Sostenere il processo rivoluzionario in India! Solidarietà ai rivoluzionari prigionieri in India!

Ogni anno, in India, il 15 agosto la borghesia indiana ed il suo Stato celebrano la festa dell’Indipendenza dal colonialismo. Se per i governi di turno questa data rappresenta una ricorrenza per mostrare ancora di più i muscoli, per il movimento rivoluzionario rimane invece occasione per rilanciare la lotta contro il nemico di classe.
Nell’ambito della campagna del Soccorso Rosso Internazionale in solidarietà ai rivoluzionari prigionieri in India e in sostegno al processo rivoluzionario in corso nel Paese, diffondiamo questo contributo.

Anche quest’anno lo Stato indiano ha celebrato, il 15 agosto, la festa dell’Indipendenza dal colonialismo ottenuta nel 1947.
Una giornata che per il governo indiano è occasione di mobilitazione delle masse in senso reazionario facendo leva sul nazionalismo, per il movimento rivoluzionario in India continua ad essere, invece, occasione per rilanciare la lotta contro il capitalismo e lo Stato.
Nell’ambito di questa lotta, la Guerra Popolare (GP) guidata dal Partito Comunista dell’India (maoista) -PCI (m)- assume una rilevanza fondamentale.
Una sezione locale del Partito, nello Stato dell’Odisha, ha anche lanciato un appello agli abitanti affinché il 15 agosto osservino un «Black Day», per denunciare la repressione poliziesca contro le popolazioni tribali.

In decenni di lotta il PCI (m) è riuscito a penetrare e radicarsi in numerosi Stati dell’Unione Indiana, in particolare nelle zone del centro, dell’est e del sud del Paese. Questo ha consentito di formare un vero e proprio «compact revolutionary zone» («corridoio rosso» per le autorità indiane), un’area nella quale il Partito è in grado di esercitare una vera e propria semi-egemonia maoista.

Negli Stati del Chhattisgarh, dello Jharkhand, nella parte nord-est dell’Andhra Pradesh e nella zona sud del Bihar, i guerriglieri maoisti vantano un notevole radicamento territoriale, difeso strenuamente dagli attacchi della controguerriglia, la quale non riesce a riconquistare i territori in mano al Partito.
Ancora per quanto riguarda l’Andhra Pradesh, il Partito è radicato, sebbene con più difficoltà rispetto al nord, in tutta la zona sud dello Stato e da ormai diverso tempo è impegnato in operazioni di penetrazione nella zona centrale del Paese. Nel Bihar, oltre alla forte presenza nel sud dello Stato (al confine con il Jharkhand), la guerriglia combatte molto duramente nel resto del Paese, arrivando a strappare territorio al centro, ma soprattutto al nord: si può dire che il Bihar, ormai, possa vantare un radicamento notevole del Partito a sud e a nord, in presenza di una dura contesa per i territori centrali.
Nell’Odisha, la presenza dei guerriglieri copre quasi l’intero Stato, arrivando negli ultimi tempi a rafforzare le proprie posizioni a nord-est e nord-ovest.
Nel Madhya Pradesh i maoisti dispongono da diverso tempo di un radicamento a sud-est dello Stato, ma da tempo si sono estese le zone liberate nell’area e sono iniziate le manovre di penetrazione, arrivando a costituire delle zone rosse a nord-est.
Nello Stato del Maharashtra persiste, nel nord ovest, un presidio della guerriglia.
Nel Bengala Occidentale i guerriglieri combattono da tempo, stabilendo un radicamento non indifferente nelle zone est e ovest dello Stato.
Il Partito ha incominciato a penetrare da molti mesi anche negli Stati dell’Haryana e dell’Uttarkhand, a nord dell’Unione, e del Rajastan e del Gujarat a est.
Negli Stati del Karnataka, del Tamilnadu e del Kerala, la guerriglia cerca di strappare più terreno che può, ma rimangono notevoli le difficoltà di radicamento ed avanzamento.

Gli Stati dell’Odisha, del Chhattisgarh e del Jharkhand sono aree fondamentali per il capitalismo indiano e per l’imperialismo in generale, essendo ricche di giacimenti di bauxite, materiali ferrosi, uranio, oro e diamanti, oltre a disporre d’infrastrutture strategiche quali centrali idroelettriche, dighe, autostrade.

L’avanzamento della GP e la difesa delle zone rosse comporta ogni giorno la reazione della controguerriglia, la quale si trova a dover fare i conti con la pronta risposta delle forze rivoluzionarie.

Il Partito tenta di penetrare e radicarsi anche nelle zone urbane e, pur incontrando non poche difficoltà in direzione di questo obiettivo, i guerriglieri maoisti incominciano a riscontrare seguito. Questo accresce il timore della borghesia, dello Stato e dell’imperialismo in generale, spaventati dal dato di fatto che il PCI (m) sta coinvolgendo in maniera rilevante anche gli operai delle metropoli e gli studenti universitari, scatenando così una controrivoluzione ancora più feroce rispetto al passato.

Lo sviluppo di un processo di GP in un’area così strategica per il capitalismo, spinge l’imperialismo, anzitutto USA, ad assumere un ruolo determinante nell’attività di controguerriglia, “offrendo” servizi alla Stato indiano anche a carattere di intelligence. Proprio gli Stati Uniti, infatti, continuano ad essere in prima fila, con l’Operazione «Green Hunt», nel tentativo di riportare sotto il pieno controllo dei governi federali quegli Stati nei quali la guerriglia è più radicata, per permettere così alla borghesia di riprendere in pace i propri affari, siano essi maggiore e nuovo sfruttamento operaio, devastazione ambientale, etc. Ma la controrivoluzione in India deve fare i conti anche con uno sviluppo delle lotte di massa che riguarda la classe operaia urbana, il proletariato rurale, gli studenti e le masse popolari in genere. Lo dimostra, per esempio, il recente sciopero generale che ha visto la partecipazione di 150.000.000 di lavoratori, durante il quale si sono verificati pesanti scontri con la polizia e centinaia di arresti.

In un quadro di questo tipo, il Soccorso Rosso Internazionale (SRI) è impegnato da diverso tempo nello sviluppo di una campagna internazionale in solidarietà ai rivoluzionari prigionieri in India e alle migliaia di detenuti reclusi nelle prigioni del Paese con l’accusa di intrattenere rapporti con la guerriglia maoista, di sommossa e comportamenti sovversivi contro lo Stato. Infatti, in India, sono più di 10.000 i prigionieri politici, molti dei quali militanti del Partito Comunista dell’india (maoista). Nelle carceri i militanti del Partito sono impegnati in numerose ed intense lotte e da loro giunge l’incitamento a lottare, rivolto ad altre prigioni e ad altri detenuti.

Obiettivi di questa campagna sono anche sostenere il processo rivoluzionario in India, far conoscere questa lotta rivoluzionaria e valorizzarne il percorso politico, ben consapevoli che lo sviluppo della GP non avviene solo nell’Unione Indiana, ma anche in un altro importante Stato dell’Asia: le Filippine.

E’ importante considerare pure altri Paesi nei quali la GP è presente, ovvero il Perù, la Turchia, l’Afghanistan e il Bangladesh, per citare alcuni esempi.

Questi sono processi rivoluzionari di fondamentale importanza per lo sviluppo di una prospettiva comunista, che riaffermano nella pratica la questione della conquista del potere e dell’internazionalismo proletario.

 

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