ULRIKE MEINHOF 7/10/1934 – 7/10/2014 – LA LOTTA CONTINUA

Ulrike Meinhof è stata una militante dell’organizzazione rivoluzionaria Rote Armee Fraktion (RAF), organizzazione che essa stessa contribuì a fondare nel 1970. Arrestata due anni dopo, venne uccisa per mano della repressione della Repubblica Federale Tedesca nel carcere – lager di Stammheim nel 1976.

La rivista tedesca Gefangenen Info, una delle realtà più coerenti del movimento rivoluzionario in Germania, da più di 25 anni in prima fila nella solidarietà verso i rivoluzionari prigionieri in tutto il mondo, ha chiesto a diversi organismi e a compagni detenuti di ricordare la compagna Ulrike Meinhof, che avrebbe compiuto 80 anni il 7 ottobre, con degli articoli che saranno poi pubblicati nella rivista.

Quello che segue è il nostro contributo.

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Il 9 maggio 1976 la militante della Rote Armee Fraktion (RAF) Ulrike Meinhof viene uccisa dalle forze repressive dello Stato imperialista tedesco (l’allora Repubblica Federale Tedesca) nel carcere-lager di Stammheim. La compagna Ulrike e l’organizzazione che aveva contribuito a fondare (la RAF), hanno rappresentato un esempio di lotta rivoluzionaria tra i più significativi e avanzati del movimento rivoluzionario, non solo in Germania ma anche a livello internazionale.
Gli anni ’60 si caratterizzavano, in Germania e negli altri Stati imperialisti, nel segno della “pace sociale” forzatamente imposta dalla borghesia imperialista attraverso il controllo sociale e la repressione, con il sostegno attivo dei sindacati e di una sinistra ormai del tutto ridotta su posizioni revisioniste, riformiste e pacifiste, che spingevano il proletariato sempre più nell’orbita degli interessi del Capitale e dello Stato borghese.
Allo scopo di reagire a questo contesto così fortemente controrivoluzionario e di rilanciare la prospettiva rivoluzionaria, Ulrike ed i compagni che avrebbero dato vita alla RAF si dotarono, sul piano della teoria e della prassi, della strategia necessaria per la lotta contro lo Stato, il Capitale e l’Imperialismo. In quegli anni i movimenti di sinistra si perdevano nelle troppe chiacchere, che li rendevano incapaci di rispondere agli attacchi della repressione e alle lusinghe del riformismo. I movimenti di sinistra restavano così sempre più rinchiusi nell’impotente indignazione che si traduceva in sterile protesta, incapace di intaccare anche solo minimamente lo stato di cose presenti. Di fronte a tutto questo Ulrike e i compagni che avrebbero formato la RAF reagirono e intervennero nelle condizioni oggettive, allora certo non favorevoli, organizzando una soggettività rivoluzionaria con l’obiettivo di riproporre al proletariato la necessità della trasformazione rivoluzionaria.
Un ulteriore e significativo aspetto della lotta rivoluzionaria della RAF era il rilancio della lotta antimperialista nelle metropoli imperialiste. Ulrike ed i compagni della RAF consideravano prioritario colpire l’Imperialismo USA in Europa, attaccandolo dove esso vantava la maggiore concentrazione di centri decisionali e logistici: in Germania. Questo era il loro contributo a sostegno delle lotte dei popoli oppressi contro l’Imperialismo USA nel mondo, lotte come quelle del popolo vietnamita. La RAF mostrava così l’unica strada per ostacolare gli interessi dell’Imperialismo differenziandosi dai movimenti di sinistra pacifisti, sempre più incapaci di contrastare le aggressioni militari.
La lotta della RAF venne duramente repressa dallo Stato, sia attraverso esecuzioni sommarie di militanti per le strade che attraverso massicci arresti. Nonostante il carcere, l’isolamento e la deprivazione sensoriale (nel lager di Stammheim ed in altre carceri) con i quali lo Stato cercava di annientare l’identità rivoluzionaria di Ulrike e degli altri militanti della RAF, i compagni continuarono a resistere e a rivendicare la propria identità politica. Anche il processo (per la prima volta allestito in un’aula bunker attigua al carcere di Stammheim) al quale la compagna Ulrike e gli altri militanti della RAF vennero sottoposti diventò per loro un’occasione per rivendicare il proprio percorso politico. In quei mesi i compagni ingaggiarono una lotta, tramite scioperi della fame, contro l’isolamento cui erano stati costretti ed incontrarono una vasta solidarietà da parte di ampi settori dei movimenti di sinistra, non solo in Germania ma anche a livello internazionale. Nel corso della loro detenzione furono molte le azioni di solidarietà in Germania, sia da parte della RAF che di altri gruppi, oltre ai tanti cortei e alle imponenti manifestazioni in loro sostegno. Passato circa un anno dalla uccisione di Ulrike, altri tre militanti vennero assassinati per mano dello Stato tedesco nel lager di Stammheim: Andreas Baader, Gudrun Ensslin e Jan-Carl Raspe.
La lotta della RAF raggiunse una tale portata da assumere, per alcune parti del movimento rivoluzionario in Italia, un peso rilevante. Quando poi si diffuse la notizia delle morti dei compagni nel lager di Stammheim esplosero, nelle principali città italiane, manifestazioni contro quegli assassinii e furono condotte anche azioni militanti.
In tutti questi anni continua a restare sempre viva la memoria, da parte di numerosi compagni in Italia, per Ulrike e gli altri militanti della RAF uccisi in quel lager. Tuttora, a tanti anni di distanza, l’interesse per la storia della RAF da parte di questi compagni in Italia non si è mai spento. Più nello specifico sono numerosi i giovani nei movimenti di sinistra che richiedono spesso documenti, libri e pubblicazioni in genere sulla RAF, su Ulrike e su quegli assassinii compiuti nel lager di Stammheim. Un esempio che ci piace riportare, ad ulteriore conferma del grande interessamento di alcuni ambiti dei movimenti di sinistra verso la storia di Ulrike, è uno spettacolo teatrale realizzato da una compagnia “alternativa” incentrato proprio sulla compagna e che per anni ha riscosso un notevole interesse tra gli ambiti dei movimenti di sinistra.
In un contesto di crisi, guerra e repressione come quello odierno il patrimonio politico che la compagna della RAF Ulrike Meinhof ci ha lasciati, in termini di teoria e prassi, è più che mai attuale. Quindi ricordare la storia della compagna non ha come obiettivo quello di ridurla ad icona del passato, bensì quello di valorizzare e diffondere il suo contributo, necessario alla formazione delle avanguardie e più in generale allo sviluppo del processo rivoluzionario.

Collettivo contro la repressione per un Soccorso Rosso Internazionale (CCRSRI)

ccrsri1@gmail.com

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