’accumulazione capitalistica. Perciò non importa se scompaiono. Questa condizione di condanna è anche il prerequisito per la sopravvivenza del sistema stesso, per la conservazione del regime politico, per la perpetuazione del capitalismo.

La propaganda di governo della fuoriuscita dalla crisi e del ritorno dell’economia greca sulla via del recupero è una menzognero luogo comune  europeo  per mostrare il presunto successo dei programmi e dei memorandum, per liberare la UE dall’obbligo di continuare a sostenere finanziariamente il regime greco e permettere ai mercati di capitale di assumere la direzione dalla UE nel riciclaggio del debito greco e della speculazione attraverso il regime. Un debito che secondo affermazioni di rappresentanti del regime se non sarà ridotto drasticamente nell’immediato futuro, costringerà lo Stato greco a dichiarare bancarotta. Non da ultimo, l’uscita dai mercati da parte dello Stato greco farà crescere il già enorme debito greco, che ora supera il 180% del PIL.

Tuttavia, il messaggio che le potenze mondiali hanno tratto da questi anni con le politiche di salvataggio del sistema adottate dalle banche centrali e dai governi che hanno scaricato tutto il peso della crisi creata dai ricchi sulle spalle dei popoli è: qualunque cosa facciano hanno i loro animali da soma, la base sociale, a sostenere la crisi e produrre profitti. E fino al prossimo crollo prosegue la pratica abituale di arricchimento, gonfiando il debito globale e la sua finanziarizzazione. Ma la gente ha già subito un enorme attacco. La base sociale del Paese conta milioni di poveri emarginati e disperati. Ha visto migliaia di morti per fame, malattie e suicidio.

Il ministro del governo SYRIZA-ANEL, Kontonis, ha dichiarato che per il governo è un successo il fatto che la gente non peschi dai rifiuti. La gente prende anche da mangiare tra i rifiuti, ma non la si mostra più in televisione. Questo perchè è una priorità generale di partiti e media appoggiare il “racconto del successo” dei memorandum.

Il furto di ogni ricchezza eccedente lasciata alla base sociale continua con incessante tensione da parte del governo attraverso tagli di salari e pensioni, abolizione dell’assicurazione pubblica, tassazione dei più poveri economicamente, tutto ciò mentre cresce la povertà. Su ordine di UE, le banche getteranno migliaia di mutuatari sulla strada e non esiste possibilità di convincere il governo a uscire dalla crisi.

L’unico successo ottenuto dal governo è la passività sociale e la sconfitta delle lotte. Questo perché la precondizione fondamentale per imporre tali politiche criminali nel Paese, che hanno emarginato migliaia di persone, ne hanno uccise migliaia, sono state e sono la normalità politica e la mancata forte risposta sociale. Minore è la resistenza della società, maggiore la spietatezza del sistema.

Le risposte sociali ai memorandum sono in qualche modo a un punto morto, mentre il regime era determinato a imporre i memorandum ad ogni prezzo politico. Ma il motivo per cui questi memorandum sono stati imposti è stata l’assenza di un vasto movimento rivoluzionario forte che potesse impedire le politiche di eutanasia sociale. Con la sconfitta della resistenza, SYRIZA ha dato la scalata al potere. Il governo SYRIZA-ANEL è pure stato l’ultimo sprazzo di reazione al sistema e alle politiche per superare la crisi.

Oggi la base sociale è degenerata, mentre i signori dell’economia e della politica nel Paese si sono garantiti le proprie ricchezze nei paradisi fiscali e nelle banche estere. I Paradise Papers vengono a ricordare ciò che tutti sanno: che le potenze economiche e i loro assistenti politici non sono colpiti da nessuna crisi e non li riguarda alcuna misura imposta. In modo “legale ed etico” (sic): continueranno ad arricchirsi, mentre milioni di persone muoiono di fame e povertà.

Oggigiorno, la base sociale è degenerata perché questo sistema marcio sta uccidendo per sopravvivere, annienta la solidarietà sociale e la coesione e spinge a delinquere.  La guerra di tutti contro tutti è l’origine del capitalismo e della libertà economica dei ricchi di fare ciò che vogliono con il sostegno dei governi. È l’origine della concorrenza assoluta che ha dominato il pianeta.

Le loro stesse creature – i crimini fra le basi sociali – sono ora la questione primaria dei politici. “Ordine e sicurezza” è lo slogan comune delle élite politiche per affrontare drasticamente questi fenomeni prodotti del regime stesso. Oggi uno degli aspetti più popolari di propaganda è il crimine nella base sociale. Si tratta del fenomeno generato e alimentato dal regime stesso.

E d’altra parte i grandi criminali, i veri terroristi e i banditi ch costituiscono il potere  economico e politico rimangono immuni.

La società degenera e si trasforma in cannibalismo non essendoci via d’uscita politica alle condizioni sociali modellate dal regime stesso: perché crea povertà e miseria, emarginazione e disperazione. Ciò annega i giovani nella droga, annulla la solidarietà sociale. Crea le condizioni per una società cannibale. È questo il crimine.

Le prigioni sono affollate e sempre più persone ne varcheranno la soglia, dato che esistono le condizioni economiche e politiche per aumentare ogni forma di delinquenza e continueranno ad esserci.

