“Ogni sgombero ha il suo prezzo”: chiamata internazionale da Rigaerstrasse 94 – manifestazioni 5 e 9 luglio – Berlino (Germania)

30 giugno 2016

Ora è da oltre una settimana che le nostre porte sono state anzitutto sfondate e che i poliziotti hanno fatto irruzione nel nostro progetto edilizio, piazzandosi sulle nostre scale e in altri spazi precedentemente collettivi. Da allora è iniziato il rapido sgombero e la distruzione del pianterreno della nostra casa. Il nostro spazio sociale “Kadterschmiede” (fucina, n.d.t.) insieme al laboratorio, la lavanderia, l’attico e il giardino sono stati privati di ogni riconoscimento in nuvole di polvere e calce, mentre cassonetti venivano riempiti dei nostri effetti personali e nostre storie collettive.

Il nostro progetto ribelle e di emancipazione è stato devastato da lacchè in uniforme, teste vuote e siamo incazzati – non ultimo perché siamo abituati a compagnia migliore di questa. Che queste guardie sgradite portino uniformi dello Stato o di società di sicurezza private, per noi fa poca differenza. Entrambi mostrano la propria fedeltà meschina alla logica di dominio e controllo non solo con la propria presenza, ma anche con i loro atti quotidiani di violenza fisica, molestia, commenti degradanti e gesti di disprezzo – non solo diretti contro di noi, ma a chi viene a farci visita, amici e vicini, compresi i bambini piccoli. La polizia ha istituito una zona ristretta, chiudendo l’ingresso dell’edificio e le aree circostanti, imponendo a chiunque voglia entrare a casa o visitarci di superare le forche caudine ad opera di sbirri aggressivi temprati e sicurezza, sovente richiesti di dichiarare la propria identità. Procedimento che può comportare ore.

Inoltre, si è da poco scoperto che la polizia ha registrato compilato un database di persone identificate al momento di entrare in casa.  Almeno una parte di questa lista è stata trasmessa e pubblicata da gruppi nazi organizzati.

Pretesto di questo sgombero è che il proprietario John Richard Dewhurst, avvocato fiscale, milionario mega investitore, con aziende implicate nei Panama Papers (fascicolo riservato digitalizzato con info dettagliate su oltre 214.000 società offshore, n.d.t.) e precedentemente procuratore della Corte Suprema del Sudafrica durante l’epoca dell’apartheid, desidera alloggiare rifugiati in questi spazi. Se che essi possano pagare l’affitto al prezzo di mercato in spazi recentemente rinnovati, per la maggior parte delle persone si tratta di cifre troppo elevate e ben sopra quanto le organizzazioni per l’alloggio ai rifugiati possono permettersi di finanziare. L’ironia di questa pretesa non ci ignora.

La chiara strumentalizzazione dei rifugiati, come scusa per attaccare uno spazio, che ha mostrato solidarietà politica e pratica ai rifugiati e ad altri in condizioni precarie, non ci sorprende. Quelli che si trovano in gravi situazioni di precarietà sono spesso scagliati l’uno contro l’altro con il sistema attuale impostato per sfruttarci, a favore di gente come Dewhurst. Per infilare il coltello nella piaga, durante questo processo violento e invasivo, tre rifugiati che hanno trovato casa con noi al n. 94 ora non possono più abitare qui per paura di ulteriore repressione e tensione ad opera della polizia. Lo Stato e i più ricchi ancora una volta si sono mossi per distruggere spazi di solidarietà più sicuri per chi nella nostra comunità intensifica la lotta quotidianamente.

La zona intorno Rigaerstrasse è stata pesantemente gentrificata nell’ultimo decennio e gli affitti alle stelle hanno visto molti residenti espulsi, trasferiti e sfrattati per fare spazio a nuovi sviluppi. Gli affitti non sono abbordabili per la maggioranza dei residenti a lungo termine, ma portano maggior profitto agli investitori. Come parte di una più ampia coalizione di progetti e di singoli, noi abbiamo lottato contro questo processo di gentrificazione, battendoci per mantenere il nostro quartiere un luogo per tutti, non solo per i ricchi. L’anno scorso o giù di lì abbiamo visto crescere i rapporti di cordialità e solidarietà fra la gente del nostro quartiere e delle persone condividere sempre più la vita quotidiana. I vicini degli spazi abitativi privati si sono incontrati e si sono organizzati in piazza, nel nostro giardino e alla cucina popolare nel Kadterschmiede.

Intendiamo l’attacco aggressivo sovradimensionato ai nostri spazi collettivi come parte delle più ampie condizioni repressive sotto il capitalismo. Condizioni che vedono sotto attacco, mercificati e cooptati tutti gli elementi di vita e resistenza collettiva, distrutti come ultima risorsa e sostituiti da forme di vita più controllabili e assimilabili.

Riconosciamo pure il potere degli spazi collettivi, campagne, azioni e iniziative di fronte alla crescente pressione esercitata su tutti noi in un sistema marcio e al collasso che ci stringe il cappio intorno al collo, perché soffoca sotto il peso del suo stesso cadavere rigonfio. Ci è chiaro che l’efficacia e la potenzialità di queste forme collettive liberatorie, compreso il nostro progetto, rappresentano una minaccia per questo sistema e tutti coloro che ne traggono benefici.

Continueremo a lottare per tutti i progetti, le iniziative e gli spazi che forniscono spazio e opportunità per sperimentare modi di vita alternativi rispetto a queste condizioni da schifo, nonostante tutti i limiti controversi imposti dall’alto.

Vi invitiamo ad unirvi a noi nell’esprimere la nostra resistenza e rabbia in 2 grandi manifestazioni pubbliche di ribellione:

5 luglio – processo per decidere chi può occupare questi spazi sgomberati (ore 10, pretura di Berlino, Littenstr. 12-17 Berlino)

9 luglio – manifestazione per esprimere la nostra rabbia e solidarietà a tutti gli spazi autonomi minacciati (20:30 Wismarplatz, Berlino).

E soddisfacendo la nostra promessa di causare danni di almeno 10 milioni di euro allo Stato e alle sue strutture – ogni sgombero ha il suo prezzo.

Comunque, la solidarietà da voi espressa ci dà forza e rincuora.

Vediamoci in piazza a Berlino!

 Vostri in lotta, R94

Indirizzo mail: schlafboerserigaer@inbox.tv

 

Aggiornamenti sulla manifestazione del 9 luglio: vi hanno partecipato 3.500 compagni; nel corso degli scontri, i 1.800 poliziotti presenti sono stati attaccati con pietre, bottiglie e petardi (123 gli sbirri feriti); diverse vetrine sono state distrutte e macchine della polizia incendiate; anche tra i manifestanti si contano dei feriti; 86 i fermi.

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