Testo di Nikos Maziotis, membro di “Lotta Rivoluzionaria”, scritto in occasione della giornata del Primo Maggio organizzata dal Soccorso Rosso Internazionale.

I fatti accaduti nel Maggio 1886 a Chicago rappresentano una svolta fondamentale nella storia del Movimento Operaio rivoluzionario.

Non è stata solamente la battaglia dei lavoratori per ottenere la riduzione dell’orario di lavoro giornaliero a 8 ore a dare caratterizzazione alla lotta e a portare la lotta globale del proletariato verso tale conquista, ma anche la risposta dei lavoratori alla repressione da parte dei padroni e all’assassinio di lavoratori alla  fabbrica McCormick. Questa risposta ha corrisposto con l’appello “Lavoratori, alle armi”, lanciato alla classe operaia di fronte all’assassinio perpetrato dai padroni. Si tratta della reazione armata dei lavoratori quando la polizia ha ordinato lo scioglimento della protesta in HayMarket Square, indetta contro l’assassinio di scioperanti avvenuto alla fabbrica McCormick. All’epoca, la tradizione armata della classe operaia e del movimento rivoluzionario era strettamente associata al sindacalismo e alla lotta per la giornata di lavoro di 8 ore, per migliori condizioni lavorative, aumenti salariali, sicurezza sociale. E tutto questo è stato visto in qualche misura come un passo verso l’abolizione del sistema capitalista. Tali lotte, ispirate dai fatti nel Maggio 1886 a Chicago, negli anni successivi sono scoppiate in molti Paesi, in Francia, Italia, Spagna, Russia, Messico, Argentina e sono state caratterizzate dall’uso della violenza armata da parte dei lavoratori.

Purtroppo, gran parte del movimento operaio ha assunto un metodo teso a considerare la pratica armata come “provocazione”, “terrorismo individuale” a danno del movimento operaio e quindi da condannare. Circola pure la posizione di chi sostiene, ad esempio, che i fatti di HayMarket Square, culminati poi con il lancio di una bomba contro la polizia e lo scoppio dello scontro armato, fossero una provocazione intenzionale per giustificare l’assassinio di molti dei lavoratori radunati e la condanna ed esecuzione con impiccagione dell’organizzatore della protesta a HayMarket Square.

Successivamente, i fatti di Chicago nel Maggio 1886 sono divenuti un anniversario  annuale per ricordare alla classe operaia nel mondo l’epoca d’inizio della lotta per la giornata di lavoro di 8 ore e il sacrificio di chi ha dato la vita per questa lotta. Alla fine, questa data scadenza si è ridotta a un festa penosa perché sindacati riformisti venduti e compromessi hanno distorto il significato dei fatti del Maggio 1886, e hanno cercato di dare maggior potere al capitale e anche di mantenere i privilegi della mediazione nella vendita di forza lavoro ai capitalisti. Specialmente dopo la Seconda Guerra Mondiale, i sindacati hanno avuto un ruolo cruciale nel compromesso di classe fra classe operaia e capitalisti al fine di risollevare il capitalismo dalle rovine che la guerra aveva lasciato dietro di sé e di far partire in fretta il meccanismo dell’accumulazione di capitale. Hanno pure svolto una funzione fondamentale nel rafforzamento del modello di gestione keynesiano e socialdemocratico caratterizzato dall’intervento dello Stato  e dallo stato sociale. Hanno pure contribuito in modo decisivo alla sconfitta della classe operaia dagli anni ’70 in poi, quando hanno preferito un approccio difensivo di fronte all’attacco portato dal capitale sotto forma di riforme liberali imposte per uscire dalla crisi inflazionistica, cancellando e riprendendosi tutte le conquiste che la classe operaia aveva conseguito nel periodo precedente.