E le prigioni ora sono bersaglio del totalitarismo di sinistra promosso dal governo con l’introduzione del nuovo codice punitivo che punta a ridurre le prigioni in crematori per migliaia di prigionieri.

LOTTA RIVOLUZIONARIA E’ L’OBIETTIVO

In cima alle priorità del governo e degli altri partiti di regime c’è sempre Lotta Rivoluzionaria e la nostra visione politica. E il trattamento che il regime ci ha sempre riservato è stato proporzionale alla sua visione di minaccia politica rappresentata da Lotta Rivoluzionaria, ma anche da noi personalmente. E non l’ha mai nascosto.

Perché Lotta Rivoluzionaria era una minaccia politica contro la politica dei memorandum, un importante fattore di resistenza, un’organizzazione che promuoveva il sovvertimento del sistema e la rivoluzione, il cambiamento della società per contrastare alle origini la crisi.

Perché Lotta Rivoluzionaria e noi personalmente lottiamo per la solidarietà sociale che può trionfare rovesciando il regime criminale che promuove decadimento sociale e morte sociale. E il trionfo della solidarietà sociale presuppone la creazione di una società con uguaglianza economica e libertà politica per tutti.

E dato che ci condannano come nemici della democrazia, quelli che il sistema politico disprezza e prende in giro con la sua stessa esistenza di democrazia reale e che il loro è un sistema di oligarchi a favore dei ricchi e dei potenti, che infrangono la loro stessa costituzione quando il potere e la ricchezza dei banchieri sono a rischio (imposizione anticostituzionale dei memorandum), precisiamo che la democrazia reale è quella diretta. L’organizzazione politica di società di oggi presuppone oggi l’organizzazione economica della società basata sul principio dell’uguaglianza economica.

L’attuale sistema di rappresentanza parlamentare, specialmente ora con un parlamento screditato che secondo l’inchiesta di Eurobarometer riscuote la fiducia solo del 13% della gente nel Paese, il sistema politico in vigore inteso in questo momento come fantoccio delle potenze mondiali, sono i nemici della vera democrazia.

Democrazia reale, libertà politica e uguaglianza economica sono valori inseparabili. E la solidarietà sociale è un valore indiscutibile. Tutti questi valori tolgono di mezzo il sistema politico ed economico esistente. E tutti questi sono i valori per cui Lotta Rivoluzionaria è detenuta.

Anche prima dei nostri arresti gli apparati repressivi ci hanno indicati attraverso i media come  soggetti principali e Lotta Rivoluzionaria come organizzazione di difesa per ogni attività armata nel Paese. Hanno posto una taglia di 1 milione di euro su di noi.

L’arresto di Nikos Maziotis nel luglio 2014 è stato presentato dall’allora ministro dell’Ordine pubblico come importante dato per realizzare senza ostacoli i memorandum e salvare il sistema. Con Nikos Maziotis hanno “inaugurato” le carceri di tipo C [1] di  Nuova Democrazia a Domokos, essendo stato il primo prigioniero politico ad esservi trasferito.

Un momento particolare del nostro trattamento speciale è stato l’arresto di Pola Roupa. Il modo con cui Stato e governo hanno trattato nostro figlio di 6 anni rimarrà nella storia come l’attacco repressivo più violento.

L’imposizione di un regime d’esenzione unico per Maziotis, in isolamento dallo scorso luglio, è un altro aspetto del nostro trattamento speciale.

Il nuovo Codice penitenziario prevede speciali dispositivi fotografici per Pola Roupa da installare in isolamento e stabilisce il regime d’isolamento a Nikos Maziotis (art 11, paragrafo 6, punto e). Mentre si introduce il provvedimento per la detenzione dei processati e sottoposti a regime speciale d’isolamento, in posti di polizia, ciò che per noi e i nostri lunghi processi, è una manovra mirante al fallimento della conduzione del processo civile e alla sua effettiva cancellazione.

Sappiamo di rappresentare una minaccia politica per il regime anche se siamo in prigione. Sappiamo d’esser in cima all’ordine del giorno degli obiettivi politici del governo da indirizzare contro i nemici del sistema. Questo l’ha dichiarato espressamente Tsipras in parlamento, citando due volte il nome di Pola Roupa come successi della sua politica repressiva governativa, ponendo particolare attenzione a questo arresto. Tutti hanno sentito che era il solo nome rispetto agli arresti, menzionato in parlamento.

Lo dicono esplicitamente con gli ampi resoconti che stanno facendo sempre nominando Pola Roupa e la nostra storia politica, con i  media a presentarci come elementi centrali in ogni attività armata.

Ed è chiaro che mentre gli apparati repressivi hanno già ridotto Lotta Rivoluzionaria a una “difesa” per una serie di rapine avvenute in Grecia, si continua a porre al centro dell’azione armata nazionale – di ogni tipo e forma – Lotta Rivoluzionaria e noi personalmente.

Questa è una politica strategicamente importante per lo Stato, il governo e i media, derivante dal dare la priorità al nostro caso, a Lotta Rivoluzionaria e alle nostre scelte politiche. Perché, mentre siamo in carcere, la loro guerra contro di noi non si ferma e in ogni modo il governo mostra la sua volontà politica contro di noi, da lungo tempo personale.

