LA REPRESSIONE NON FERMERA’ LA LOTTA NO TAV – TERRORISTA E’ LO STATO

La mobilitazione contro il Tav, ormai più che ventennale, è la storia di una lotta ampiamente radicata in Valle di Susa, basata su varie forme di lotta autorganizzate e condotte anche in termini altamente conflittuali e al di fuori delle compatibilità del sistema borghese, riuscita finora a bloccare la costruzione di questa “grande opera”.

La lotta No Tav non è un “semplice” movimento di dissenso, ma un vero e proprio movimento di resistenza che ha dimostrato nel corso degli anni la ferrea volontà di opporsi in maniera determinata, senza mai farsi invischiare dalle varie centrali istituzionali e di mediazione, alla violenza dello stato borghese, che invece cerca di far prevalere gli interessi economici e speculativi dei capitalisti di turno. Una lotta popolare che, a fianco di iniziative di massa e di sensibilizzazione, ha sempre messo in campo anche una pratica adeguata a controbattere la violenza degli oppressori, che a più riprese l’hanno pesantemente attaccata e criminalizzata con lo strumento della repressione e del carcere.

Vogliamo ricordare qui di seguito alcuni delle azioni repressive più eclatanti che hanno colpito la lotta No Tav al fine di evidenziare i continui attacchi dello stato (sono circa 600 le persone imputate e 1000 quelle indagate finora nell’ambito della lotta contro il Tav):

– marzo 1998 – vengono incriminati e arrestati i tre compagni anarchici Sole, Baleno e Silvano, con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico, a seguito di alcuni sabotaggi avvenuti in Valle di Susa tra il 1996 e il 1998 contro centraline elettriche, centrali telefoniche, impianti della società Sitaf, trivelle e un ripetitore di Mediaset;

– notte fra il 5 e il 6 dicembre 2005 – gli sbirri irrompono con violenza nel presidio di Venaus, organizzato dal movimento No Tav in risposta agli espropri in previsione dell’allestimento del cantiere, causando diversi feriti;

– 27 giugno 2011 – gli sbirri sgomberano con l’uso della forza il presidio permanente di Chiomonte, ribattezzato “Libera Repubblica della Maddalena”, per consegnare la zona alla società che deve svolgere dei sondaggi geognostici in previsione dei lavori;

– 3 luglio 2011 – durante la manifestazione di Chiomonte , alla quale hanno partecipato circa 60000 persone, avvengono dei duri scontri tra dimostranti e guardie, quando i manifestanti tentano di rioccupare la zona dell’ex presidio permanente di Chiomonte;

– 26 gennaio 2012 – scatta una vasta operazione repressiva che porta in carcere 26 persone, a seguito delle giornate di lotta del 27 giugno e 3 luglio 2011;

– 9 dicembre 2013 – gli inquisitori di turno Padalino e Rinaudo della Procura di Torino, eredi del boia Caselli, fanno un deciso “passo in avanti” in termini repressivi nei confronti della lotta NO TAV, arrestando tre compagni e una compagna, Claudio, Mattia, Niccolò e Chiara, con l’accusa di aver partecipato nella notte tra il 13 e il 14 maggio 2013 a un’azione di sabotaggio contro il cantiere di Chiomonte, formulando contro di loro la pesante accusa di “terrorismo”.

La costante repressione condotta dallo stato nei confronti del movimento di lotta No Tav nell’intento di riportarlo nell’alveo delle compatibilità del sistema, con la criminalizzazione della resistenza e il tentativo di depotenziare la lotta operando una divisione fra i “buoni” e i “cattivi”, militarizzando i territori e manganellando chi protesta durante le manifestazioni, non è servita a bloccare la lotta, in quanto il movimento ha sempre risposto compatto alle operazioni repressive, per un verso continuando e rilanciando le pratiche di lotta, per l’altro promuovendo la solidarietà nei confronti di tutte le persone colpite dalle azioni repressive dello Stato.

In un contesto di acuta crisi del capitalismo caratterizzato da un duro attacco alle condizioni di vita dei proletari, alla repressione generalizzata contro le lotte e la resistenza, con le accuse di reati di piazza (devastazione, saccheggio, apologia di reato nel caso di slogan “incompatibili”, oltraggio, resistenza e violenza), si affianca puntualmente la repressione più mirata, con i reati associativi, che punta a colpire tutti coloro che lottano, che si organizzano contro questo sistema di sfruttamento e oppressione, come anarchici, comunisti, antifascisti e antimperialisti.

E’ evidente come lo stato agisce con la repressione e il carcere nei confronti di chi può diventare un riferimento politico in un’ottica rivoluzionaria. In questi ultimi tempi innumerevoli sono le inchieste sui compagni anarchici. Nelle carceri ci sono dei rivoluzionari prigionieri, parte integrante del movimento di classe, che continuano a mantenere la propria identità politica pur trovandosi sottoposti a dure condizioni detentive.

I rivoluzionari prigionieri Davanzo Alfredo e Sisi Vincenzo, detenuti nella sezione di alta sicurezza del carcere di Siano (CZ) in seguito all’operazione “Tramonto” del 2007, sono stati colpiti da un provvedimento di censura (provvedimento non più in vigore) che ha comportato di fatto un blocco-sequestro della posta. Questa censura ha rappresentato una vera e propria ritorsione dello stato in risposta a un loro documento del settembre 2013 su varie tematiche, fra cui la repressione e la lotta No Tav.

A fronte di questo provvedimento repressivo va ribadita la solidarietà di classe nei confronti dei due compagni, nella stessa misura in cui viene espressa verso chi è colpito dalla repressione.

Il 22/5/2014 inizierà il processo contro i compagni Claudio, Mattia, Niccolò e Chiara e il movimento No Tav sta organizzando alcune mobilitazioni di solidarietà a Torino in vista della prima udienza nell’aula bunker del carcere delle Vallette.

Rilanciamo l’appello a partecipare alle iniziative per ribadire la solidarietà di classe ai 4 compagni in carcere, rivendicando la resistenza del movimento No Tav nelle sue svariate forme per opporsi a un progetto capitalista, senza mai piegarsi e restando uniti anche contro la repressione e il carcere, divenendo in questo modo un esempio per tutti coloro che lottano e resistono al peggioramento delle proprie condizioni di vita.

Trasformare il processo contro la lotta No Tav in un processo di lotta!

Libertà per Claudio, Mattia, Niccolò e Chiara! Solidarietà a tutti gli inquisiti No Tav!

Ora e sempre Resistenza!

Solidarietà a tutti i rivoluzionari prigionieri e a tutti i detenuti che lottano!

Abbattere il capitalismo!

 

Organismi per la costruzione di un Soccorso Rosso Internazionale

http://www.rhi-sri.org

Maggio 2014

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