Il capitalismo attuale, in risposta alla crisi che stiamo vivendo, scoppiata nel 2007-2008, ha scatenato un attacco senza precedenti anche contro i popoli dei Paesi sviluppati del centro capitalista, gli USA e la UE. Attacco che costringe il popolo a condizioni di vita simili a quelle del 19° secolo e i confini fra il cosiddetto Terzo Mondo e i Paesi sviluppati del centro capitalista sono sempre più indistinti. Così, oggi, la lotta per il rovesciamento del Capitale e dello Stato, la lotta per la rivoluzione sono divenuti attuali più che mai. Se vogliamo onorare le lotte dei lavoratori di Chicago nel 1886, dobbiamo continuare e sviluppare la lotta per il sovvertimento del Capitale e dello Stato. Con le condizioni attuali, lungi dall’illusione prodotta dal sindacalismo e parlamentarismo della democrazia borghese, la lotta va condotta al di fuori d’istituzioni, sindacati, partiti politici e fondata sulla base sociale, i poveri, i lavoratori, i giovani, i semi-occupati e i disoccupati, gli immigrati, il proletariato metropolitano. Le condizioni sono cambiate sin dai giorni della prima accumulazione industriale.

Oggi al capitalismo, a causa della crisi economica globale, non interessano le braccia di lavoratori non qualificati come accaduto nel 19° secolo. Al contrario, per l’incapacità del capitale di riprodursi, per l’inabilità a realizzare l’accumulazione, il sistema butta sulla strada sempre più lavoratori, espulsi dal mercato del lavoro perché non gli servono più. In seguito alla crisi e alle politiche adottate in Paesi come la Grecia secondo programmi imposti da FMI, BCE e UE, dal capitale viene condotta una feroce guerra di classe con l’impiego di strumenti e metodi finanziari, che “Lotta Rivoluzionaria” ha dichiarato consistere in una politica sociale di genocidio e liquidazione del surplus di popolazione in Grecia, responsabile di migliaia di morti/omicidi, suicidi, morti dovuti a povertà, malattie,  carenza di beni di primaria necessità. La crisi e l’incapacità del capitale di riprodursi hanno prodotto, specialmente in Paesi colpiti dalla crisi del debito  come la Grecia, una massiccia rapina sociale nella ridistribuzione della ricchezza sociale dalla base al vertice della gerarchia sociale. Tagli di salari e pensioni, milioni di persone licenziate, attività chiuse per i debiti, migliaia di case e negozi ipotecati dalle banche per i debiti e messe all’asta. L’élite transnazionale per coprire le sue pesanti perdite e il deprezzamento dei suoi proventi ha realizzato una violenta rapina contro la base sociale e popolare. Questo è quanto successo in Grecia almeno durante gli ultimi cinque anni. Oggi, una lotta per ottenere l’orario di lavoro giornaliero a 8 ore, simile a quella dei lavoratori di Chicago nel 1886, non ha senso in un’epoca in cui il capitalismo è in crisi e non ha bisogno di braccia di lavoratori non qualificati come nel secolo 19° e fino alla metà del secolo 20°.

L’eredità lasciata dalla lotta dei lavoratori di Chicago non è più la questione delle 8 ore o il miglioramento del loro tenore di vita, poiché la crisi ha reso il capitalismo incapace di farlo, ma di lottare per il sovvertimento del Capitale e dello Stato, togliendo di mezzo il meccanismo di classe. Non è tempo per le riforme. Alle condizioni attuali, è impossibile sperare in qualunque politica riformista.  Sovvertimento e rivoluzione sono l’unica soluzione realistica alla crisi. Una rivoluzione non può limitarsi a un solo Paese. In Grecia, malgrado la presenza di condizioni oggettive favorevoli per un tentativo rivoluzionario, cioè la crisi economica, la crisi politica e il discredito dei partiti parlamentari, è mancato il fattore soggettivo, ovvero un movimento rivoluzionario che approfittasse di queste condizioni favorevoli.

Infatti, da un lato si ha l’ingresso dell’estrema destra in parlamento, il partito neonazista “Alba Dorata”, risultato terzo alle elezioni del 25 gennaio, malgrado la maggioranza dei suoi deputati fosse perseguita con l’accusa di guidare un’organizzazione criminale dopo l’assassinio di Pavlos Fissas avvenuto un anno e mezzo fa. Dall’altro la salita al potere del partito di centrosinistra SYRIZA, vincitore delle elezioni che ha assunto la direzione del governo e la gestione della crisi capitalistica accettando sostanzialmente l’accordo dell’eurogruppo fissato il 23 febbraio, ovvero il pagamento del debito, gli accordi stipulati nel periodo precedente in base alle decisioni della Troika (FMI, BCE e UE) e alle sue valutazioni riguardo all’economia greca.