Abbiamo ripetutamente dichiarato e tutti sanno ciò che facciamo. Le azioni politiche e le azioni di Lotta Rivoluzionaria, organizzazione di cui siamo membri, noi le difendiamo sempre politicamente ad ogni costo. Tuttavia, per azioni con cui non siamo d’accordo e non sono collegate a Lotta Rivoluzionaria – che gli apparati repressivi conoscono – non siamo disposti ad essere  imputati. Ognuno si assume la propria responsabilità nel campo politico.

Sappiamo però che la decisione dello Stato di porci al centro di ogni attività armata è di importanza strategica. E questa politica converge con l’obiettivo primario dello Stato di incarcerarci con un regime di trattamento speciale. Avviene e converge con il nuovo regime d’eccezione che prepara e ripristina le prigioni di tipo C), con una speciale priorità da darsi a noi personalmente questa volta con i dispositivi fotografici di cui all’art. 11, paragrafo 6, del nuovo Codice penale.

IL NUOVO CODICE PENITENZIARIO E LA MINACCIA DEL REGIME DETENTIVO

Secondo l’art. 11, paragrafo 6 del nuovo Codice penitenziario “i condannati per organizzazione di evasioni e altri reati commessi dentro strutture detentive e sottoposti alla legge applicabile per terrorismo e criminalità, saranno detenuti in aree specificamente designate”.

Si sa che in passato ci sono stati casi di detenuti in fuga o tentate evasioni. Mai in precedenza a nessun governo si è chiesto di legiferare specificamente sull’organizzazione di fughe, per isolare detenuti per tali casi. L’ultima evasione è stata nel 2013, sotto ND (partito politico di Nuova Democrazia).

Durante questa recente congiuntura storica, l’unica evasione non processata è il tentativo di fuga di prigionieri politici fatto da Pola Roupa nel febbraio 2016, per il quale sono accusati sia Nikos Maziotis che altri prigionieri politici.

Non sappiamo se questo provvedimento sia applicato retrospettivamente e includa altri casi di fuga, ma di sicuro riguarda questo caso. È un puro dispositivo.

Nella misura in cui ci sono altri prigionieri condannati per aver organizzato fughe di prigione, questi ovviamente avranno lo stesso trattamento, dato che sappiamo che  l’ampiezza di una misura eccezionale già imposta per legge includerà altre categorie di prigionieri, è un dato di fatto.

Ogni manovra tesa a condizioni sempre più totalitarie nella società e in tal caso nelle prigioni, normalmente passa sopra i nemici politici dichiarati del sistema che sono prigionieri dello Stato e quindi deve essere estesa a più ampie categorie politiche e sociali di persone. Riguardo alle evasioni di prigione, finora – e in seguito a interferenza legale e politica in proposito – è stato sancito come diritto di un prigioniero per il riconoscimento della natura umana tendente alla libertà, con il risultato che l’evasione ha costituito fino a data recente un reato minore.

Naturalmente, in un regime come quello moderno, fermamente e senza rivali politici teso all’assoluto totalitarismo, lo Stato vuole mostrare che questa tendenza alla libertà è  tendenza detestabile. Ecco perché la sua punizione esemplare, sottoponendo i prigionieri che tentano la fuga a un regime di isolamento permanente, ora è diretta da un governo di sinistra tramite il nuovo codice penitenziario.

Le condizioni detentive speciali, anche nel caso d’isolamento assoluto, si basano sullo stesso articolo e riguardano una grande categoria di prigionieri che “manifestino comportamento violento contro il personale penitenziario”. Oltre all’imposizione di una sanzione disciplinare ai cosiddetti prigionieri “duri” da parte del consiglio, l’art. 11 (6) (a)  prevede la possibilità di porre questi prigionieri in un regime speciale di quarantena per lunghi periodi di tempo. E poiché la questione può anche concernere l’incitamento a mobilitarsi nelle prigioni, questo articolo è supposto per “ragioni di sicurezza”, i prigionieri attivamente coinvolti nella vita della prigione devono essere messi in isolamento.

L’art. 11 elenca le discriminazioni e la segregazione dei detenuti. Oltre alle attuali classificazioni di cui al paragrafo 4, si prevede un regime straordinario per la detenzione di una categoria speciale di detenuti “nel caso di trasferimento per ragioni procedurali se non esista tale struttura o reparto, il detenuto è collocato in un’area designata in modo speciale di un posto di polizia locale.

Se ragioni connesse alla sicurezza del Paese o all’ordine pubblico o all’ordine e sicurezza nelle strutture penitenziarie rendano necessario adottare misure di sicurezza aggiuntive per la custodia di un detenuto per motivi procedurali ed evitare di comunicare con detenuti di altre categorie, la guardia e la permanenza nella prigione possono essere previsti su proposta dell’autorità di polizia competente o della Direzione Generale per Reati Penali del Ministero di Giustizia in qualche altro posto di polizia”. “Motivi riguardanti la sicurezza del Paese o l’ordine pubblico” sono chiaramente concernenti i membri di organizzazioni armate, essendo chiesti per ragioni esistenti solo nell’art. 187 A e in ogni altro articolo del Codice penale. Di conseguenza, questa norma fornisce l’opzione di tenere qualcuno in isolamento nel GADA (centrale di polizia), su decisione del ministro se si tratti di qualcuno incarcerato in base all’art. 187 A [2], cioè membro di un’organizzazione rivoluzionaria armata, durante il suo processo.

