Lettera della compagna Maria, detenuta nel carcere di Billwerder-Amburgo

Venerdì 14 Luglio 2017

Oggi, due secoli fa, il popolo in armi espugnava la Bastiglia. Oggi, coloro che festeggiano questa data fondatrice delle attuali democrazie innalzano nuove Bastiglie ovunque. Nessuno deve più stare qui dentro. Mai più. È troppo per una persona sola. Ci sono minorenni, donne incinte, donne con neonati e donne che dovrebbero stare in ospedale, tutte nelle stesse tute grigie. So che state facendo tutto il possibile per tirarmi fuori e vi ringrazio. Mi dispiace farvi stare in pensiero. Ho qui il vostro telegramma, in realtà speravo di uscire oggi e di ringraziarvi a voce. E invece sono di nuovo qui, il ricorso non è stato accolto. Ma sicuramente ne saprete già di più quando vi arriverà questa lettera.
Eravamo in cinque nella stessa situazione qui nel mio braccio. Le due tedesche sono uscite mercoledì, oggi è uscita la ragazza del Venezuela, però con una cauzione di 10 000 euro. Sì, diecimila. Restiamo io ed una ragazza curda. È così forte lei. Sempre positiva, nonostante abbia due fratelli morti combattendo in Kurdistan. L’unica cosa positiva qui sono le relazioni che si creano. Sono tutte così gentile, altruiste. Tutte sono pronte a darti un abbraccio. Per il resto non ho più illusioni su nulla. L’altro giorno ci hanno fatto uscire in tre con la scusa di dover parlare con l’avvocato, in realtà volevano prelevarci il DNA. Bisogna aspettarsi sempre il peggio qui, e non è nella mia natura.
La prima prigione in cui ci avevano messi era un prefabbricato con queste stanzine di 10 metri quadri. Eravamo in 5 lì dentro, per 2 giorni, senza niente, senza finestre, dovendo chiedere per bere e per andare in bagno con la guardia che ti sorveglia. Praticamente senza mangiare. Qui è un po’ meglio, almeno ho un letto e un bagno.
Lo saprete già che sono finita dentro solo perché mi sono attardata ad aiutare una ragazza con un piede rotto. Rotto davvero, con l’osso fuori e il piede attaccato solo per metà. Non credo che me lo toglierò mai dalla mente. Insieme alla polizia che picchia a mani nude. E non credevo fosse possibile finire dentro per questo, per non aver fatto davvero nulla. Anche se tutte qui sono dentro per cose da nulla. Furti soprattutto.
Ragazzi, scrivete qualcosa su quello che sta succedendo per favore. Non state in silenzio. Se volete pubblicate quello che vi scrivo. Non so nulla di Fabio invece, gli ho scritto e non mi ha risposto. Dovrebbe essere nel mio stesso carcere. Se avete sue notizie scrivetemele e scrivetemi comunque. Se potete mettetemi dentro un francobollo per rispondere. Io almeno fino a mercoledì sarò qui. E poi non lo so.
Vi voglio un sacco di bene, a tutti voi. Un abbraccio, spero di tornare presto.

Maria

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