In seguito alla crisi del debito, la Grecia ora è l’anello debole nell’eurozona e nella UE. Benché contribuisca per l’1,9% del PIL in Europa, una azione potenziale che portasse la Grecia a rifiutare e cancellare totalmente il debito, ritirarsi dall’eurozona e uscire dalla UE provocando una rottura nell’economia di mercato e nel capitalismo, creerebbe seri timori non solo nella UE, ma anche rispetto all’intera struttura dell’economia globale, dato che con il processo di globalizzazione si è determinata una completa interdipendenza per quanto concerne le funzioni del sistema. Ma la Grecia è un Paese nella periferia della UE e non parte del centro capitalista.

Una rivoluzione in Grecia, Paese regionale della UE, potrebbe essere l’inizio della distruzione della struttura dell’UE, anche se sussiste il rischio di forze euroscettiche di estrema destra che ora sono in crescita e stanno spingendo per tornare alle condizioni dello stato-nazione, alla restaurazione della sovranità nazionale e pertanto alle rivalità sepolte fra stati-nazione.

“Lotta Rivoluzionaria” crede che una rivoluzione in Grecia sarebbe di esempio, l’inizio di una rivoluzione sociale. Si è dimostrato che Marx si era sbagliato predicendo che le rivoluzioni future nel suo tempo sarebbero scoppiate nei Paesi industriali verificatisi sviluppati. Invece, le rivoluzioni sono avvenute in Paesi sottosviluppati, come Russia e Spagna.

Oggi, in tempi di crisi del sistema, la più grave rispetto a quelle precedenti, è più imperativo colpire al cuore la bestia, il centro capitalista. Le rivoluzioni devono scoppiare in Paesi del centro capitalista, in Paesi sviluppati, quali gli USA e quelli appartenenti all’UE, dove hanno sede i quartier generali dell’élite transnazionale, nella City di Londra, a Parigi dove risiede la rappresentanza in Europa dell’FMI, a Bruxelles dove sono i centri del potere politico di UE e NATO, a Francoforte dove sta la sede centrale della BCE, a New York capitale del mondo capitalista e a Washington dove sono i quartier generali dell’FMI.

L’eredità del movimento operaio del passato, quali i lavoratori di Chicago nel 1886, oggi non è semplicemente quella di lottare per migliori condizioni di vita o la difesa dall’attacco portato dalle élite transnazionale che causa la revoca di tutte le conquiste ottenute dal movimento operaio del passato, quale l’orario di lavoro a 8 ore, la sicurezza sociale, lo stato sociale con i suoi turbini di neoliberalismo. L’insegnamento è attaccare, il che significa contrattacco proletario e  completa distruzione del capitalismo. Attaccare i suoi bastioni, le sedi delle banche centrali e delle borse, dove vengono adottate decisioni che incidono sul destino di milioni di persone. Le sedi della BM, dell’FMI, del WTO. È il contrattacco proletario in ogni Paese per il rovesciamento delle classi dominanti, dei governi e degli Stati. E per questo occorre ricorrere alle armi e alla guerra di guerriglia. Per questo contrattacco è diventato necessario ripensare i movimenti rivoluzionari in ogni Paese che analizzeranno le condizioni e sceglieranno le strategie d’azione e le forme di lotta dentro un quadro concepito solo in funzione della rivoluzione sociale sia nei singoli Paesi che a livello mondiale.

Lottare per una rivoluzione sociale nel mondo. Questa l’eredità dei lavoratori di Chicago nel 1886.

  • ONORE AI LAVORATORI MORTI ALLA FABBRICA MCCORMICK E A HAY MARKET SQUARE
  • ONORE AI COMBATTENTI GIUSTIZIATI, AUGUST SPIES, ALBERT PARSONS, SAMUEL FIELDEN
  • ONORE AI RIVOLUZIONARI E ALLE LOTTE NEL MONDO

Nikos Maziotis, membro di “Lotta Rivoluzionaria”

prigione di Domokos

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