Detenzione in posti di polizia (e mentre esistano prigioni nell’area del processo): allo stesso articolo si ricorre per motivi di sicurezza nelle strutture penitenziarie. Conseguentemente, rispetto ai detenuti appartenenti a categoria detentiva con circostanze speciali si elude il diritto a un vero processo.

Considerate le condizioni detentive in tali circostanze e dato che i nostri processi da molti mesi sono caratterizzati dal ripristino di questa norma introdotta inizialmente da ND con la legge sulle prigioni di tipo C), lo Stato non solo viola ogni diritto al processo, ma rende nulla la sua condotta. E in questo caso è evidente. Kontonis, ministro di Giustizia, con l’art. 11 quasi apertamente dichiara il trattamento “straordinario” riservatoci, disposizione d’eccezione unica con obiettivi più personali.

Dato che ha affermato in molti modi il compito della polizia e centrale del governo e di lui stesso quello di introdurre la segregazione e dentro la classe dei prigionieri politici, cioè i detenuti in base all’art 187 A, è chiaro che il trattamento eccezionale mira a creare le maggiori condizioni di repressione, escludendo la comunicazione con altri detenuti.

Art. 11 e sottotitoli hanno introdotto al paragrafo 6, in specifico riferimento a quanto stabilito nell’art. 11 stesso e nel paragrafo 4  a “questioni di sicurezza e ordine pubblico” concernenti esclusivamente prigionieri politici e le condizioni di conduzione dei loro processi, principalmente processi politici: è evidente che il ministero ha lanciato il trattamento eccezionale e l’attacco personale a quelli che hanno un atteggiamento politico e una ragione, difendono le loro scelte e le esprimono in tutte le prigioni e in tutti i tribunali. I nostri processi sono presi di mira ed è stata lanciata la loro abolizione, tutto ciò, insieme all’art. 51 sulle comunicazioni dei prigionieri e la loro drastica limitazione (vedi sopra) mira a ridurre al silenzio politico i prigionieri politici.

Sappiamo che anche la nostra espressione politica è pericolosa per la giunta di regime. L’attacco deciso contro di noi sta alla base delle loro politiche e deriva da questa paura politica. Questo perché si suppone che processi come quelli affrontati da noi siano impossibili da condurre tranquillamente con le condizioni previste per le nuove prigioni, la conclusione certa è che alla fine lo scopo del governo è anzitutto politico: l’abolizione del processo civile.

Parità di diritti e rispetto della dignità umana secondo la costituzione sono esplicitamente elusi nel Nuovo codice penitenziario sia con le norme speciali e il regime d’eccezione che sarà imposto in casi particolari come abbiamo detto, che tramite altre norme come menzionato all’art. 2 paragrafo 4  “casi eccezionali quando misure possano comportare restrizioni alle normali condizioni di vita dei prigionieri definite caso per caso secondo decisione di un PM”.

Pure l’art. 15 (3) implica la decisione del ministro di Giustizia di “includere detenuti in nuove categorie per motivi di trattamento speciale”. Perciò, l’introduzione di nuove discriminazioni fra i prigionieri dipende dalla discrezione del PM e del ministro.

L’art. 51 introduce la restrizione sulle comunicazioni telefoniche del prigioniero. Secondo tale articolo, i numeri telefonici comunicati dai prigionieri saranno incorporati nel software e ai prigionieri sarà data una password per comunicare con loro e saranno permessi solo i numeri telefonici da loro dati al servizio. È chiaro che questa misura non è introdotta per monitorare le comunicazioni telefoniche del prigioniero dato che ciò è valido in ogni caso. Ciò che viene introdotto è il controllo rigido delle comunicazioni con le persone che li visitano, cioè i parenti, e richiederà chiaramente la speciale approvazione del personale carcerario per le comunicazioni degli altri prigionieri. Se per esempio il singolo procuratore non approvasse nessuna comunicazione non verrà data password.

La restrizione generale per le comunicazioni telefoniche di tutti i prigionieri per la prima volta è un nuovo tipo di provvedimento totalitario contro la libertà della gente di comunicare, sancita pure dalla costituzione.

Sebbene non espressamente stabilito in questo articolo, la restrizione delle comunicazioni dei prigionieri è quella prevista da questo articolo.

 L’art. 13 “su disposizioni speciali per madri detenute e genitori detenuti” e al paragrafo 3 incorpora l’art. 1532 del Codice civile riguardante “responsabilità dei genitori” nel caso di genitori detenuti. Limita la possibilità per bambini fino a 3 anni di vivere con la madre detenuta (è prevista la possibilità di vivere con il padre detenuto, ma tale possibilità è impossibile alle attuali condizioni) sole se giudicato necessario da un tribunale dei minori. Perciò fa decadere il fatto che un prigioniero, una madre possa tenere suo figlio con sé in prigione se lo desideri. Ora questo sarà deciso dai tribunali. Esiste pure una distinzione per i prigionieri che scontano una pena di oltre 10 anni, nel qual caso l’assistenza al bambino – se sarà affidata a un parente o un’istituzione – sarà pure deciso da un tribunale dei minori. Di conseguenza il bambino rimarrà alla madre se necessario, nel caso non esista altra persona adeguata e a discrezione del giudice.

E quando il bambino avrà 3 anni sarà affidato a un istituto se ogni tribunale dei minori ritenga inadeguato l’ambiente familiare dei genitori. Mentre il governo afferma di legiferare per il rilascio di donne con bambini piccoli, condannate a 10 anni, il nuovo codice penale annulla tale caratteristica, dato che all’art. 13, paragrafo 3 si prevede che questa misura sia applicata  “Laddove la norma per uno spazio individuale di vita esclusivamente per il genitore detenuto e il/la suo/a figlio/a è impossibile (..) Esso (l’organo competente) può ordinare gli arresti domiciliari per la madre o il padre (…)”. Nel caso di arresti domiciliari è un dato di fatto che nessun genitore può adempiere al suo compito, poiché il bambino non può rimanere continuamente chiuso in casa. Pertanto è ridicolo proporre e applicare tale legge.

Ma che succede se la pena supera i 10 anni? L’art.13, paragrafo 3 afferma che se non esiste posto adeguato per collocare il bambino fino all’età di 3 anni con sua madre in prigione e nel caso la pena sia superiore ai 10 anni, il tribunale dei minori deciderà se il bambino resta a un membro della famiglia o a un’istituzione.  E in caso non ci siano membri della famiglia o non siano considerati adatti dal tribunale, piuttosto che migliorare le condizioni detentive  preferiscono affidare i bambini alle istituzioni.

Invece di rinchiudere i bambini, potrebbero provvedere a un altro spazio per la madre in modo che rimanga con il figlio finché abbia 6 anni – assoluta esigenza per la madre – al contrario prevedono visite di un giorno da genitori detenuti una volta al mese, invece, ad esempio, di fare leggi affinché i bambini piccoli possano rimanere di notte con la madre. Prevedendo una visita nel corso di due mesi, misura che sarebbe essenziale per i bambini per sostenersi, legiferano contro i bambini e sono vendicativi e sessisti rispetto alle donne – abusano della legge e negano il diritto alla maternità.

C’è solo da dire che nessuna possibilità di rilascio viene data a detenuti la cui pena superi i 10 anni, e l’assenza di un ambiente adeguato per bambini rende definitiva la loro detenzione.

È naturale che il regime esistito prima riguardo a genitori e minori detenuti venga capovolto. Finora figli e i loro genitori detenuti non sono stati coinvolti in processi per giudicare l’ambiente del bambino, salvo in casi eccezionali di violenza contro i bambini, o completa incapacità dell’ambiente a tenerli o in mancanza dei genitori.

Ora esiste una legge applicata in casi molto particolari affinché tribunali e psichiatri infantili controllino e decidano in merito all’ambiente in cui vivono i bambini, mentre verso il genitore detenuto si assume un atteggiamento sfavorevole e razzista per la loro capacità di giudicare gli interessi del figlio, interessi in base all’art. 13 (3). Ora tali interessi ora sono giudicati dal tribunale.

Questa disposizione è stata annunciata dal ministro di Giustizia, Kontonis, in un’intervista il 7 gennaio 2017 sul canale pubblico televisivo quando è stato intervistato circa il trattamento di nostro figlio da parte dello Stato e del governo con l’arresto di Pola Roupa il 5 gennaio 2017.

È ben noto che il trattamento “eccezionale” riservato a nostro figlio, tenuto in GADA e specificatamente nel reparto antiterrorismo per ore con estrema segretezza, interrogato e su ordine del procuratore tenuto sotto sorveglianza in una vicina clinica psichiatrica, è storicamente unico. Nostro figlio è stato trattato come un criminale, un potenziale terrorista, perché si trattava del nostro figlio. Poi, dapprima si è tentato di togliere la nostra assistenza genitoriale del tutto e definitivamente eliminare ogni rapporto con nostro figlio e spezzarlo per sempre, affidando l’assistenza genitoriale temporaneamente al servizio sociale dell’ospedale che l’ha tenuto, con l’opzione di rinchiuderlo in un istituto.

Il rapimento del bambino nell’ospedale psichiatrico è terminato dopo lo sciopero della fame e della sete, ma anche in seguito alla protesta politica e sociale che ciò ha suscitato. Lo Stato però ha chiesto, tramite l’ufficio del procuratore di Kalamata, che ci fosse tolta la custodia di nostro figlio e che fossero imposte condizioni restrittive su di lui, sotto la supervisione del servizio sociale e dei psicologi infantili. Questa condizione di permanente ostaggio che vogliono imporre al nostro bambino così come la revoca della nostra custodia è legata al fatto che noi siamo quello che in realtà siamo.

Nel processo che si svolgerà il 15 novembre, per il quale ci è negata la possibilità di rifiutare di essere condotti a Kalamata per parteciparvi, l’ufficio del procuratore  di Kalamata ci chiede di togliere permanentemente la nostra custodia genitoriale e, finché giungerà alla maggiore età, impone il controllo permanente dei servizi sociali e degli psicologi infantili. Per motivi di vendetta politica vogliono togliere la nostra custodia, per ragioni di vendetta e contro nostro figlio vogliono imporre condizioni restrittive, per tenerlo ostaggio.

L’art. 13 non prevede la custodia ai genitori detenuti, ma i tribunali decideranno quale sia l’ambiente più appropriato per la loro assistenza. Quello che hanno richiesto per nostro figlio è chiaramente differente e dettato dalle nostre scelte e posizioni.

L’art 13 introduce un nuovo totalitarismo. La capacità dello Stato di giudicare universalmente e di contestare l’adeguatezza del genitore o dei parenti in base a suoi propri criteri. È ben noto che le istituzioni carcerarie, che hanno l’onore di introdurre il nuovo codice carcerario, “reclamino” prigionieri minorenni. Ovviamente, gli interessi finanziari che stanno dietro le istituzioni, le più famose delle quali sono sotto l’egida di ben noti personaggi economicamente potenti in Grecia, sono enormi e le aspettative per un’espansione delle istituzioni-imprese nel Paese sono significative. Il governo non può ingannare la gente che sta legiferando in base all’“interesse del bambino”, tutti sanno che le istituzioni sono un investimento per i potenti e per specifici interessi economici, interessi di alcune potenti famiglie in Grecia. È pure ben noto, per la maggior parte delle persone, che molte istituzioni sono puramente fori infernali per bambini, sistematicamente abusati e talvolta “uccisi nei pozzi”.

Tuttavia, in nome degli interessi di “sicurezza” e in particolare del totalitarismo di Stato promosso, le istituzioni carcerarie ora sono legalmente riconosciute come destinazione “popolare” per i figli dei prigionieri e sempre nell’”interesse del bambino”.

Altre disposizioni del nuovo Codice penitenziario stanno pure contribuendo alla determinazione delle condizioni detentive.

I detestabili controlli vaginali legali per le donne e l’incarcerazione del prigioniero durante un esame fisico, secondo l’art. 21 – paragrafo 7.

L’art. 63 (1) anzitutto regola l’uso della forza contro i detenuti da parte del personale carcerario in ogni caso di “resistenza fisica attiva o passiva all’ordine legale” o “casi di difesa legale”. In breve, ogni agente può legalmente esercitare violenza su ogni prigioniero anche se mostra passivo rifiuto ad eseguire un ordine del personale! Per quanto riguarda l’equipaggiamento di cui è dotato il personale carcerario nell’uso della a violenza, sarà fornito dalla direzione del carcere in base all’art. 63 (4). È chiaro che mentre l’uso della forza sarà previsto dai servizi carcerari e per volontà di singole guardie, l’uso della forza da parte di unità di polizia e guardie speciali è trattato nello stesso articolo e in casi di disobbedienza di gruppo, come le mobilitazioni di prigionieri che rifiutano di rientrare in cella (art. 62, paragrafo 2). La legislazione sull’abolizione di proteste e mobilitazioni di detenuti introdotta da questo codice penale è uno dei più totalitari aspetti della storia carceraria nel Paese. Insieme alla legalizzazione dell’uso della forza come stabilito, la conversione di tutte le prigioni in culture disciplinari viene radicata nel modo più esplicito, mentre il diritto a protestare è criminalizzato.

Secondo l’art. 63 e in concomitanza con l’art. 11 (6) (a) i prigionieri saranno sottoposti a detenzione speciale se partecipano a mobilitazioni o soprattutto se sono forti, poiché per ogni caso saranno repressi con la violenza.

Il diritto al permesso per i prigionieri viene abusato rispetto a molte categorie di detenuti e le condanne per atti di violenza superiori ai 15 anni (art. 53, paragrafo 2, lettera d) comporteranno l’esclusione da questo diritto. In questi casi riguardanti centinaia di persone, il permesso sarà negato e i prigionieri rischieranno di essere detenuti in prigioni chiuse anche fino alla fine della loro pena. E mentre il ministro del Giustizia sostiene “parità di trattamento dei prigionieri di fronte alla legge”, emana una legge per discriminare in base al reato, rifiutando i permessi e il rilascio di certe categorie di prigionieri, come i detenuti con condanne a 15 anni e oltre per atti di violenza, inclusi quelli di cui all’art. 187A. E ciò non concerne la misura specifica per esempio per i trafficanti di droga. Citiamo questo esempio perché Kontonis ha pubblicamente affermato di essere intervenuto relativamente a una decisione di un tribunale che si rifiutava d’interrompere la condanna di un prigioniero, avendo considerato ingiusto decidere l’interruzione di una condanna per un trafficante di droga, piuttosto che per uno specifico prigioniero. È estremamente selettivo non solo nei suoi interventi, ma anche nel modo che sta legiferando ora. Ed è il primo ministro a legiferare sulla discriminazione in base al reato, ma anche in base alla specifica persona.

Ricordiamoci che si tratta dello stesso ministro che ha pubblicamente giustificato il trattamento speciale su nostro figlio, per cui molte leggi sono state violate. Ha infine rivendicato il trattamento contro nostro figlio, bambino di 6 anni, e giustificato il trattamento contro di lui in quanto “criminale” e la sua reclusione nell’ospedale psichiatrico.

In ogni caso il nuovo codice carcerario vuole promuovere la fine della proteste in prigione, introdurre violenza, punizione e vendetta contro i detenuti senza lasciare spazio a proteste, specialmente tramite articoli previsti per condizioni di speciale quarantena.

Un nuovo regime di sterminio contro una categoria speciale di prigionieri è introdotto nell’art. 11 (6) (e) e 4 di quell’articolo. Quanto ai prigionieri politici, la continua pressione a emanare leggi contro i permessi e il rilascio senza una dichiarazione di pentimento riduce i prigionieri politici a una categoria speciale per ragioni politiche, dato che il trattamento straordinario riguarda la motivazione che è politica piuttosto che personale.

E tale pressione ha lo scopo di distruggere ogni resistenza politica contro il regime. Per la situazione di oligarchia dei ricchi e loro soci responsabili della morte, sterminio e miseria di milioni di persone nel Paese e per questi crimini, per il terrorismo che praticano, nessuno pagherà.

Al contrario quelli che lottano contro il loro regime criminale e omicida devono essere sterminati.

L’evocazione di casi in cui persone uscite di prigione violerebbero la legge (secondo la legge Paraskevopoulos [3]), è priva di sostanza, poiché il tipo e l’intensità del crimine sociale non è determinato dal periodo di detenzione, ma dalle più ampie condizioni economiche e sociali.

Mentre condizioni detentive sempre più dure garantiranno il ritorno dei detenuti alla delinquenza e anche alla detenzione in forme più feroci, dal momento che coesisteranno la tendenza alla vendetta.

Nella misura in cui povertà e violenza di regime a spese della maggioranza sociale stanno crescendo con lo smantellamento della coesione sociale, l’annientamento della solidarietà sociale e la trasformazione della base sociale in una giungla, si presume che il reato sociale non solo aumenterà, ma sarà sempre più violento. La situazione della “guerra di tutti contro tutti” è imposta dal sistema politico ed economico. Dato che l’eliminazione del crimine presuppone di trattare le cause che lo generano e poiché la causa del crimine è il vero sistema del capitalismo, dello Stato e della giunta dei mercati, l’unico modo per effettivamente contrastare il crimine alla base della società è un altro tipo di organizzazione sociale basata su uguaglianza economica e libertà politica.

Con l’art. 11 (4) e (6) è evidente che saremo messi in un regime di permanente isolamento da altri prigionieri, puntando a togliere la possibilità di partecipare al processo. Nikos Maziotis è già in isolamento da 4 mesi per ragioni evidenziate in testi pubblicati in luglio e settembre. Naturalmente, l’imposizione di un regime di totale isolamento per Maziotis ha “stuzzicato l’appetito” del ministero per fissare questo trattamento per legge e imporlo a Pola che ha assunto la responsabilità del tentativo di far evadere i prigionieri politici da Korydallos.

Il governo di sinistra specializzato nell’introdurre e promuovere divisioni nelle aree della resistenza e fra gli stessi prigionieri, è sicuro che queste misure non saranno applicate a tutti i detenuti per il coinvolgimento in attività armate. Ci sarà una chiara discriminazione fra quelli che il governo e lo Stato giudicano sempre per il loro comportamento, specialmente la loro politica. Per quanto ci riguarda, è evidente che siamo le priorità massime del governo di guerra. E saremo quelli per cui il governo vuole passare la misura.

È certo che ogni misura eccezionale applicata agli oppositori politici del regime sarà estesa applicandola ad altre categorie di persone.

Sbandierando la frase “per la sicurezza del Paese e l’ordine pubblico” il governo SYRIZA-ANEL introduce nuovi regimi d’isolamento ed esclusione, così come i più restrittivi termini di detenzione per chiunque venga riconosciuto come minaccia politica.

Il regime dei moderni oligarchi parlamentari ed economicamente potenti non riconosce l’esistenza di oppositori politici, li considera “terroristi” e li condanna tramite l’art. 187-A a pene severe. Di nuovo, disposizioni sono introdotte per la loro lenta distruzione ritornando al regime d’isolamento e alle condizioni speciali di detenzione. Contemporaneamente sia i media che i politici del regime si richiamano alla giunta militare e chiedono che questo regime sia esteso alla pena dell’ergastolo, per non lasciare che gli oppositori politici del regime escano di prigione. È ripugnante questo riferimento alla giunta che impose il fascismo in tutto il Paese, che uccise, torturò migliaia di persone, e inviò i carri armati al Politecnico nel 1973, e uccise gli insorti in rivolta in ogni altro caso.

Come abbiamo già detto, Lotta Rivoluzionaria per anni è stata un’importante priorità nella politica repressiva dello Stato. Sappiamo che siamo anche un importante bersaglio politico per il regime, considerata la scelta di lotta che abbiamo fatto. Tuttavia, il totalitarismo introdotto dal nuovo codice carcerario e le incessanti misure di controllo e pressione sui prigionieri promuove un nuovo tipo di censura generale e razzismo sociale nelle carceri per rendere il perseguimento dei detenuti più efficace e tale da giungere al loro annientamento qualora lo Stato lo ritenesse necessario per la propria sicurezza.

In un giornale filo-governativo leggiamo del nuovo codice carcerario, sotto il titolo “Prigioni non palestre” e che il supposto pilastro del nuovo codice sia il principio che “l’unica restrizione imposta ai prigionieri è il loro movimento”. Non importa come i pappagalli del governo abbiano tentato di abbellire la nuova legge, non possono capovolgere la verità: è una mostruosità legale che introduce la “modernizzazione” delle carceri nel Paese, trasformandole in crematori per molti detenuti secondo le specificazioni stabilite dal regime totalitario imposto sull’intera società.

Avviene in “assoluta armonia” con la moderna giunta di mercati, capitale sovranazionale e governi fantoccio in Grecia. In “assoluta armonia” con la supervisione e la sottomissione sociale ai centri di potere sovranazionali. Con politiche di genocidio sociale per la base sociale, la subordinazione e il controllo totale per tutti, per assicurare la facile riproduzione armoniosa del criminale sistema economico e politico. Nessuna resistenza sociale, nessuna minaccia politica. Ed è evidente che mentre il regime impone queste condizioni alla società e mentre sta minacciando politicamente avversari che non esistono, il totalitarismo che passerà come  macchina mostruosa attraverso la società non perderà di vista i prigionieri.

Il nuovo codice penitenziario e la minaccia di condizioni detentive da esso imposte sono motivo di lotta fra tutti i prigionieri e sono sufficienti a “sollevare” la richiesta affinché siano ritirati tutti gli articoli menzionati nel testo, per noi armi di vendetta e punizione contro migliaia di prigionieri.

Ma abbiamo già detto che non ritireranno i nuovi piani di sterminio delle prigioni di tipo C e dei prigionieri.

Quindi oggi sabato 11 novembre iniziamo uno SCIOPERO DELLA FAME con le seguenti rivendicazioni:

Ritirare la disposizione di cui all’art. 11, paragrafo 6, punto E ed il paragrafo 4 dello stesso articolo riguardanti la detenzione in posti di polizia. Non reintrodurre il regime di prigioni di tipo C). Togliere immediatamente Nikos Maziotis dall’isolamento dove è tenuto su decisione del ministero dallo scorso luglio.

Introdurre modifiche al codice penale per facilitare le ore di visita basandosi sulla frequenza delle ore di un prigioniero. Ad esempio, un prigioniero che ha una visita di un’ora al mese o non può affatto estendere il tempo d’incontro.

Dovrebbe essere provveduto un locale speciale per i genitori affinché possano incontrarsi con i propri figli (nella prigione maschile di Korydallos non esiste tale spazio) e quando la frequenza degli incontri è rara, il tempo d’incontro dovrebbe essere aumentato.

Nel nostro caso le visite di nostro figlio avvengono una volta al mese per la distanza e il tempo di un’ora imposto, questo è una beffa per il bambino. Ciò accade anche per altri visitatori che non ce la fanno. Tutti in prigione sanno di questa condizione e in merito la frequenza delle visite è riportata sui registri della prigione.

Il procuratore della prigione ha rifiutato di estendere il tempo di incontro con nostro figlio, mentre sanno bene qualunque cosa e insistono su un’ora al mese, decisione direttamente rivolta contro il bambino. Ciò discredita completamente il nostro incontro. Potenzialmente, prevedendo un’ora si vuole cancellare completamente gli incontri con nostro figlio.

Al fine di ottenere anche il minimo indispensabile per soddisfare le esigenze del nostro bambino di comunicare con noi per la sua impossibilità di farci visita spesso, richiediamo:

.la visita di nostro figlio deve durare almeno tre ore.

.la visita fra noi due di due ore

.simili provvedimenti siano previsti per casi simili e dovrebbero essere estesi per il tempo minimo per le visite dei genitori con i propri figli

Durante lo sciopero della fame deve esserci concesso di conversare con nostro figlio e i nostri avvocati.

Fin dall’inizio dichiariamo che non accetteremo siero in ospedale, accetteremo solo acqua durante lo sciopero e non pensiate di sottoporci ad alimentazione forzata.

Pola Roupa – Nikos Maziotis

  Membri di Lotta Rivoluzionaria         

1)Prigioni di tipo C:  prigioni di massima sicurezza introdotte nel 2014 sotto il governo Samaras che hanno collocato prigionieri, principalmente prigionieri politici, in unità speciali d’isolamento. Elementi di queste prigioni sono state tolte nel 2015.

2)187 A è l’articolo del codice penale greco sulla formazione di organizzazioni criminali, è la principale imputazione contro membri e sospetti membri di gruppi della guerriglia.

3)Legge Paraskevapoulosl è stata istituita durante lo sciopero della fame condotto dai prigionieri nel 2015 e concede l’anticipato rilascio per alcuni prigionieri nella speranza di alleggerire il sovraffollamento delle carceri.

         tramite insurrectionnewsworldwide.com                

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